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Imu e Tasi: analogie e differenze

9 Giugno 2014
Imu e Tasi: analogie e differenze

Dalle similitudini scaturiscono effetti paradossali che finiscono per far pagare di più i contribuenti.

La Tasi ha la stessa base imponibile dell’Imu, analoghi sono i criteri di calcolo sul possesso e identici sono i trattamenti per casi particolari come il non profit.

Tuttavia, se questo parallelismo in alcuni casi è un bene, perché per esempio raddoppiare anche i calcoli sulla base imponibile avrebbe moltiplicato le difficoltà, in altri però determina alcuni paradossi che finiscono per far pagare di più: e ciò perché nel nuovo tributo le aliquote sull’abitazione principale sono in media molto più alte rispetto a quelle sugli altri immobili.

Vediamo dunque le differenze tra questi due tributi.

LE ANALOGIE

 

1. Base imponibile e tempo del possesso

La base imponibile di Tasi e Imu è identica: si parte dalla rendita catastale, la si rivaluta del 5% e si moltiplica il risultato per il moltiplicatore previsto per ogni categoria di immobili: nel caso degli immobili abitativi e delle pertinenze è 160.

Uguale è anche il calcolo del periodo di proprietà in caso di compravendita. Il calcolo procede per mesi, e si conteggia il mese intero quando si ha la proprietà per almeno 15 giorni. In caso di immobile acquistato il 10 aprile, per esempio, si contano per il 2014 nove mesi di possesso: l’acconto si misura calcolando l’imposta dovuta nei nove mesi e dividendo il risultato per due.

2. Quote di possesso e detrazioni

La Tasi segue gli stessi meccanismi previsti per l’Imu anche per il calcolo in caso di comproprietari. Ogni comproprietario paga in ragione della quota di possesso e della condizione di occupante o meno. Se due fratelli (A e B) sono comproprietari al 50% ciascuno di un appartamento in cui vive solo A, la Tasi sarà così calcolata: A paga sul proprio 50% il tributo determinato dall’aliquota sull’abitazione principale, e sconta integralmente l’eventuale detrazione. B paga invece sul proprio 50% la Tasi determinata dall’aliquota prevista per la seconda casa non locata (o comunque l’aliquota ordinaria per gli «altri immobili», se il Comune non fa distinzioni).

3. Coniugi assegnatari o superstiti

Le regole Tasi e Imu corrono parallele per quel che riguarda le case assegnate al coniuge in seguito a sentenza di separazione o divorzio. L’obbligo tributario, come sostenuto dal ministero dell’Economia nelle risposte alle «Faq» pubblicate la scorsa settimana, segue il titolare del diritto di abitazione, per cui il coniuge assegnatario deve sostenere il tributo con aliquota ed eventuali detrazioni previste (non paga l’Imu se l’abitazione non è «di lusso»). Come nell’Imu, l’obbligo di versare la Tasi è integralmente a carico anche del coniuge superstite in caso di decesso dell’altro coniuge, anche se la casa è in comproprietà.

4. Fabbricati rurali strumentali

I fabbricati rurali strumentali all’attività agricola hanno anche nella Tasi un trattamento di favore, anche se non si arriva all’esenzione piena e automatica prevista nel caso dell’Imu. L’aliquota “standard” per questa tipologia di fabbricati è l’1 per mille, ma non può essere aumentata fino al 2,5 per mille come invece accade per le altre categorie di immobili. Il Comune può invece scegliere di abbassarla, fino ad azzerarla e produrre nei fatti un’esenzione. Nelle risposte alle «Faq» pubblicate la scorsa settimana, inoltre, il ministero aggiunge che ai fabbricati rurali strumentali non è applicabile nemmeno l’aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille.

 

 

LE DIFFERENZE

1. Quota a carico degli occupanti

Almeno formalmente, la Tasi è un tributo sui servizi locali, e di conseguenza si applica anche agli inquilini. La quota a carico dell’occupante è compresa fra il 10 e il 30% della Tasi prodotta dall’aliquota per le seconde case locate ma, se la delibera comunale non la specifica, si applica in automatico il 10 per cento (questo meccanismo, non previsto dalla legge, è stato sostenuto dall’Economia).

In caso di più occupanti, ognuno è coobbligato e di conseguenza la somma non può essere divisa per il numero degli occupanti per scendere sotto i 12 euro, soglia sotto la quale l’obbligo tributario viene meno.

2. Abitazione parzialmente locata

Nelle risposte pubblicate la scorsa settimana, il ministero dell’Economia sostiene che la quota a carico dell’occupante scatta anche nel caso di abitazione principale parzialmente locata. Nell’Imu, anche in caso di locazione di una stanza, la casa è pacificamente considerata «abitazione principale», mentre nella Tasi secondo l’Economia l’occupante paga una quota del tributo determinato con l’aliquota per l’abitazione principale. Una tesi che sembra contraddire il principio, espresso sempre dal ministero, secondo cui «ogni volta che si può parlare di abitazione principale l’obbligo di versamento ricade interamente sul proprietario».

3. Immobili ex iacp e coop edilizie indivise

Nella Tasi la quota a carico dell’occupante chiama alla cassa anche gli inquilini degli alloggi ex Iacp che non rispondano ai requisiti di «alloggio sociale». In questo caso, la Tasi va calcolata con l’aliquota destinata agli «altri immobili» (o agli immobili locati se c’è un’aliquota specifica) e poi va diviso il risultato fra il proprietario (cioè l’Istituto) e l’inquilino sulla base della quota stabilita dalla delibera comunale. Nel caso delle coop edilizie, invece, l’intero tributo è a carico della cooperativa in virtù del principio citato sopra «per cui ogni volta che si può parlare di abitazione principale l’obbligo di versamento ricade interamente sul proprietario».

4. Terreni agricoli

La Tasi tratta meglio dell’Imu i terreni agricoli. Nel tributo sui servizi indivisibili infatti i terreni agricoli sono sempre esenti, mentre nell’Imu l’esenzione si applica solo ai terreni incolti e a quelli coltivati ma collocati in Comuni collinari e montani. Entro 90 giorni dovrebbe essere predisposto il decreto con il nuovo elenco dei Comuni in cui si applica l’esenzione. Per l’acconto del 16 giugno, di conseguenza, si dovranno continuare a seguire le regole contenute nel vecchio elenco, più ampio (la diminuzione nel numero di Comuni esenti dovrebbe portare 350 milioni di euro di gettito aggiuntivo).



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