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Divorzio breve: cosa cambia se viene approvata la legge

9 Giugno 2014
Divorzio breve: cosa cambia se viene approvata la legge

Le disposizioni all’esame del Senato si applicano anche alle separazioni in corso.

A giorni il Senato voterà il disegno di legge sul divorzio breve. La nuova disciplina consente a marito e moglie di lasciarsi definitivamente dopo sei mesi di separazione (se è consensuale) o dopo un anno (se è giudiziale), a prescindere dalla presenza di figli.

Il testo attuale del Ddl, che però potrebbe essere ancora modificato, si applicherà anche a tutte le coppie che hanno già chiesto la separazione da almeno sei mesi (se si sono lasciate consensualmente) o da un anno (se sono in conflitto).

A regime, dunque, con il divorzio breve si ridurrà di molto l’attesa imposta ai coniugi prima che sia messa la parola fine al matrimonio.

Cosa cambia

Vediamo nel dettaglio cosa cambierebbe se il Ddl dovesse essere approvato. Oggi, secondo la legge sul divorzio, i coniugi, per presentare domanda di divorzio, devono aspettare che siano decorsi tre anni di ininterrotta separazione (non possono farlo, dunque, se nel triennio c’è stata una riconciliazione). Il Ddl consente invece di arrivare al divorzio dopo sei mesi di separazione, se è consensuale, dopo un anno se è giudiziale. E i tempi non cambiano se i coniugi in crisi hanno figli minori.

Inoltre, il disegno di legge anticipa la decorrenza dei termini. Ora, infatti, i tre anni si calcolano, sia nelle separazioni giudiziali che in quelle consensuali, dal giorno in cui moglie e marito compaiono, per la prima volta, dinanzi al presidente del tribunale. Ma questa udienza viene fissata entro 90 giorni dal deposito del ricorso.

Secondo il Ddl, invece, nel caso di separazione giudiziale, si potrà attivare la procedura di divorzio dopo dodici mesi dal giorno della “notificazione della domanda di separazione” da un coniuge all’altro.

Si tratta di una misura che può anticipare anche di molto i tempi, anche perché oggi in molti tribunali il termine di 90 giorni non è rispettato; inoltre, la prima udienza può slittare se il coniuge chiamato in giudizio non compare.

Ad accelerare l’iter è anche la previsione per cui, se alla data di instaurazione del giudizio di divorzio è ancora in corso quello di separazione con riguardo alle domande accessorie, la causa sarà assegnata allo stesso giudice della separazione. Per domande accessorie vanno intese tutte le domande diverse da quella principale di separazione, ma a essa connesse. Si tratta, ad esempio, della richiesta di addebito, di quella di risarcimento a carico del coniuge ritenuto responsabile della rottura del matrimonio o della domanda di restituzione delle somme versate al consorte a titolo di assegno di mantenimento poi revocato.

Il Ddl anticipa la decorrenza anche per le separazioni consensuali. In questo caso, i sei mesi si conteranno, anziché dall’udienza presidenziale, dalla data di deposito del ricorso ovvero dalla data della notificazione del ricorso, qualora esso sia presentato da uno solo dei coniugi.

Il testo modifica anche le regole per chiedere lo scioglimento della comunione legale dei beni. Ora, la domanda di divisione dei beni comuni può essere proposta da ciascun coniuge solo dopo lo scioglimento della comunione, a seguito della pronuncia definitiva di separazione. Il Ddl, invece, prevede che nel caso di separazione personale, la comunione tra marito e moglie si scioglie nel momento in cui, in sede di udienza presidenziale, il presidente autorizza i coniugi a vivere separati, ovvero alla data di sottoscrizione del verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al presidente, purché omologato”. E abbatte i tempi anche la possibilità di introdurre la domanda di divisione della comunione unitamente alla domanda di separazione o di divorzio.

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Autore immagine: 123rf com


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