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Reddito di cittadinanza se perdo il lavoro

27 Novembre 2021 | Autore:
Reddito di cittadinanza se perdo il lavoro

Chi viene licenziato può accedere subito alla carta Rdc, oppure bisogna prima attendere la cessazione della Naspi e l’aggiornamento Isee?

Qualora un lavoratore dipendente perda involontariamente l’impiego ha diritto, nella generalità dei casi, alla Naspi, la nuova indennità di disoccupazione. Considerando, però, che in alcuni casi non sussistono i requisiti per questa prestazione economica e che, in altre ipotesi, la durata della Naspi può essere breve, spetta il reddito di cittadinanza se perdo il lavoro?

Per rispondere alla domanda, si deve innanzitutto tener presente che il reddito di cittadinanza [1] può spettare non solo ai disoccupati senza Naspi, ma anche ai beneficiari dell’indennità di disoccupazione ed addirittura ai lavoratori.

Naspi e reddito di cittadinanza sono dunque compatibili, così come Naspi e nuovo lavoro. Bisogna però verificare l’ammontare del reddito derivante dalla Naspi e, in generale, di tutti i redditi prodotti dai componenti del nucleo familiare.

Non solo: per il diritto al reddito di cittadinanza, devono anche essere verificati ulteriori requisiti relativi all’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente della famiglia), al patrimonio mobiliare e immobiliare e ad ulteriori condizioni (cittadinanza, residenza, possesso di beni durevoli, ecc.). Ne abbiamo parlato nella guida al reddito di cittadinanza.

Reddito massimo per il diritto al reddito di cittadinanza

Per il diritto al reddito di cittadinanza, la soglia massima di reddito familiare è pari a 6mila euro annui, qualora il nucleo abbia un solo componente (single).

Il valore aumenta in base alla scala di equivalenza, che dipende dalla composizione della famiglia:

  • il beneficiario del sussidio, richiedente, vale 1 punto;
  • ogni membro adulto della famiglia vale 0,4 punti;
  • ogni minorenne vale 0,2 punti;
  • sino ad un punteggio massimo di 2,1, che diventa 2,2 in caso di componenti gravemente disabili o non autosufficienti.

La soglia massima reddituale, dunque, prevista per le famiglie numerose con disabili gravi, non può superare 13.200 euro annui.

Isee massimo per il reddito di cittadinanza

La soglia Isee massima che dà diritto al riconoscimento del reddito di cittadinanza è pari a 9.360 euro. Questo limite può essere aumentato in base alla scala di equivalenza, sino ad arrivare a 20.592 euro in caso di famiglia numerosa con disabili gravi, qualora la famiglia abbia diritto alla quota di Rdc aggiuntiva per il pagamento dell’affitto o del mutuo.

Ammontare del reddito di cittadinanza

La quota base del reddito di cittadinanza si calcola moltiplicando il punteggio della scala di equivalenza per 6mila euro, se si vuole ottenere il valore annuo, per 500 euro se si vuole ottenere il valore mensile. Dal risultato va sottratto il reddito familiare riscontrato nell’Isee di riferimento ed il valore dei trattamenti di assistenza in corso di godimento.

La quota aggiuntiva per l’affitto– riconosciuta ai nuclei familiari la cui abitazione principale sia in locazione- può arrivare sino a un massimo di 280 euro mensili; la quota aggiuntiva spettante alle famiglie con mutuo a carico può arrivare sino a 150 euro mensili.

Quando spetta la Naspi?

La Naspi spetta se si soddisfano i seguenti requisiti:

  • perdita involontaria dell’occupazione e possesso dello stato di disoccupazione; ricordiamo che per ottenere lo stato di disoccupazione l’interessato deve rendere la Did, cioè la dichiarazione d’immediata disponibilità all’impiego; successivamente, viene convocato dal centro per l’impiego per firmare il patto di servizio, un progetto personalizzato contenente tutte le attività di politica attiva del lavoro previste per lui (corsi di formazione, ricerca attiva di lavoro, incontri di orientamento…);
  • almeno 13 settimane contribuite nei quattro anni precedenti, che non abbiano dato già luogo a un’altra indennità di disoccupazione;
  • almeno 30 giornate lavorate nell’anno (requisito non necessario per il 2021).

A quanto ammonta la Naspi?

La Naspi è normalmente pari al 75% del reddito medio imponibile mensile degli ultimi quattro anni. Se l’ammontare, però, supera, per l’anno 2021, 1.227,55 euro mensili, per determinare l’importo bisogna calcolare il 25% della differenza tra l’imponibile medio mensile e 1.227,55 ed aggiungerla a 1227,55.

L’ammontare dell’indennità di disoccupazione, comunque, non può superare, per l’anno 2021, 1335,43 euro.

La durata della Naspi è pari alla metà dei periodi contribuiti degli ultimi quattro anni, che non abbiano già dato luogo a un’altra prestazione di disoccupazione e non può comunque superare 24 mesi.

Naspi e reddito di cittadinanza sono compatibili?

La Naspi e le altre prestazioni collegate allo stato di disoccupazione sono compatibili col reddito di cittadinanza, sino al limite della soglia di reddito massima e della soglia Isee massima calcolata per la famiglia. Ai fini del diritto al beneficio e della definizione dell’ammontare, gli importi percepiti rilevano secondo quanto previsto dalla disciplina dell’Isee.

La Naspi rientra nell’Isee?

La Naspi rientra nella dichiarazione Isee del nucleo familiare, relativamente all’anno di riferimento. Ricordiamo che l’anno di riferimento per la dichiarazione Isee, o Dsu, è il secondo anno precedente alla presentazione della stessa.

Ad esempio, per quanto riguarda l’Isee 2021, l’anno di riferimento è il 2019: in pratica, nella Dsu 2021 figurano i redditi percepiti nel 2019.

Ma che cosa succede se nel frattempo il nucleo familiare ha terminato di percepire la Naspi? Si può presentare un nuovo Isee che non tenga più conto dell’indennità di disoccupazione cessata e, di conseguenza, una nuova domanda di reddito di cittadinanza?

Perdita del lavoro o perdita della Naspi

Se il lavoratore che perde l’occupazione involontariamente non ha diritto alla Naspi, o termina di usufruirne, può presentare un nuovo Isee e chiedere il reddito di cittadinanza?

A seguito della perdita dell’impiego, o della cessazione della Naspi, l’interessato può presentare una nuova dichiarazione Isee che tenga conto della situazione più recente: si tratta dell’Isee corrente.

In particolare, l’Isee in corso di validità si può aggiornare se:

  • varia la situazione lavorativa di un componente del nucleo;
  • variano i redditi in misura superiore al 25% rispetto a quelli dichiarati;
  • l’indicatore della situazione patrimoniale, calcolato prendendo a riferimento l’anno precedente, differisce per più del 20% rispetto allo stesso indicatore calcolato nell’Isee ordinario;
  • oppure eventuali trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, compreso il reddito di cittadinanza, sono interrotti.

Leggi la nostra breve guida per sapere come funziona l’Isee corrente.


note

[1] Artt. 1-13 DL 4/2019.

Autore immagine: pixabay.com


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