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Come si richiede la revisione di un processo?

30 Novembre 2021 | Autore:
Come si richiede la revisione di un processo?

Se un soggetto è stato ingiustamente condannato a causa di un errore giudiziario, è possibile ottenere la revisione del processo penale.  

Nel processo penale italiano, esiste una procedura che consente di riparare agli eventuali errori giudiziari in cui possono essere incorsi i giudici. Se da un lato il nostro legislatore, per assicurare la certezza dei rapporti giuridici, ha previsto che un imputato non può essere sottoposto indefinitamente a procedimenti per lo stesso reato per il quale sia già stato condannato o prosciolto, dall’altro ha delineato l’istituto della revisione di un processo penale nell’ipotesi in cui sia stata emessa una sentenza di condanna ingiusta.

Pertanto, se sono sopravvenuti elementi che lasciano presumibilmente supporre che un imputato sia stato ingiustamente condannato, anche se la sentenza è definitiva, è possibile riparare all’errore ricorrendo allo strumento della revisione. Come si richiede la revisione di un processo penale?

L’iter da seguire per la revisione è espressamente disciplinato dal nostro Codice di procedura penale. La relativa richiesta può essere presentata senza limiti di tempo a favore dei condannati. Poiché la revisione è un mezzo di impugnazione straordinario, è esperibile, però, solo in determinati casi previsti dalla legge [1] e solo nei confronti di sentenze di condanna passate in giudicato, ovvero che non si possono più impugnare. Quindi, se è possibile ancora proporre opposizione mediante appello o con ricorso per Cassazione, non è ammessa la revisione del processo.

Quando si può richiedere la revisione del processo penale?

La revisione può essere richiesta:

  • se i fatti stabiliti a fondamento della sentenza o del decreto penale di condanna non si conciliano con quelli stabiliti in un’altra sentenza penale irrevocabile del giudice ordinario o di un giudice speciale. Si pensi ad esempio a un imputato che è stato già condannato per un furto avvenuto nello stesso luogo e nello stesso giorno in cui invece il secondo giudice ha ritenuto che avesse commesso un altro reato;
  • se la sentenza o il decreto penale di condanna ha accertato il reato sulla base di una sentenza del giudice civile o amministrativo, successivamente revocata. Ad esempio, la revisione è possibile in caso di una condanna avente come presupposto lo status di fallito, poi, venuto meno con pronuncia giudiziale [2];
  • se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto [3]. Vedi l’ipotesi in cui grazie a nuove acquisizioni scientifiche e tecniche vengono fornite prove che dimostrano in maniera certa l’innocenza del condannato;
  • se è dimostrato che la condanna è stata pronunciata in conseguenza a falsità in atti o in giudizio o di altro fatto previsto dalla legge come reato come ad esempio quando l’imputato è stato condannato sulla base di una falsa testimonianza.

Inoltre, a tali ipotesi bisogna aggiungere la cosiddetta revisione europea, introdotta da una sentenza della Corte Costituzionale, la n. 113/2011, in seguito ad una condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo all’Italia per violazione dell’ex art. 6 della Convenzione che definisce i principi del giusto processo. Nella sentenza di condanna si lamentava l’impossibilità di riaprire procedimenti giudiziari nei quali vi erano state delle violazioni della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, a fronte di almeno due accertamenti.

L’articolo 631 del Codice di procedura penale prevede che gli elementi posti a base della richiesta di revisione devono, a pena di inammissibilità della domanda, essere tali da dimostrare, se accertati, che il condannato deve essere prosciolto con sentenza di assoluzione [4], di non doversi procedere [5] o di non doversi procedere per estinzione del reato [6].

Quali sono i soggetti legittimati a richiedere la revisione?

I soggetti che possono richiedere la revisione del processo penale sono:

  1. il condannato o un suo prossimo congiunto o il tutore o, se il condannato è morto, l’erede o un prossimo congiunto;
  2. il procuratore generale presso la Corte d’Appello nel cui distretto è stata pronunciata la sentenza di condanna.

Se il condannato muore dopo la presentazione della richiesta di revisione, il presidente della Corte d’Appello nomina un curatore, il quale esercita i diritti che nel processo di revisione sarebbero spettati al condannato.

Come si richiede la revisione di un processo penale?

A norma dell’articolo 633 del Codice di procedura penale la richiesta di revisione va presentata da uno dei soggetti già sopra individuati, personalmente o tramite un procuratore speciale. Essa deve contenere l’indicazione specifica delle ragioni e delle prove che la giustificano e deve essere presentata, unitamente a eventuali atti e documenti, nella cancelleria della Corte d’Appello competente. A tal proposito, è opportuno evidenziare che la predetta Corte d’Appello non è quella del capoluogo del distretto in cui risiede il condannato bensì di un distretto diverso stabilito dalla legge [7], al fine di garantire l’imparzialità della decisione.

Inoltre, secondo la giurisprudenza, l’allegazione degli atti e dei documenti non deve ricomprendere delle vere e proprie prove ma sono sufficienti degli elementi di prova, sia perché la nuova prova dovrà essere presentata in dibattimento sia perché al difensore può essere attribuita la facoltà di svolgere delle investigazioni anche prima, per promuovere il giudizio di revisione.

Se la richiesta di revisione si basa sull’esito di un processo parallelo che ha disatteso, cioè sconfessato, le prove su cui si era fondata la sentenza oggetto di richiesta di revisione, devono essere allegate le copie autentiche della relativa sentenza.

Dopo la presentazione della richiesta di revisione, la Corte d’Appello può in qualsiasi momento disporre la sospensione della pena o della misura di sicurezza [8].

Se la richiesta di revisione viene accolta, il giudice revoca la sentenza di condanna o il decreto penale di condanna e pronuncia il proscioglimento indicandone la causa nel dispositivo. Invece, se la richiesta viene rigettata, il giudice condanna la parte che l’ha presentata al pagamento delle spese processuali e, qualora fosse stata disposta la sospensione della pena o della misura di sicurezza, dispone che ne riprenda l’esecuzione [9].

La Corte d’Appello, quando pronuncia sentenza di proscioglimento a seguito di accoglimento della richiesta di revisione, ordina la restituzione delle somme pagate in esecuzione della condanna per le pene pecuniarie, per le misure di sicurezza patrimoniali, per le spese processuali e di mantenimento in carcere e per il risarcimento dei danni a favore della parte civile citata per il giudizio di revisione. Ordina, altresì, la restituzione delle cose che sono state confiscate ad eccezione di quelle la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione e alienazione costituisce reato [10].

La sentenza che rigetta la richiesta di revisione non pregiudica il diritto di presentare una nuova richiesta fondata su elementi diversi [11].

La sentenza di accoglimento, a richiesta dell’interessato, è affissa nel Comune in cui la sentenza di condanna era stata pronunciata e in quello dell’ultima residenza del condannato. Inoltre, sempre su richiesta dell’interessato, il presidente della Corte d’Appello dispone che l’estratto della sentenza sia pubblicato a cura della cancelleria in un giornale, indicato nella richiesta; le spese della pubblicazione sono a carico della cassa delle ammende [12].

La sentenza che accoglie o rigetta la richiesta di revisione può essere impugnata con ricorso per Cassazione [13].

Se la procedura di revisione si conclude con la pronuncia di una sentenza di accoglimento della richiesta, l’interessato può chiedere allo Stato un indennizzo a titolo di riparazione dell’errore giudiziario [14]. Per un maggiore approfondimento su quest’argomento è consigliata la lettura dell’articolo “Risarcimento per errore giudiziario”.

È possibile la “revisione” di una sentenza civile?

Il diritto processuale civile prevede il rimedio straordinario della revocazione, che permette alle parti di impugnare una sentenza pronunciata in appello o in un unico grado, nelle ipotesi specifiche espressamente previste come ad esempio quando la pronuncia è l’effetto del dolo di una delle parti o del giudice, quando le prove su cui si è deciso sono state dichiarate false oppure quando la sentenza è l’effetto di un errore di fatto [15].

Attraverso la revocazione, quindi, è possibile una nuova valutazione della controversia da parte dello stesso giudice, inteso come medesimo ufficio giudiziario, che ha emesso la sentenza impugnata in presenza di circostanze non valutate o non correttamente valutate al momento della decisione.

La revocazione può impedire il passaggio in giudicato della sentenza impugnata (revocazione ordinaria) oppure può venire proposta dopo il passaggio in giudicato della sentenza (revocazione straordinaria).

Il procedimento di revocazione si compone di due fasi: una, chiamata rescindente, finalizzata ad eliminare la sentenza impugnata, l’altra, denominata rescissoria, con lo scopo di sostituire la decisione di merito revocata con una nuova.

Inoltre, l’articolo 404 del Codice di procedura civile prevede la possibilità per un terzo di fare opposizione contro una sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva pronunciata tra altre persone quando pregiudica i suoi diritti. Si tratta della cosiddetta opposizione di terzo ordinaria mediante la quale tale soggetto tutela un proprio diritto incompatibile con la sentenza impugnata.


note

[1] Art. 630 cod. proc. pen.

[2] Cass. Pen., SS. UU., sentenza n. 19601/2008.

[3] Art. 631 cod. proc. pen.

[4] Art. 530 cod. proc. pen.

[5] Art. 529 cod. proc. pen.

[6] Art. 531 cod. proc. pen.

[7] Art. 11 cod. proc. pen.

[8] Art. 635 cod. proc. pen.

[9] Art. 637 cod. proc. pen.

[10] Art. 639 cod. proc. pen.

[11] Art. 641 cod. proc. pen.

[12] Art. 642 cod. proc. pen.

[13] Art. 640 cod. proc. pen.

[14] Art. 643 cod. proc. pen.

[15] Art. 395 cod. proc. civ.


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