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Vaccino animali: quando è reato?

13 Settembre 2021 | Autore:
Vaccino animali: quando è reato?

Maltrattamento di animali: la somministrazione di farmaci vietati è reato anche in assenza di danni alla salute?

La legge italiana tutela non solo le persone, ma anche gli animali, proteggendoli da abusi e maltrattamenti. È noto a tutti che uccidere o percuotere un animale è reato, così come lo è abbandonarlo oppure costringerlo a vivere in luoghi non idonei. Alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione hanno stabilito che può essere reato vaccinare gli animali. Ciò accade quando il farmaco sia vietato dalla legge e sia somministrato al di fuori di un piano vaccinale. Secondo la Suprema Corte, una condotta del genere equivale a un vero e proprio maltrattamento, punito con la reclusione.

Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando è reato vaccinare gli animali.

Vaccino animali: è obbligatorio?

Come spiegato nell’articolo “Vaccinazioni obbligatorie per cani“, in Italia non esiste un obbligo vaccinale per gli animali domestici, salvo quello per la rabbia, obbligatorio solo per chi viaggia all’estero.

Tutti gli altri vaccini che vengono eseguiti non sono obbligatori per legge, ma sono fondamentali per la salute dell’animale d’affezione.

Differente è il discorso per gli animali diversi da cani, gatti e dagli altri comunemente definiti “da compagnia”. In questi casi, è possibile imporre la vaccinazione obbligatoria, resa tale per salvare il bestiame da pericolose epidemie. Ciò accade soprattutto per i bovini e gli ovini, spesso soggetti a virus facilmente trasmissibili e potenzialmente pericolosi anche per l’uomo.

Maltrattamento di animali: quando è reato?

La legge punisce con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da cinquemila a trentamila euro chiunque, per crudeltà o senza necessità, provoca una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche. La pena è aumentata della metà se da questi fatti deriva la morte dell’animale.

La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o sostanze vietate, a prescindere dall’intenzione di voler arrecare un danno, ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi [1].

Quando possiamo dire che, concretamente, un animale sia stato maltrattato? Secondo la giurisprudenza, i comportamenti insopportabili imposti all’animale idonei ad integrare il reato di cui parliamo sono quelli incompatibili con il comportamento proprio della specie di riferimento dello stesso, così come ricostruito dalle scienze naturali [2].

In pratica, si può parlare di animali maltrattati ogni volta che questi siano tenuti in condizioni tali da ledere la loro salute: si va dalla denutrizione alle cattive condizioni igieniche; dallo stato di abbandono alle punizioni corporali; dall’allontanamento dei cuccioli dalla madre in età prematura [3] all’uso della catena (corta e stretta) per un periodo di tempo eccessivo; dall’assenza di cuccia o riparo dalle intemperie al mantenimento in cattive condizioni fisiche.

Ad esempio, per la Cassazione [4] si concreta il reato di maltrattamenti anche nell’ipotesi in cui il legittimo proprietario trascuri il suo animale, ad esempio non procurandogli cibo a sufficienza oppure costringendolo ad una cattività intollerabile.

Nel caso affrontato dalla Suprema Corte, l’imputato veniva tratto in giudizio perché, nella sua qualità di titolare di un’azienda agricola, deteneva alcuni asini in condizioni incompatibili con la loro natura, arrecando loro gravi sofferenze: gli asinelli presentavano evidenti difficoltà deambulatorie e, addirittura, uno di essi non era più in grado di reggersi sulle zampe.

Vaccinare animali: quando è reato?

Secondo la Corte di Cassazione [5], sottoporre un animale a un vaccino non obbligatorio al di fuori dei casi previsti dalla legge e dei controlli dell’autorità costituisce il reato di maltrattamento, a prescindere dalla potenziale pericolosità della sostanza per la salute dell’animale.

Tanto è stato stabilito con riguardo a un caso di somministrazione, effettuata su alcuni bovini, del vaccino (Rb 51) contro la brucellosi.

Secondo la Suprema Corte, non è possibile vaccinare capi di bestiame al di fuori del quadro dei controlli dell’autorità e in periodi di tempo e di luoghi devoluti alla verifica pubblica. A tanto si può procedere solamente nell’ambito di specifici piani vaccinali su base regionale, e solo avvalendosi di veterinari pubblici o convenzionati con il servizio sanitario, previa individuazione dei capi da curare.

Nel caso di specie, gli imputati avevano proceduto ad effettuare la somministrazione al di fuori di qualsiasi piano vaccinale. Poco importa, inoltre, che non vi fosse alcuna intenzione di fare del male agli animali, ma anzi si intendeva agire per la salute dell’intero allevamento: la legge punisce come maltrattamento la semplice somministrazione di una sostanza vietata, come lo è il vaccino contro la brucellosi bovina [6], anche se l’animale non riporta alcun danno o patimento.

In sintesi, secondo la Cassazione integra il reato di maltrattamento di animali la somministrazione di un vaccino vietato dalla legge, a prescindere dai rischi per la salute dell’animale stesso.


note

[1] Art. 544-ter cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 5979 del 07 febbraio 2013.

[3] Cass., sent. n. 1448/2018.

[4] Cass., sent. n. 14734 del 4 aprile 2019.

[5] Cass., sent. n. 32602 del primo settembre 2021; Cass., sent. n. 19141 del 17 maggio 2021.

[6] D.M. n. 651 del 27 agosto 1994.

Autore immagine: canva.com/


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