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Crocifisso in classe: va esposto o no?

10 Settembre 2021 | Autore:
Crocifisso in classe: va esposto o no?

Quali sono le regole per l’esposizione del simbolo religioso nelle aule scolastiche? Si può imporre o ci si può opporre? Ecco cosa dicono la legge e i giudici.

È l’emblema del cristianesimo da duemila anni, ma negli ultimi tempi è anche divenuto un simbolo divisivo: stiamo parlando del crocifisso, la raffigurazione di Gesù Cristo in croce. Questa forte e suggestiva immagine della cristianità va ben al di là delle chiese e degli ambienti religiosi: fino a non molti anni fa era esposto in tutti gli uffici pubblici e nelle aule scolastiche. Poi, è sorta una diatriba sulla laicità dello Stato e sulla possibile offesa agli appartenenti ad altre religioni, o agli atei. Così da parecchio tempo ci si chiede: il crocifisso in classe va esposto o no?

Il tema è molto delicato perché coinvolge l’educazione dei bambini e dei ragazzi, oltre che la sensibilità degli insegnanti e dei genitori. Ci sono molte posizioni diverse sul punto, ma adesso la discussione ha avuto un’importante svolta: è intervenuta la Corte di Cassazione, con una nuova sentenza emessa a Sezioni Unite [1], per indicare la soluzione. Non c’è stata, però, una presa di posizione drastica, bensì, per usare le parole della Suprema Corte, un «accomodamento ragionevole». I paletti decisivi sono stati messi agli opposti confini: gli estremi in un senso o nell’altro non sono consentiti, e perciò non può mai esserci un’imposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, ma neanche un divieto assoluto. Per il resto, tutto è possibile, purché le decisioni vengano raggiunte con l’accordo e attraverso il dialogo tra i ragazzi, gli insegnanti e i genitori.

Per rispondere all’impegnativa domanda se il crocifisso in classe va esposto o no i giudici di piazza Cavour propongono una «soluzione mite, intermedia, capace di soddisfare le diverse posizioni», addirittura lasciando trapelare la possibilità di esporre anche simboli di altre religioni, in caso di richiesta. Il caso deciso oggi nasceva dal ricorso presentato da un insegnante che era stato sanzionato in via disciplinare, con la sospensione di 30 giorni, perché in diverse occasioni aveva tolto il crocifisso dal muro dell’aula prima di iniziare la lezione (al termine lo aveva rimesso al suo posto); così facendo aveva violato una circolare del dirigente scolastico che imponeva di tenerlo sempre esposto. Ora, quel docente è stato scagionato e l’ordine del preside è stato riconosciuto illegittimo. Per gli Ermellini, la presenza del crocifisso non condiziona e non comprime la «libertà di espressione e di insegnamento» che spetta ai docenti.

Crocifisso a scuola: è obbligatorio?

Non esiste una legge della Repubblica italiana che dispone l’obbligo di esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche, parificate o private. Solo un Regolamento del 1928 – risalente, quindi, ad un’epoca in cui l’Italia era una monarchia e al Governo c’era il regime fascista – prevedeva questa ipotesi, disponendo che in ogni aula delle scuole primarie (all’epoca, le elementari e le medie) fossero esposti «l’immagine del crocifisso e il ritratto del Re». Ma già all’indomani dell’unità d’Italia un Regio Decreto del 1860 prevedeva l’affissione del crocifisso nelle classi scolastiche.

Ora tali norme vanno rettificate ed interpretate in senso conforme alla Costituzione. E la Carta Costituzionale, all’art. 21, prevede la libertà di manifestazione del pensiero, ma prima ancora, nell’art. 3, stabilisce il principio di uguaglianza tra i cittadini e vieta ogni forma di discriminazione per motivi di sesso, razza e origine etnica, lingua, religione, opinioni politiche ed altre condizioni personali e sociali, come la ricchezza e il patrimonio.

Una direttiva del ministero dell’Istruzione del 2002 disponeva che fosse «assicurata da parte dei dirigenti scolastici l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche». Il Consiglio di Stato, in un parere del 2006, ha ritenuto che la presenza del crocifisso nelle scuole pubbliche è compatibile con il principio di laicità dello Stato. La Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2011 ha stabilito (ribaltando una sua precedente e opposta decisione di due anni prima) che l’esposizione del crocifisso non viola le norme della Cedu (Convenzione europea dei diritti dell’uomo).

Crocifisso in aula: la scuola può imporlo o vietarlo?

In sintesi, l’esposizione del crocifisso a scuola è legittima, ma non può essere imposta e la mancata affissione non è sanzionata. Perciò, la dirigenza scolastica, con i propri provvedimenti amministrativi, non può imporre – ma nemmeno vietare – il crocifisso nelle aule: infatti, la circolare del preside che disponeva di tenerlo nelle classi è stata ritenuta dalla Cassazione «non conforme al modello e al metodo di una comunità scolastica dialogante, che ricerca una soluzione condivisa nel rispetto delle rispettive sensibilità».

Nemmeno il singolo docente può disporre riguardo all’uso, o all’abolizione, del crocifisso, neanche durante le sue lezioni: «egli – spiega la sentenza delle Sezioni Unite – non ha un potere di veto o di interdizione assoluta rispetto all’uso del crocifisso». Secondo il Collegio va, invece, «ricercata da parte della scuola una soluzione che tenga conto del suo punto di vista e che rispetti la sua libertà negativa di religione».

Crocifisso a scuola: è discriminatorio?

Per la Cassazione l’affissione del crocifisso nelle classi scolastiche non è un «atto discriminatorio» nei confronti degli alunni di diversa fede religiosa o dei loro genitori e neppure verso il «docente dissenziente per causa di religione».

Come abbiamo anticipato all’inizio, la vicenda scaturiva dal ricorso presentato da un insegnante che lamentava la violazione della libertà di coscienza in materia religiosa e voleva tenere le sue lezioni senza il crocifisso appeso alla parete, tant’è che durante le sue ore lo toglieva (e ciò è avvenuto non una sola volta, ma «sistematicamente») ed era stato punito per questo; ma alla fine la sanzione disciplinare inflittagli è stata revocata dai giudici. È stata respinta, però, la richiesta di risarcimento dei danni avanzata dal docente: gli Ermellini hanno ritenuto che la sua libertà di espressione e di insegnamento non era stata compromessa dalla presenza del crocifisso in aula.

Crocifisso in classe: chi decide se esporlo e tenerlo?

Secondo le Sezioni Unite, la decisione di apporre il crocifisso in classe deve essere «condivisa da tutta la scuola»: c’è, quindi, un chiaro rimando alla volontà espressa dagli appositi organi collegiali, come i consigli di classe e di istituto. Perciò – spiega la sentenza – l’aula scolastica «può accogliere la presenza del crocifisso quando la comunità interessata valuti e decida in autonomia di esporlo».

La pronuncia della Cassazione contiene un’altra importante novità: in particolari casi, il crocifisso potrà non essere da solo. La Suprema Corte ammette, infatti, la possibilità di accompagnarlo «con i simboli di altre confessioni presenti nella classe», ma «ricercando un ragionevole accomodamento tra posizioni difformi». Quindi, le classi multirazziali dei prossimi anni potrebbero vedere la presenza sui muri di vari simboli delle diverse religioni del mondo.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 24414 del 09.09.2021.


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1 Commento

  1. Certo che alla luce di quanto suesposto il Crocifisso diviene come un pacchetto. Quest’anno si decide di esporlo, l’anno dopo si decide di no, L’anno successivo si decide di si.. Mi sembra la classica decisione all’italiana per le quali siamo considerati dei maestri, molto ambigua che non prende posizione ne con l’uno ne con l’altro e ogni decisione viene rimandata al personale docente, presidi, genitori etcetc

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