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Bimbo cade al parco giochi: chi paga i danni?

14 Settembre 2021 | Autore:
Bimbo cade al parco giochi: chi paga i danni?

Le regole per il risarcimento degli infortuni nei parchi giochi: quando risponde il proprietario o il gestore e quando, invece, sono responsabili i genitori.

È molto facile che i bambini si facciano male mentre giocano. Gli infortuni più frequenti avvengono mediante cadute da attrezzature sospese, come scivoli, giostre e altalene. Se il bimbo cade al parco giochi, chi paga i danni? Verrebbe naturale pensare che sorge una responsabilità automatica del parco giochi e, dunque, del suo titolare. Questi può essere, a seconda dei casi, un Ente pubblico, come il Comune, o un soggetto privato, come il concessionario dell’area o il gestore della struttura.

In realtà, non è sempre così: per la giurisprudenza italiana, i primi soggetti tenuti a vigilare sul minore, anche mentre sta giocando in un parco attrezzato, sono i genitori, o i nonni e gli altri parenti che lo accompagnano. Ma vediamo nel dettaglio chi paga i danni se il bimbo cade al parco giochi e riporta un infortunio con lesioni personali.

Caduta nel parco giochi: la responsabilità del proprietario

Il proprietario di un’area attrezzata a parco giochi, come un giardino comunale o una struttura privata (come quelle che si trovano in molti alberghi, villaggi vacanze e ristoranti), risponde per legge [1] delle cose che ha in custodia, e dunque deve garantire la loro sicurezza e il corretto funzionamento. La responsabilità può essere esclusa dalla prova – che deve essere il proprietario a fornire – di un caso fortuito, cioè in un evento assolutamente eccezionale e imprevedibile, che in concreto può consistere in un evento naturale, come una tromba d’aria, o in un fattore umano, cioè in un utilizzo del tutto improprio e anomalo della cosa.

Tutto ciò presuppone, ovviamente, che l’impianto e le attrezzature siano conformi alla normativa di sicurezza [2]: così se uno scivolo metallico presenta un taglio e il bimbo che lo percorre si ferisce, la responsabilità ricadrà sul proprietario o sul gestore della struttura, che hanno il dovere di evitare che tutto ciò che viene messo a disposizione per i giochi dei bambini non costituisca pericolo per la loro incolumità fisica.

In generale, i giochi nel parco devono essere immuni da difetti e, perciò, usandoli in modo corretto, non deve sorgere alcun rischio di riportare traumi o lesioni personali. Inoltre, il parco va tenuto anche in buone condizioni di pulizia e di igiene: ad esempio, non devono esserci frammenti di vetro o lattine a terra, o rami taglienti, o tombini aperti. Non solo i giochi, ma tutta l’area deve essere sicura e priva di rischi.

Caduta in parco giochi: chi deve vigilare per prevenirla ed evitarla?

La responsabilità del proprietario non si estende sino a comprendere l’obbligo di sorveglianza sui minori che fanno uso delle attrezzature, a meno che ciò non sia espressamente previsto dal regolamento di accesso che, se è esposto in modo visibile all’ingresso, si presume conosciuto e accettato da chi entra e usufruisce della struttura.

Così la Corte di Cassazione [3] ha ritenuto che la caduta di un bambino da uno scivolo, da un’altalena, da una giostrina o da un cavallo a dondolo è un evento non certo anomalo, bensì prevedibile ed evitabile usando la normale prudenza e diligenza. Dunque, come vedremo meglio fra poco, tocca ai genitori o agli altri adulti che accompagnano il bambino prevenire questi frequenti tipi di caduta.

Caduta in parco giochi: criteri per attribuire la responsabilità risarcitoria

Esistono due concetti ben diversi tra loro, ma che hanno un notevole impatto pratico sulla possibilità di ottenere il risarcimento dei danni per caduta in parco giochi: uno riguarda la prevedibilità dell’evento dannoso, l’altro concerne il dovere di cautela del soggetto che entra in contatto con la cosa. Il primo riguarda maggiormente i proprietari, titolari e gestori del parco, il secondo coinvolge anche gli utilizzatori delle attrezzature: dunque i bambini e, per essi, i genitori o le altre persone che li accompagnano a giocare.

La prevedibilità, secondo la Cassazione, è «la concreta possibilità di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo»: perciò, se il pericolo è visibile si richiede «dal soggetto che entra in contatto con la cosa un maggior grado di attenzione» [4].

La cautela – afferma la Suprema Corte – implica che, quando «la situazione di possibile pericolo comunque ingeneratasi sarebbe stata superabile mediante l’adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, potrà allora escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell’evento» [5].

Caduta bambino in parco giochi: quando risponde il genitore?

Da quanto ti abbiamo detto avrai compreso che una distrazione o disattenzione del genitore nella sorveglianza dei figli che giocano può costare cara: sia perché il bambino lasciato solo e senza controllo (anche per pochi attimi) può facilmente farsi male, sia perché in questi casi il risarcimento è il più delle volte precluso. L’adulto non deve confidare nel fatto che la struttura sia automaticamente sicura e deve comunque esercitare una vigilanza sui minori che ha accompagnato al parco giochi.

In particolare, quando si entra bisogna sempre controllare le regole di accesso al parco giochi: se esse prevedono che il bambino sia accompagnato da un adulto, è costui che si incarica della sorveglianza sul minore. Una nuova sentenza del tribunale di Milano [6] si è occupata del caso di una bambina che, mentre giocava su uno scivolo gonfiabile, era stata travolta e investita da altri due bambini.

I genitori avevano fatto causa alla struttura, contestando in particolare l’assenza di un addetto alla sorveglianza, ma i giudici milanesi hanno ritenuto che il fatto dannoso era imputabile «alla condotta stessa della bambina o di chi ne aveva la sorveglianza». Tecnicamente, si dice che in questi casi lo scivolo costituisce solo l’occasione, e non la causa, di verificazione del danno: è quanto abbiamo visto poco fa esponendo il concetto di cautela nell’uso delle attrezzature.

D’altronde, i genitori che avevano intentato la causa nei confronti del responsabile della struttura non avevano lamentato che lo scivolo non fosse a norma o presentasse dei pericoli, ma si erano concentrati esclusivamente «sull’assenza di un operatore che dirigesse l’ordine di discesa dei bambini, per evitare che troppi bambini potessero impegnare lo scivolo mentre altri occupavano ancora il percorso di scivolata».

All’esito del giudizio, la richiesta risarcitoria avanzata dai genitori è stata respinta ed il titolare dell’area giochi è stato scagionato perché aveva dimostrato, mediante fotografie, che all’ingresso del parco c’era un cartello che esponeva il regolamento, e tra le norme figurava la necessità che i bambini fossero «accompagnati da una persona adulta che vigilasse sul loro corretto comportamento». Per questo motivo il tribunale ha escluso che potesse ravvisarsi una mancata sorveglianza da parte del gestore responsabile della struttura: questo compito toccava ai genitori, o altri parenti, che accompagnavano i bambini a giocare nel parco.

Caduta in parco giochi: approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti leggi anche la rassegna di giurisprudenza “Parco giochi: ultime sentenze” e l’articolo “Bimbo cade giocando fuori casa: chi è responsabile?“.


note

[1] Art. 2051 Cod. civ.

[2] Norma UNI EN 1176 del 1998 e successivi aggiornamenti

[3] Cass. sent. n. 18167 del 25.08.2014.

[4] Cass, sent. n. 23919 del 22.10.2013 e n. 999 del 20.01.2014.

[5] Cass. sent. n. 23584 del 17.10.2013 e n. 28811 del 05.12.2008.

[6] Trib. Milano, sent. n. 6966 del 11.08.2021.


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3 Commenti

  1. I genitori dovrebbero stare con gli occhi aperti e vigilare costantemente sul proprio figlio al fine di evitare spiacevoli incidenti e provocare danni gravi

  2. Se porto mio figlio al parco giochi cerco di non togliergli gli occhi di dosso sia perché potrebbe farsi male, sia perché potrebbe far male a qualche altro bambino giocando sia perché ci sono persone poco raccomandabili in giro e non vorrei che gli capitasse qualcosa. Non me lo perdonerei per nessuna ragione al mondo

  3. Ci sono mamme che spesso attaccato lunghi discorsi con le altre, come se uscissero per la prima volta dopo tanto tempo e anziché badare ai propri figli ne approfittano per chiacchierare, fumarsi le sigarette e fare gossip con le altre. E poi si preoccupano quando il proprio figlio è caduto e dicono: “si è fatto male proprio mentre avevo distolto un attimo o sguardo”…SI vabbè, ora si dice così…

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