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Nulla la parcella dell’avvocato in base al risultato. Patto di quota lite vietato

8 Giugno 2014
Nulla la parcella dell’avvocato in base al risultato. Patto di quota lite vietato

Validi i patti sui compensi parametrati ai risultati conseguiti, aventi ad oggetto, non una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa, ma una percentuale del valore del bene controverso o del bene stesso.

 

Pagare l’avvocato solo in caso di successo della causa e in percentuale al risultato ottenuto è vietato dalla nuova legge professionale forense [1]: con la conseguenza che, in caso di accordi di tale tipo tra il cliente e il legale, per quest’ultimo può scattare la sospensione dall’esercizio dell’attività.

A dirlo è una recente sentenza del Consiglio nazionale Forense [2].

In particolare, il CNF trova occasione per fare il punto della situazione e chiarire cosa sia consentito e cosa, invece, vietato dalla normativa più recente.

La legge [3] vieta quello che, in gergo tecnico, viene detto “patto di quota lite”, ossia l’accordo tra avvocato e cliente in virtù del quale il primo percepisce, quale compenso per l’attività espletata, una quota del bene oggetto della lite, a risultato ottenuto. In parole povere, è illecito il patto volto a “spartirsi la torta” al termine dell’incarico quando l’ammontare di ciò che percepirà il cliente è ben chiaro e determinato.

Al contrario è considerata valida la pattuizione con cui si stabilisce, in percentuale, il compenso dell’avvocato a monte dell’incarico, quando ancora né si conosce l’esito del giudizio, né tantomeno quanto il cliente percepirà in concreto.

Per esempio: è illecito l’accordo in cui il cliente promette all’avvocato il 15% di quanto il giudice gli riconoscerà in sentenza, nei confronti della controparte. Invece è lecito il patto con cui il cliente promette al legale il 15% di quanto egli, nella domanda giudiziale, chiede all’avversario, sebbene ancora non sappia l’importo concreto che, alla fine del giudizio, il giudice gli riconoscerà.

Dunque, la differenza tra lecito illecito si gioca tutta sulla conoscenza, da parte di avvocato e cliente, di quanto quest’ultimo otterrà con la sentenza definitiva.

In pratica, la percentuale può essere rapportata al valore astratto dei beni in contesa, ma non lo può essere al risultato concreto. Ciò perché l’avvocato non può partecipare al “rischio” della causa, vedendo aumentare, diminuire o addirittura annullarsi il proprio compenso a seconda di quanto, con la sentenza definitiva, il proprio cliente percepirà.


note

[1] L. n. 247/2012.

[2] CNF sent. n. 225/2013.

[3] Art. 13 della legge n. 247/2012.

Autore immagine: 123rf com


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