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Divisione dei beni: eredità

30 Novembre 2021 | Autore:
Divisione dei beni: eredità

I coeredi possono domandare la divisione dei beni ereditari iniziando una causa civile innanzi al tribunale.

Quando un soggetto muore e l’eredità spetta pro-quota a più persone, che l’accettano, si costituisce una comunione ereditaria. I singoli eredi diventano coeredi e ciascuno è titolare di una quota ideale dell’intero asse ereditario. Se i coeredi non trovano un accordo sulla ripartizione del patrimonio del defunto né questi ha lasciato alcuna disposizione in merito, uno qualsiasi di essi può chiedere al giudice di provvedere alla divisione dei beni dell’eredità ed allo scioglimento della comunione [1].

Con la divisione ereditaria i beni facenti parte della comunione vengono frazionati in base alle rispettive quote di ciascuno e gli eredi divengono proprietari esclusivi dei beni assegnati.

Divisione ereditaria: tipi

La divisione ereditaria può essere di due tipi:

  • amichevole, che si attua mediante l’accordo di tutti i chiamati all’eredità, i quali stipulano un contratto attraverso il quale sciolgono volontariamente la comunione ereditaria;
  • giudiziale, che si svolge sotto la direzione dell’autorità giudiziaria quando non viene raggiunta l’unanimità dei consensi.

Vediamo più nel dettaglio questo secondo tipo di divisione ereditaria.

Divisione ereditaria giudiziale: come chiederla?

Dal 2013, prima di iniziare una causa di divisione ereditaria, è necessario tentare la conciliazione innanzi ad un organismo di mediazione riconosciuto dal ministero della Giustizia e con l’ausilio di un legale [2]. Se la causa viene avviata senza aver esperito la mediazione, il giudice, entro la prima udienza, può rilevarne la non procedibilità.

Se la mediazione non riesce, il coerede o i coeredi interessati possono presentare in qualsiasi momento la domanda di divisione giudiziale, anche se sono trascorsi diversi anni dall’apertura della successione. Infatti, gli stessi non sono obbligati a rimanere in comunione con i propri coeredi e possono agire in giudizio quando ritengono opportuno, a loro discrezione, salvo il caso in cui il defunto abbia imposto che la divisione ereditaria non venga effettuata prima che sia trascorso un anno dalla maggiore età del più giovane dei suoi eredi oppure un tempo massimo di cinque dal suo decesso [3].

Come si presenta la domanda di divisione ereditaria giudiziale?

La domanda di divisione giudiziale va proposta con atto di citazione contro tutti i coeredi che non hanno rinunciato all’eredità – cioè contro coloro che, espressamente o tacitamente, hanno accettato l’eredità – nonché contro gli eventuali creditori dei singoli eredi, se presenti, che hanno manifestato la loro opposizione [4].

Al giudizio devono partecipare anche:

  • i creditori ipotecari, ovvero coloro che hanno garanzie iscritte sugli immobili di proprietà del defunto;
  • coloro che hanno acquistato diritti sugli immobili ereditari (vedi l’affittuario che ha stipulato un contratto di locazione ultranovennale su un bene immobile oggetto di divisione).

La domanda va presentata innanzi al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, che coincide con l’ultimo domicilio del defunto, anche se i beni sono ubicati in un luogo diverso [5].

Se Caio muore a Firenze e i beni che ricadono in comunione si trovano a Milano, il tribunale competente è comunque quello di Firenze.

Quali sono le fasi del procedimento di divisione giudiziale?

Il procedimento di divisione giudiziale si articola in due fasi:

  1. la prima in cui il giudice accerta la sussistenza dei presupposti per procedere alla divisione. In parole più semplici, verifica il diritto di ciascun coerede a conseguire la propria quota ereditaria;
  2. la seconda nella quale si determina il valore delle quote e avviene l’attribuzione a ciascun coerede. Più precisamente:
    • si scelgono i beni che andranno a comporre le singole quote mediante la definizione della massa da dividere;
    • si procede alla formazione delle porzioni e, quindi, all’assegnazione di ciascun lotto a ciascun coerede.

Le operazioni attinenti alla seconda fase vengono svolte direttamente dal giudice (divisione giudiziale) oppure da un notaio su delega del giudice (divisione giudiziale notarile) [6].

Divisione giudiziale e divisione giudiziale notarile: come si svolgono?

Nell’ipotesi di divisione giudiziale, il giudice redige un progetto di divisione ricorrendo all’ausilio di esperti (consulenti tecnici d’ufficio) per quanto attiene alla stima dei beni che compongono l’asse ereditario. Successivamente, deposita il progetto in cancelleria in modo che possa essere consultato dagli interessati. Inoltre, fissa un’udienza per la discussione del progetto di divisione, alla quale sono invitati a partecipare tutti i coeredi.

Se un coerede non si presenta in udienza, la sua assenza viene considerata come accettazione del progetto di divisione.

Se all’udienza il progetto non viene contestato, il giudice lo dichiara esecutivo con ordinanza non impugnabile e stabilisce le modalità con cui le singole quote dovranno essere assegnate a ciascun erede.

Viceversa, se sorgono contestazioni, si apre un giudizio vero e proprio a conclusione del quale il giudice pronuncia una sentenza con cui modifica il progetto di divisione e decide sulle contestazioni. Una volta risolte le eventuali contestazioni, il progetto di divisione viene dichiarato esecutivo e le quote vengono assegnate agli eredi.

L’assegnazione delle quote ai singoli coeredi può avvenire in due modi a seconda se queste sono risultate uguali o diseguali. Nel primo caso, l’assegnazione avviene per sorteggio (ad esempio, i coeredi sono 3 e a ciascuno di essi spetta 1/3. Se non trovano un accordo sulla ripartizione, l’assegnazione di ogni porzione avverrà con estrazione a sorte), mentre nel secondo caso per attribuzione. Pertanto, se i coeredi hanno quote diverse, le porzioni, che hanno valore differente, verranno assegnate direttamente ai coeredi ai quali spettano.

L’assegnazione, invece, avviene liberamente, per attribuzione o per sorteggio, se si tratta di beni costituenti frazioni eguali di quote diseguali [7].

Facciamo un esempio.

A tre coeredi (Luca, Carlo e Anna) spettano rispettivamente porzioni di 2/3, 1/6 e 1/6. In tal caso, non si formeranno 6 porzioni da 1/6, sorteggiandone poi 2 a favore di Carlo e Anna ed attribuendo le restanti a Luca bensì si formeranno tre porzioni (tante quanti sono i condividenti), attribuendo quella di 2/3 a Luca e quelle di 1/6 a Carlo e Anna.

Nel caso in cui il giudice abbia delegato la divisione giudiziale ad un notaio, questi deve redigere un unico verbale per tutte le operazioni che compie, alle quali le parti devono comunque partecipare.

Se insorgono delle contestazioni, il professionista stila un apposito verbale e lo trasmette al giudice il quale deve decidere dopo aver sentito i coeredi.

Il progetto di divisione predisposto dal notaio deve essere sottoposto all’esame dei coeredi. Se questi lo accettano all’unanimità, l’assegnazione delle quote avviene seguendo gli stessi principi già esaminati a proposito della divisione giudiziale. Pertanto, se i coeredi concorrono in misura diversa, il notaio attribuisce le diverse porzioni ai coeredi a cui spettano e la procedura si conclude; se le quote sono uguali, si procede al sorteggio.

È opportuno rilevare che sia in caso di divisione giudiziale sia in caso di divisione giudiziale notarile, se le quote sono uguali, il sorteggio deve essere disposto dal giudice con un’apposita ordinanza o con sentenza.

L’estrazione avviene alla presenza di tutte le parti o dei loro avvocati e può essere delegata a un notaio.

Cos’è la divisione a domanda congiunta?

La divisione a domanda congiunta è una procedura introdotta nel 2013 [8] per i casi in cui non sussistano contestazioni particolari sulle quote. Gli interessati possono domandare con ricorso congiunto al tribunale competente per territorio, la nomina di un notaio ovvero di un avvocato al quale demandare le operazioni di divisione.

Se il ricorso non è sottoscritto da tutte le parti, viene dichiarato inammissibile.

Il professionista incaricato predispone il progetto di divisione o dispone la vendita dei beni non comodamente divisibili e dà avviso alle parti e agli altri interessati del progetto o della vendita.

Ciascuna delle parti o degli altri interessati può ricorrere al tribunale nel termine di 30 giorni dalla ricezione dell’avviso per opporsi alla vendita dei beni o per contestare il progetto di divisione. Se l’opposizione è accolta, il giudice dà le disposizioni necessarie per la prosecuzione delle operazioni e rinvia le parti davanti al professionista incaricato.

Se non vengono presentate opposizioni, il professionista incaricato deposita in cancelleria il progetto. Quindi, il giudice lo dichiara esecutivo e rimette gli atti al professionista incaricato per gli adempimenti successivi.


note

[1] Art. 713 co. 1 cod. civ.

[2] D.L. n. 28/2010.

[3] Art. 713 co. 2 e 3 cod. civ.

[4] Art. 784 cod. civ.

[5] Art. 22 co. 1 cod. proc. civ.

[6] Art. 786 cod. proc. civ.

[7] Art. 729 cod. civ.

[8] Art. 971-bis cod. proc. civ.


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