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Risarcimento danni per lite temeraria: cos’è e quando scatta

9 Settembre 2021
Risarcimento danni per lite temeraria: cos’è e quando scatta

Quando scatta la responsabilità aggravata prevista dal Codice di procedura civile: chi perde la causa paga non solo le spese processuali alla controparte.

Nel processo civile, una norma – in particolare l’articolo 96 Cod. proc. civ. – prevede il cosiddetto risarcimento danni per lite temeraria. In verità, l’articolo è intitolato (o meglio «rubricato», secondo la più corretta espressione giuridica) con la seguente espressione: responsabilità aggravata. Di cosa si tratta? La sostanza di tale disposizione è la seguente: se risulta che la parte sconfitta in un processo civile ha iniziato la causa o ha resistito a una causa intrapresa da altri con malafede o colpa grave, il giudice può condannarla a risarcire i danni all’avversario.

Nella pratica, la norma mira ad evitare tutte quelle situazioni in cui il processo viene dolosamente strumentalizzato solo per allungare i tempi e rallentare l’esercizio di un diritto altrui; oppure quando vi è una palese e colpevole ignoranza sull’applicazione della legge, tanto da non poter essere perdonata (si pensi a chi crede che sia lecito appropriarsi di una casa altrui solo perché l’ha avuta in prestito per qualche giorno).

Qui di seguito ci occuperemo di spiegare, più nel dettaglio, cos’è e quando scatta il risarcimento danni per lite temeraria. Ma procediamo con ordine.

Responsabilità aggravata: cos’è la lite temeraria?

Come abbiamo appena anticipato, per scoraggiare l’abuso del processo, l’articolo 96 del Codice di procedura civile disciplina la responsabilità processuale aggravata, ciò che comunemente viene anche chiamata «lite temeraria». 

La norma stabilisce che il giudice possa condannare a risarcire i danni: 

  • la parte soccombente che abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave;
  • oppure chi abbia eseguito un provvedimento cautelare, trascritto una domanda, iscritto un’ipoteca giudiziale o avviato l’esecuzione forzata in base a un diritto inesistente.

Il risarcimento per lite temeraria è una forma di ristoro economico che si aggiunge (e non si sostituisce) alla condanna alle spese processuali (ossia al rimborso per le spese del giudizio e dell’avvocato che il giudice dispone a favore di chi ha vinto il processo). Tale risarcimento mira ad eliminare l’ulteriore danno subito da chi ha preso parte ad un giudizio proposto da un soggetto in malafede o colpa grave, che quindi aveva la consapevolezza – o avrebbe dovuta averla – di essere dalla parte del torto. 

Quando si parla di lite temeraria, dunque, ci si riferisce alla volgarmente detta «causa persa in partenza», quella intrapresa nonostante si fosse nel torto marcio.

La lite temeraria scatta sia nei confronti di chi inizia il processo (ad esempio perché propone una domanda palesemente infondata) che nei confronti di chi lo subisce (ad esempio perché, invece di rispettare l’altrui diritto, lo contrasta costringendo l’avversario a rivolgersi al giudice e a portare avanti la causa).

Esempi di lite temeraria

Ecco qualche esempio di condanna per lite temeraria: mediazioni obbligatorie disertate, proposte conciliative o inviti alla negoziazione assistita non considerati, ricorsi per Cassazione che ricalcano i motivi respinti in appello, ipoteche iscritte per crediti inesistenti, opposizione a un decreto ingiuntivo non fondata su alcuna valida prova.

Così, ad esempio, è stata condannata a pagare la somma individuata dal giudice in un importo pari alle spese liquidate la parte che ha mancato di riscontrare quattro raccomandate di controparte, tra cui l’invito alla negoziazione assistita [1]. Allo stesso modo, è stata condannata a pagare una somma pari al compenso di causa liquidato anche la parte che – seppure non sia tenuta ad accogliere la proposta di conciliazione formulata dal giudice – non la prenda neanche in considerazione, assuma un atteggiamento di totale disinteresse o la rifiuti irragionevolmente [2]. Ed infine è stato condannato a pagare alla cassa delle ammende una somma pari al contributo unificato il convenuto alla mediazione obbligatoria che si rifiuta di intessere una discussione spegnendo sul nascere ogni possibilità di confronto, come se avesse disertato l’incontro [3].

Comporta ancora responsabilità aggravata il fatto di iscrivere un’ipoteca giudiziaria muniti di decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo emesso per un credito inesistente [4]. Ed è abuso del processo presentare un ricorso per Cassazione impostato su motivi palesemente infondati poiché ripetitivi di tesi già rigettate in appello [5].

Può essere infine sanzionato per lite temeraria chi attua una difesa pretestuosa non riscontrando numerose raccomandate di controparte.

Condizioni per ottenere il risarcimento per lite temeraria

La prima condizione per ottenere il risarcimento per lite temeraria è la malafede o la colpa grave dell’avversario.

La mala fede e la colpa grave consistono nell’agire o resistere in giudizio con la consapevolezza del proprio torto, cioè abusando del diritto d’azione o per spirito di emulazione o per fini dilatori ovvero con la mancanza di quel minimo di diligenza o prudenza necessaria per rendersi conto dell’infondatezza della propria pretesa e per valutare le conseguenze dei propri atti.

La seconda condizione per ottenere il risarcimento per lite temeraria è la prova del danno: ci deve essere un’effettiva perdita patrimoniale che va dimostrata al giudice. È, infatti, un onere della parte che chiede l’indennizzo fornire la prova del danno subìto. Il giudice non può quindi ricorrere a nozioni di comune esperienza o al criterio equitativo ove dagli atti non risultino elementi idonei all’identificazione di tale danno.

La terza condizione è la richiesta al giudice: la liquidazione del risarcimento infatti non può mai avvenire d’ufficio ma solo su richiesta di parte. 

A quanto ammonta il danno da lite temeraria?

Per determinare il risarcimento dovuto per la lite temeraria, il giudice valuta una serie di elementi tra cui:

  • la gravità dell’abuso;
  • la durata della lite;
  • gli eventuali danni psico-fisici della controparte.

Lite temeraria senza dolo o colpa

Sempre l’articolo 96 del Codice di procedura civile, al comma 3, stabilisce che quando il giudice stabilisce la condanna alle spese processuali, può condannare anche d’ufficio la parte soccombente a pagare alla controparte una somma di denaro determinata in via equitativa, senza quindi che vi sia la prova dell’ammontare del danno. In quest’ultima ipotesi, però, la sanzione scatta a prescindere dal dolo o dalla colpa grave a fronte di un contegno oggettivamente valutabile come abuso del processo.

La sanzione prevista dall’articolo 96, comma 3, Codice di procedura civile è cumulabile con le ipotesi di responsabilità aggravata previste dai commi 1 e 2 e non esige la prova del dolo, della colpa grave o del danno, essendo sufficiente un oggettivo abuso del processo [6].


note

[1] Trib. Napoli, sent. n. 5002/2021.

[2] Trib. Roma, sent. n. 9386/2021.

[3] Trib. Perugia, sent. del 4 maggio 2021.

[4] Trib. Torino, sent. n. 1335/2021.

[5] Cass. sent. n. 11229/2021

[6] Cass. ord. n. 7513/2021 e sent. n. 18496/2021


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