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Assemblea condominio: il coniuge ha bisogno della delega?

27 Novembre 2021 | Autore:
Assemblea condominio: il coniuge ha bisogno della delega?

Il coniuge comproprietario deve essere munito di delega scritta oppure rappresenta per legge l’intera unità immobiliare?

Chi vive in condominio sa bene che tutti i proprietari hanno il diritto di partecipare all’assemblea. In genere, però, quando in un appartamento vivono marito e moglie, solo uno di essi prende parte alla riunione. È proprio questo il tema che affronteremo: il coniuge ha bisogno della delega per partecipare all’assemblea condominiale?

Per rispondere a questa domanda bisogna distinguere due situazioni: quella in cui il coniuge è comproprietario dell’immobile da quella in cui, invece, non lo è. Se in quest’ultimo caso è piuttosto intuitivo immaginare che egli abbia bisogno della delega come qualsiasi altro sostituto, nel primo caso possono sussistere dei dubbi. Il coniuge comproprietario ha bisogno della delega scritta oppure è rappresentante per legge? Scopriamolo insieme.

Avviso di convocazione: a chi va notificato?

L’amministratore è tenuto a notificare l’avviso di convocazione a tutti i proprietari del condominio. Ciò significa che tutti coloro che formalmente risultano titolari, anche solo pro quota, di un immobile sito all’interno dell’edificio condominiale, hanno il diritto di essere avvisati della convocazione dell’assemblea.

Ciò vale sia nel caso in cui l’appartamento sia intestato ai due coniugi, sia nell’ipotesi in cui l’abitazione sia caduta in successione tra più eredi a seguito del decesso dell’originario proprietario, e ciò anche se l’immobile è rimasto di fatto privo di inquilini.

Come vedremo, però, la circostanza per cui l’avviso di convocazione, a pena di invalidità della delibera, vada comunicato a tutti non significa che tutti i comproprietari debbano prendere parte e votare in assemblea. Scopriamo perché.

Comproprietari: chi partecipa all’assemblea?

Secondo la legge [1], quando un’unità immobiliare appartiene in proprietà indivisa a più persone, queste hanno diritto a un solo rappresentante nell’assemblea, che è designato dai comproprietari a maggioranza, in base al valore della proprietà posseduta. Ciò significa che se un proprietario possiede i 2/3 di proprietà e l’altro solo 1/3, prevarrà la volontà del primo.

In pratica, solo un comproprietario può partecipare con diritto di voto all’assemblea condominiale. Ciò significa che, se un appartamento è di proprietà di marito e moglie, solo uno di essi potrà partecipare e votare, facendosi portavoce anche della volontà dell’altro.

In questo senso anche la giurisprudenza [2], secondo cui la partecipazione all’assemblea di condominio di uno dei comproprietari dell’appartamento fa presupporre che gli altri siano da questo rappresentati in assenza di prova contraria.

Ove non sia possibile designare il rappresentante della comunione, ad esempio perché le quote dei comproprietari sono di pari valore e vi è disaccordo nella designazione, la scelta potrà essere rimessa all’autorità giudiziaria.

Assemblea: il coniuge deve avere la delega?

È pacifico che ogni condomino possa delegare un’altra persona, anche del tutto estranea al condominio, affinché la rappresenti in assemblea. Per legge ciò è possibile, purché la delega sia scritta.

Quanto appena detto vale anche per il coniuge? In altre parole: per partecipare all’assemblea condominiale il coniuge deve avere la delega?

Il rapporto di coniugio non giustifica un automatico potere di rappresentanza. Ciò significa che il marito non rappresenta la moglie, né la moglie il marito, in assenza di regolare delega scritta.

Cosa succede, però, se il coniuge è anche comproprietario dell’unità immobiliare? In questo caso, può presentarsi in assemblea in sostituzione dell’altro senza presentare alcuna delega scritta? In altre parole: il coniuge comproprietario deve essere delegato?

Sul punto, non c’è unanimità di vedute, in quanto né la legge né la giurisprudenza hanno fornito risposte certe.

Da un lato c’è chi ritiene che il coniuge comproprietario sia rappresentante per legge dell’altro e, di conseguenza, non debba esibire alcuna delega scritta al momento della partecipazione in assemblea. Secondo questa tesi, eventuali contrasti tra marito e moglie verrebbero risolti tra di loro: per l’assemblea è valido il voto espresso dal coniuge che ha partecipato al consesso e che ha dichiarato di essere il rappresentante della comunione.

Dall’altro lato, diverso orientamento sostiene che, poiché la legge chiede la delega scritta per ogni persona che ne sostituisca un’altra in assemblea, tale regola varrebbe anche per il coniuge comproprietario, il quale quindi dovrebbe esibire regolare delega oppure altro documento che attesti la scelta dei comproprietari (cioè, marito e moglie) di dare l’incarico a uno di essi.

Posto, dunque, che solo uno dei coniugi può partecipare e votare in assemblea, e che tale manifestazione di volontà esprime quella dell’intera comunione, possiamo affermare che il coniuge ha sempre bisogno della delega scritta, in quanto:

  • se il coniuge non è proprietario, ha bisogno della delega per poter partecipare, poiché in caso contrario sarebbe un estraneo privo di qualsiasi legittimazione;
  • se il coniuge è comproprietario, sarebbe comunque opportuno munirsi di delega o di altro documento scritto comprovante la scelta del rappresentante della comunione.

note

[1] Art. 67 disp. att. cod. civ.

[2] Trib. Roma, sent. n. 23028 dell’11 dicembre 2017.

Autore immagine: canva.com/


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