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Anche se impugni la cartella Equitalia devi pagarla: rischio pignoramento

9 Giugno 2014
Anche se impugni la cartella Equitalia devi pagarla: rischio pignoramento

Riscossione frazionata e rischio ipoteca e pignoramento: le azioni esecutive e cautelari in caso di mancato pagamento della cartella, anche in caso di ricorso alla Commissione Tributaria.

In caso di impugnazione di un atto di accertamento e in attesa di giudizio, il contribuente deve tenere presente che, in base alla natura giuridica delle somme, c’è una diversa gradualità di riscossione (cosiddetta “riscossione frazionata”).

Per le imposte sui redditi, Iva e Irap, la riscossione coattiva può, infatti, avvenire:

– per 1/3 delle imposte dovute e i relativi interessi entro il termine di impugnazione dell’atto di accertamento;

– per i restanti 2/3, dopo la sentenza di rigetto del giudice di primo grado oppure, in caso di accoglimento parziale del ricorso, per l’ammontare risultante dalla sentenza della Ctp, e comunque non oltre i 2/3 terzi;

– per il residuo ammontare, dopo la sentenza di rigetto del giudice di secondo grado.

Le eccezioni

Fanno eccezione a questa regola di riscossione frazionata, gli atti di irrogazione di sanzioni e gli accertamenti emessi per contestare una violazione della norma antielusiva. La legge prevede, infatti, che le maggiori imposte, gli interessi e le sanzioni siano iscritti a ruolo solo in seguito alla decisione della Ctp.

La riscossione frazionata non trova, inoltre, applicazione in caso di fondato pericolo per la riscossione. Così, di fronte a un avviso di accertamento esecutivo e in presenza di pericolo per la riscossione, una volta decorsi 60 giorni dalla notifica, la riscossione integrale delle somme (comprese le sanzioni), può essere affidata agli agenti della riscossione, anche prima dei 30 giorni dalla scadenza del termine ultimo per il versamento e a prescindere dal ricorso.

Non è inoltre contemplata la riscossione frazionata per i tributi locali che, dunque, possono essere riscossi interamente da Equitalia in caso di mancato pagamento anche se in attesa di giudizio. Si tratta, in particolare, di: Ici, Tarsu, Tasi, Tosap, imposta sulla pubblicità, nonché accise e dazi doganali.

Possono essere inoltre interamente riscossi gli importi contestati a seguito di liquidazioni automatiche e controlli formali delle dichiarazioni, comprese le sanzioni e gli interessi, anche in caso di impugnazione delle relative iscrizioni a ruolo.

In ogni caso, le impugnazioni dinanzi alle commissioni tributarie delle cartelle di pagamento, a prescindere dalla natura delle imposte in esse contestate, non consentono mai la riscossione frazionata.

Per quanto riguarda invece l’ipotesi di impugnazione di avvisi di liquidazione dell’imposta di registro, è comunque dovuta per intero l’imposta principale ossia vale a dire quella che viene versata all’atto della registrazione o richiesta dall’ufficio se diretta a correggere omissioni o errori effettuati in sede di autoliquidazione nelle ipotesi di presentazione della richiesta di registrazione per via telematica.

Per l’imposta complementare sul maggior valore accertato, invece, è prevista la riscossione frazionata (per 1/3, entro il termine di 60 giorni dalla notifica dell’avviso di liquidazione, per i 2/3 dell’imposta liquidata sul valore risultante dalla decisione della Ctp, al netto delle somme già riscosse, per il residuo, dopo la decisione del giudice di secondo grado).

L’imposta suppletiva eventualmente contestata nell’atto di liquidazione, diretta a correggere errori e omissioni dell’ufficio, è infine riscossa per intero solo dopo la decisione della Ctr o comunque dopo l’ultima decisione non impugnata.

In caso di mancato pagamento

Il mancato pagamento delle somme in pendenza di giudizio fa scattare le misure cautelari o il pignoramento. Anche nel caso di riscossione di somme in pendenza di giudizio, infatti, l’agente della riscossione gode di ampi poteri per garantire l’effettività della riscossione.

In particolare, in caso di mancato pagamento delle somme dovute in pendenza di giudizio, Equitalia può, a seconda degli importi dovuti, iscrivere ipoteca, disporre il fermo dei beni mobili registrati, procedere alla notifica del pignoramento di beni immobili e/o mobili, esercitare ogni altra azione cautelare e conservativa prevista per la tutela del credito, procedere all’espropriazione dei beni mobili e immobili.

Oggi, a seguito del mancato pagamento del debito, Equitalia procede all’iscrizione di ipoteca e all’espropriazione, anche sulla prima casa, se il debito supera i 20mila euro. Tuttavia, anche se si iscrive ipoteca sull’unico immobile di proprietà del debitore in cui lo stesso risiede, Equitalia non potrà comunque procedere all’espropriazione (a meno che il debito complessivo non superi i 120mila euro).

Pertanto, ferma restando la facoltà di intervenire nell’espropriazione avviata da altri, a prescindere dal valore del debito non pagato, Equitalia non potrà proseguire con l’espropriazione se l’immobile è l’unico di proprietà del debitore e lo stesso vi risieda anagraficamente, a meno che non si tratti di fabbricati classificati come immobili di lusso (categorie catastali A/1, A/8 e A/9), anche se si tratta di abitazione principale. Restano pignorabili gli immobili con categoria non abitativa, quali uffici e studi privati (A/10) e pertinenze accatastate autonomamente, come box o cantine (C/6).

Per l’iscrizione del fermo amministrativo, prima del provvedimento l’agente della riscossione ha l’obbligo di notificare al debitore una comunicazione preventiva, con la quale avvisa che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di 30 giorni (e non più di 20), sarà eseguito il fermo, senza necessità di ulteriore comunicazione, mediante iscrizione del provvedimento che lo dispone nei registri mobiliari. Entro tale termine, tuttavia, il debitore può dimostrare che il bene mobile in questione è strumentale all’attività di impresa o della professione. In tal caso non si provvederà al fermo del mezzo.

In ogni caso, una volta raggiunto da una comunicazione preventiva di attivazione di una misura cautelare o esecutiva da parte dell’agente della riscossione, il contribuente debitore ha diverse possibilità al fine di bloccare o sospendere le azioni di Equitalia, anche alla luce, tra l’altro, delle disposizioni introdotte dal decreto del fare in materia di riscossione coattiva.

In particolare, al fine di evitare azioni cautelari o esecutive sui propri beni, il contribuente può pagare il proprio debito, mediante anche un versamento dilazionato, senza presentare alcuna garanzia, tenendo conto delle nuove e più favorevoli misure in vigore dal 21 giugno 2013 che limitano, in parte, i poteri esecutivi dell’agente della riscossione. Il debitore decade dal beneficio della rateazione se non versa otto rate (e non più due), anche non consecutive, del piano di dilazione concessa.


Riscossione in pendenza di giudizio

La riscossione in pendenza di giudizio avviene per 1/3 delle imposte e interessi contestati entro il termine di impugnazione dell’atto di accertamento. Per la parte restante, dopo la sentenza di rigetto del giudice di primo grado o in caso di accoglimento parziale del ricorso,

si paga l’ammontare risultante dalla sentenza della Ctp e comunque non oltre i due terzi. L’eventuale quota residuale si paga dopo la sentenza di rigetto della Ctr.

TRIBUTI LOCALI, DAZI E ACCISE

In pendenza di giudizio, non opera la riscossione frazionata per i tributi locali. Possono essere dunque riscossi interamente da Equitalia in caso di mancato pagamento, anche se in attesa di giudizio questi tributi: Ici, Tarsu, Tasi, Tosap, imposta sulla pubblicità,

nonché accise e dazi doganali. Possono essere inoltre interamente riscossi gli importi relativi a liquidazioni automatiche e controlli formali delle dichiarazioni.

SOSPENSIVA GIUDIZIALE

La presentazione del ricorso non sospende l’esecutività dell’atto e, dunque, comporta l’applicazione della riscossione delle somme in pendenza di giudizio. Ma l’esecuzione può essere sospesa dal giudice tributario se il contribuente presenta istanza di sospensione

in via giudiziale, dimostrando l’illegittimità dell’atto (fumus boni iuris) e, contestualmente, il danno grave e irreparabile che ne deriverebbe (periculum in mora).

MISURE CAUTELARI

Il mancato pagamento delle somme in pendenza  di giudizio fa scattare le misure cautelari e/o esecutive. In particolare, Equitalia può iscrivere ipoteca, disporre il fermo dei beni mobili registrati, procedere alla notifica del pignoramento di beni immobili o mobili, esercitare ogni altra azione cautelare e conservativa prevista per la tutela del credito, procedere all’espropriazione dei beni mobili o immobili.

note

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. il 24 ott. 2011 ho ricevuto notifica di avviso di accertamento TARSU
    relativa al garage per gli anni dal 2006 al 2010. Ho impugnato l’atto perchè il calcolo della superficie tassabile era stata fatta dal Comune che non aveva incluso il garage. Sto per appellare la sentenza sfavorevole anche perchè nulla per mancata costituzione del contraddittorio a causa di omessa notifica. Qualche giorno fa ho ricevuto da parte della concessionaria che gestisce i tributi del Comune, l’ingiunzione di pagamento. A mio parere la concessionaria doveva intraprendere la riscossione coattiva entro un anno dalla notifica dell’accertamento, anche in pendenza di giudizio. Mi sbaglio? Vi ringrazio

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