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Si può divorziare se è in corso la separazione?

27 Novembre 2021 | Autore:
Si può divorziare se è in corso la separazione?

È possibile fare ricorso per la cessazione degli effetti civili del matrimonio mentre è ancora pendente il giudizio di separazione personale?

Tutti sanno che non è possibile divorziare senza passare prima per la separazione. In realtà, esistono ipotesi di “divorzio diretto”, ma sono talmente rare da costituire un’eccezione. Oggi, si può sciogliere definitivamente il vincolo matrimoniale solamente se sono trascorsi dodici mesi dalla separazione, ridotti a sei in caso di separazione consensuale. Da tanto sembrerebbe evincersi che non si può divorziare se è in corso la separazione. Ma è proprio così?

Come ben vedremo, in realtà, la legge non richiede necessariamente che il procedimento di separazione si sia concluso del tutto prima di poter chiedere il divorzio: ciò che conta è che il giudice si sia pronunciato sulla separazione dei coniugi, cioè sulla possibilità che vivano separati, senza obbligo di fedeltà e di coabitazione. Non a caso, la legge fa decorrere il termine per poter chiedere il divorzio dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale. Cosa significa tutto ciò? Si può divorziare se è in corso la separazione? Scopriamolo insieme.

Separazione personale dei coniugi: cos’è?

La separazione personale dei coniugi è quell’istituto giuridico che consente a due persone unite in matrimonio di poter affievolire il vincolo che c’è tra di loro: con la separazione, infatti, marito e moglie continuano a restare tali, solamente che la gran parte dei doveri nascenti dal matrimonio (coabitazione, fedeltà, assistenza morale, ecc.) viene meno oppure si trasforma in qualcosa di diverso.

Ad esempio, con la separazione personale dei coniugi cessa l’obbligo di fedeltà che impone ai coniugi di astenersi dall’avere rapporti sessuali con altre persone; questo obbligo si trasforma in un generico dovere di rispettare la reputazione del coniuge. Ugualmente, viene meno il dovere di coabitazione: prima della separazione personale, infatti, a meno che non sussistano gravi ragioni, è vietato abbandonare il tetto coniugale.

Separazione: consensuale e giudiziale

La legge dice che la separazione personale dei coniugi può essere giudiziale o consensuale [1].

La separazione consensuale presuppone un accordo dei coniugi, accordo che ha ad oggetto non solo l’opportunità di procedere alla separazione, ma anche la regolamentazione dei loro rapporti patrimoniali e le decisioni relative all’affidamento dei figli e al loro mantenimento.

Tale accordo, per diventare efficace, deve essere sottoposto alla valutazione del giudice: nello specifico, deve essere omologato dal tribunale. Una separazione non omologata non ha conseguenze legali e rimane una semplice separazione di fatto.

La separazione giudiziale può essere chiesta da ciascun coniuge quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole.

Separazione dei coniugi: come funziona?

La separazione giudiziale dei coniugi si svolge in tribunale. Per la precisione, il procedimento si divide in due tappe principali:

  • la prima udienza si svolge davanti al presidente del tribunale o altro giudice da questi delegato (si parla appunto di udienza presidenziale). Devono comparire entrambi i coniugi assistiti dai rispettivi difensori. Se la conciliazione non riesce, il giudice emana sentenza non definitiva di separazione, autorizzando i coniugi a vivere separatamente, e adotta i provvedimenti urgenti per la prole (affidamento, mantenimento, ecc.);
  • nelle successive udienze, si decidono tutte le altre questioni legate alla separazione, tipo l’addebito e il mantenimento a favore del coniuge economicamente debole.

Divorzio: cos’è?

La legge non parla mai di divorzio ma, a seconda del tipo di matrimonio contratto, di scioglimento del matrimonio oppure di cessazione degli effetti civili. Qual è la differenza?

Si parla di scioglimento del matrimonio nel caso di vincolo coniugale sorto a seguito del rito previsto dal Codice civile; la cessazione degli effetti civili, invece, riguarda l’ipotesi in cui il matrimonio sia stato celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto: il caso più frequente è quello del matrimonio concordatario.

Dunque, a seconda che il matrimonio sia stato contratto seguendo il solo rito civile oppure quello religioso, si avrà scioglimento del matrimonio o cessazione degli effetti civili.

A differenza della separazione, il divorzio scioglie definitivamente il vincolo matrimoniale, restituendo la libertà di stato che è presupposto fondamentale per contrarre nuove nozze.

Si può divorziare se è ancora in corso la separazione?

Veniamo ora al punto cruciale dell’intero articolo: è possibile divorziare se è ancora in corso la separazione? Sì, lo è. Ciò accade perché la legge afferma testualmente che «per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale» [2].

Ciò significa che è possibile divorziare anche se è ancora in corso la separazione, visto che i dodici (o sei) mesi decorrono non dalla conclusione del procedimento, bensì dall’udienza presidenziale, quella in cui i coniugi compaiono personalmente per tentare la conciliazione, conciliazione che, se fallisce, sfocia in un provvedimento giudiziale con cui il giudice dichiara i coniugi separati consentendo loro di vivere in case diverse.

Secondo il Codice civile [3], nel caso in cui il processo debba continuare per la richiesta di addebito, per l’affidamento dei figli o per le questioni economiche, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa alla separazione.

La sentenza non definitiva è la decisione del giudice che non pone fine al processo, ma ha l’effetto più limitato di decidere specifiche questioni e di rimandare a una sentenza successiva la pronuncia sulle restanti questioni o domande.

Nel caso della separazione, la sentenza non definitiva è emanata dal giudice a seguito dell’udienza presidenziale. Con tale provvedimento i coniugi sono autorizzati a vivere separatamente e si decide, inoltre, in merito all’imminente sorte della prole.

Il giudizio tuttavia procede per stabilire tutte le altre questioni connesse alla separazione, come l’addebito e l’assegno di mantenimento al coniuge. La causa di separazione potrebbe durare anche anni, ma ciò non importa ai fini del divorzio: ciò che conta è che trascorrano dodici mesi dalla data in cui si è celebrata l’udienza presidenziale (che in genere corrisponde, poi, alla data della sentenza non definitiva).

Ecco perché si può divorziare anche se è ancora in corso il giudizio di separazione. I due processi possono coesistere senza problemi di sorta.

Secondo la giurisprudenza [4], fra il giudizio di divorzio e quello di separazione personale non esiste alcun rapporto che giustifichi una pronuncia di sospensione del primo in attesa della decisione sul secondo, data l’autonomia dei due procedimenti, sia per la diversa struttura, finalità e natura dell’assegno di divorzio rispetto a quello determinato nel giudizio di separazione personale, sia per la cessazione di ogni efficacia, della sentenza di separazione personale con la pronuncia di divorzio.

Più recentemente, però, la giurisprudenza [5] ha affermato che, laddove la separazione giudiziale sia pendente in una fase non troppo avanzata, il giudice può valutare l’opportunità di riunire i due procedimenti affinché vengano trattati contestualmente dinanzi allo stesso magistrato.

Va infine specificato che, dal momento del deposito del ricorso divorzile, il giudice della separazione non può più pronunciarsi sulle questioni economiche, se non con riguardo al periodo compreso tra la data di deposito del ricorso per separazione e la data di deposito del ricorso divorzile.

Insomma: tutto ciò che accade dopo il ricorso per ottenere lo scioglimento del matrimonio è di competenza del giudice del divorzio.


note

[1] Art. 150 cod. civ.

[2] Art. 3, l. n. 898/1970.

[3] Art. 709-bis cod. civ.

[4] Cass., sent. n. 6372 del 16 dicembre 1985.

[5] Trib. Milano, sent. del 26 febbraio 2016.

Autore immagine: canva.com/


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