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Buono postale: che succede se muore un cointestatario?

17 Gennaio 2023 | Autore:
Buono postale: che succede se muore un cointestatario?

Chi incassa la somma maturata dal Bpf in caso di morte di un contitolare? Poste Italiane può rifiutarsi di pagare se non c’è il consenso degli eredi del defunto?

Gli anziani sono più parsimoniosi dei giovani: molti nonni e nonne hanno accumulato, nel corso degli anni, un “tesoretto” investito in buoni postali fruttiferi. Questo impiego del denaro è tradizionalmente considerato sicuro, per la fiducia che gli italiani nutrono nell’emittente, Poste Italiane. Per rendere più facile l’incasso, esiste la possibilità di cointestare il buono postale fruttifero (Bpf) tra due o più sottoscrittori, che avranno pari titolarità sulla somma depositata e sugli interessi maturati. Ma che succede se muore un cointestatario di un buono postale?

Il problema della titolarità del rimborso, e della quota di spettanza, si presenta spesso nella pratica, quando uno dei cointestatari è deceduto e il cointestatario superstite si presenta allo sportello dell’ufficio postale per chiedere l’incasso del titolo. Quali regole ci sono riguardo a questa eventualità? Le alternative possibili sono tre: il superstite dovrà concorrere con gli eredi del defunto, e quindi si vedrà decurtare la somma? Oppure potrà pretendere l’importo pieno? O addirittura potrebbe essergli negato il rimborso, se prima non viene acquisito il consenso degli eredi del cointestatario deceduto all’incasso del buono? Insomma, la Posta può rifiutarsi di pagare tutto all’unico cointestatario rimasto?

Di questa delicata domanda si è occupata la Corte di Cassazione in una nuova sentenza [1]. Il caso vedeva protagonista una vedova che pretendeva di riscuotere l’intera somma riportata nel buono, ovviamente comprensiva degli interessi maturati fino a quel momento; ma l’ufficio postale le aveva rifiutato il rimborso integrale. La donna è stata così costretta ad avviare una causa, in cui Poste Italiane ha resistito fino all’ultimo grado di giudizio. Infine, la Suprema Corte ha fornito la soluzione ed ha stabilito il principio di diritto applicabile in casi simili. Così, d’ora in poi, le cose dovrebbero essere più chiare. Prosegui nella lettura e ti spiegheremo cosa succede se muore il cointestatario di un buono postale.

Buono postale fruttifero cointestato: cos’è?

Il buono postale fruttifero è cointestato quando al momento dell’emissione riporta più intestatari e contiene una speciale clausola, chiamata «con pari facoltà di rimborso» (o di ritiro). È questa l’unica particolarità che differenzia i buoni postali cointestati da quelli ordinari. Per il resto, non cambia nulla: la misura degli interessi, la durata, la tassazione e le altre condizioni rimangono inalterate.

Poste Italiane ammette la cointestazione dei buoni fino a un massimo di quattro soggetti. Non è possibile cointestare i buoni tra persone maggiorenni e minorenni, o tra soggetti minorenni. Quindi, chi non ha ancora compiuto i 18 anni di età non può essere cointestatario di un buono postale fruttifero. Esistono, però, speciali tipi di buoni che possono essere intestati esclusivamente ai minori.

Clausola con pari facoltà di rimborso: come funziona?

Il Codice civile [2] prevede, in via generale, che «il possessore di un titolo nominativo è legittimato all’esercizio del diritto in esso menzionato per effetto dell’intestazione a suo favore contenuta nel titolo e nel registro dell’emittente». Questa facoltà si applica anche ai buoni postali fruttiferi nominativi (che infatti vengono annotati nel registro anagrafico tenuto da Poste Italiane) e, in specie, a quelli cointestati, che, come abbiamo visto, sono emessi a favore di più di un nominativo.

I buoni postali cointestati vengono emessi con l’apposizione della clausola «con pari facoltà di rimborso» (in breve: cpfr), in base alla quale ciascuno dei cointestatari indicati nel buono potrà riscuotere la somma dovuta semplicemente presentando il titolo cartaceo all’ufficio postale, senza necessità di esibire allo sportello il consenso degli altri cointestatari a questa operazione. Dunque, ognuno dei cointestatari può agire autonomamente e indipendentemente dagli altri.

Chi vuole evitare questa eventualità può cautelarsi chiedendo, al momento della sottoscrizione del buono cointestato, che la clausola di pari facoltà di rimborso non venga inserita: in tal caso, dovranno essere tutti i cointestatari a chiedere il rimborso congiuntamente.

Buoni postali fruttiferi: caratteristiche

Quanto alle principali caratteristiche dei buoni postali fruttiferi, ricorda sempre che:

  • il buono postale fruttifero è rimborsabile in qualsiasi momento nel capitale inizialmente versato e negli interessi corrispettivi previsti fino a quel momento (anche se prima della data stabilita, non iniziano a maturare gli interessi, che in genere decorrono dopo un anno dalla sottoscrizione);
  • i buoni sono nominativi e, dunque, non cedibili ad altre persone: non possono, cioè, circolare come avviene per gli assegni o altri tipi di titoli.

Nelle Faq (risposte a domande frequenti) sul sito di Poste Italiane si legge, infatti, che «non è assolutamente possibile modificare l’intestazione originaria dei titoli». Nei buoni postali fruttiferi nominativi, l’unica possibilità di variazione dell’intestatario è il decesso del sottoscrittore. Ed è proprio di questo caso che ora ci occuperemo.

Buono postale: chi lo incassa se muore un cointestatario?

Abbiamo visto che la clausola «con pari facoltà di ritiro» non deve essere intesa nel senso di un rimborso paritario, e dunque dimezzato, del 50% ciascuno, nel caso di due contitolari; invece, essa attribuisce il diritto al rimborso pieno e integrale in favore del solo cointestatario che lo presenta all’incasso. Ma in caso di morte di un cointestatario questo principio va contemperato con le norme in tema di eredità. Dunque, chi incassa il buono postale cointestato quando un cointestatario è deceduto?

Può incassarlo il cointestatario superstite e per l’intero importo: nell’eventualità di morte non c’è nessuna deroga al caso del cointestatario rimasto in vita. Questa è stata la soluzione fornita dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza che ti abbiamo accennato in apertura. La pronuncia afferma che «Poste Italiane S.p.A. non può rifiutare il rimborso del buono, non essendo tenuta ad alcun divieto di esecuzione della prestazione, che viceversa non può legittimamente rifiutare». Insomma, deve pagare in favore del cointestatario superstite che presenta il buono allo sportello per incassarlo.

Cointestatario defunto: il superstite può incassare tutto?

Gli Ermellini hanno affermato il seguente principio di diritto, che servirà a risolvere i casi simili che potranno presentarsi in futuro: «in materia di buoni postali fruttiferi cointestati e recanti la clausola “pari facoltà di rimborso”, in caso di morte di uno dei cointestatari, ciascun cointestatario superstite è legittimato a ottenere il rimborso dell’intera somma portata dal documento».

Il percorso motivazionale per arrivare a questa soluzione non è stato semplice, in quanto Poste Italiane si era opposta strenuamente al pagamento integrale del buono in favore del superstite, sostenendo che per procedere occorreva la quietanza congiunta degli eredi del cointestatario deceduto, come previsto dal Regolamento postale [3]. Poste Italiane sottolineava che questa norma serviva a tutelarla da «eventuali pretese degli eredi del cointestatario deceduto», che avrebbero potuto lamentarsi per lesione dei propri diritti scoprendo che il pagamento del buono era stato fatto al superstite e per l’intero ammontare.

Cosa significa che i buoni postali sono rimborsabili a vista?

La Cassazione era già intervenuta di recente sulla questione del rimborso del buono postale al cointestatario superstite [4], ma non l’aveva risolta in modo chiaro come, invece, ha fatto la nuova sentenza che ti abbiamo riportato e commentato. Adesso, invece, il Collegio ha rilevato che la norma del Regolamento invocata da Poste Italiane è riferita ai libretti di risparmio postale, non ai buoni, per i quali esiste una normativa specifica [5] che non richiede la necessità del consenso degli eredi del cointestatario defunto all’incasso da parte del superstite.

Ma l’argomento decisivo, che ha fatto propendere la Suprema Corte per la soluzione che consente il rimborso integrale al cointestatario superstite, è quello che la normativa sui buoni postali [6] dispone che essi sono «rimborsabili a vista». Dunque, chi li presenta legittimamente all’incasso – come, appunto, un cointestatario – ha diritto di ottenere l’intera somma maturata, comprensiva del capitale inizialmente versato più gli interessi accumulati fino alla data della riscossione, in base ai tassi previsti (leggi “come verificare il valore del buono fruttifero postale“).

Cosa possono fare gli eredi del cointestatario defunto per ottenere la loro parte?

Ma, se le cose stanno così, gli eredi del cointestatario defunto come vengono tutelati? Cosa possono fare per ottenere la parte di loro spettanza in base alle norme sull’eredità, quando il buono è stato, ormai, interamente incassato dal cointestatario rimasto in vita? Anche per questa eventualità la Cassazione fornisce la risposta: nonostante l’avvenuta riscossione da parte del superstite per l’importo intero, la titolarità del diritto di credito degli eredi rimane inalterata, in base al principio, sancito dal Codice civile [7] secondo cui l’obbligazione solidale, alla morte di uno dei concreditori, «si divide fra gli eredi in proporzione delle quote». Perciò la nuova sentenza della Cassazione afferma che «colui che abbia riscosso rimarrà tenuto nei rapporti interni nei confronti dell’erede o degli eredi del cointestatario defunto».


note

[1] Cass. ord. n. 1278 del 17.01.2023 (conf. Cass. sent. n. 24639 del 13.09.2021).

[2] Art. 2021 Cod. civ.

[3] Art. 187 D.P.R. n. 256/1989.

[4] Cass. ord. n. 11137 del 11.06.2020.

[5] Art. 203 D.P.R. n. 256/1989.

[6] Art. 204 D.P.R. n. 256/1989.

[7] Art. 1295 Cod. civ.

Cass. civ., sez. I, ord., 17 gennaio 2023, n. 1278

Presidente Bisogni – Relatore Falabella

Fatti di causa

1. – Con citazione notificata il 26 febbraio 2013 P.L. ha convenuto in giudizio Poste Italiane s.p.a. esponendo che l’ufficio postale di (omissis) le aveva negato il rimborso di buoni cointestati al defunto nonno, P.E. , affermando il venir meno della “clausola di pari facoltà di ritiro” e condizionando la riscossione alla presentazione di dichiarazione di successione oltre che al rilascio di quietanza congiunta di tutti gli eredi. L’attrice ha quindi domandato accertarsi e dichiararsi l’inadempimento di Poste italiane e condannarsi la stessa al pagamento dell’intero ammontare dei buoni nella misura di Euro 7.698,57, oltre interessi convenzionali; in via subordinata ha chiesto di liquidare in proprio favore la somma pari al 50% di quella somma, salvo altra.

Nella resistenza di Poste italiane, il Tribunale di Roma ha accolto la domanda principale condannando la convenuta a rimborsare a P.L. il 100% del valore dei buoni fruttiferi oggetto di giudizio, oltre interessi legali decorrenti dalla domanda.

2. – Avendo Poste italiane proposto gravame, la Corte di appello di Roma, con sentenza del 25 gennaio 2018, ha riformato la pronuncia di primo grado, rigettando la domanda attrice.

La Corte di merito ha richiamato, ai fini della sua revisione critica, la tesi della ricorrente, fatta propria dal Tribunale; tale tesi è stata così riassunta: sebbene l’art. 203 del regolamento postale (D.P.R. n. 256/1989) preveda che le norme relative al servizio dei libretti di risparmio postali di cui al titolo quinto del regolamento siano estese al servizio dei beni postali fruttiferi, in quanto applicabili, non poteva trovare applicazione l’art. 187 comma 2 secondo cui il rimborso a saldo del credito del libretto intestato a persona defunta, oppure cointestato anche con la clausola della pari facoltà a due o più persone, una delle quali sia deceduta, viene eseguito con quietanza di tutti gli aventi diritto; l’applicazione di tale disposizione trova ostacolo nel disposto dell’art. 208, il quale prescrive che i buoni sono rimborsabili a vista presso l’ufficio per capitale ed interessi.

Secondo la Corte di appello, di contro, il legislatore aveva voluto parificare, per quanto possibile, libretti e buoni postali, salvo tenerli distinti per specifiche peculiarità, tra le quali non si poteva però individuare la disciplina delle successioni, che per i libretti postali era dettata specificamente nel titolo quinto, capo terzo, sezione quarta del decreto presidenziale. In conseguenza, anche i buoni postali, carenti di una specifica disciplina in materia di successioni, risultavano regolamentati dalle norme applicabili ai libretti postali. Ha evidenziato la Corte che l’interpretazione più restrittiva risultava maggiormente aderente ai principi generali dell’ordinamento, garantendo la legittimità del rimborso in caso di morte del beneficiario, in conformità delle regole successorie, senza escludere quanti potessero vantare diritti in forza della successione. Il Giudice distrettuale ha inoltre rilevato che la “clausola di pari facoltà di ritiro” presupponeva senz’altro un consenso dell’avente diritto all’esercizio di “ogni facoltà” da parte del cointestatario: condizione che non poteva però considerarsi persistente a seguito della morte di quest’ultimo. Ha aggiunto che la soluzione indicata risultava coerente con la disciplina fiscale, predeterminando un vincolo atto ad escludere il rischio di pratiche elusive, avendo riguardo al pagamento dell’imposta sulla successione. Infine il Giudice distrettuale ha escluso potesse accogliersi la domanda subordinata, diretta al rimborso parziale del valore dei buoni, giacché tale rimborso determinava una inammissibile modifica del contenuto del documento di legittimazione emesso sulla base del versamento della somma in esso indicata.

3. – Avverso la pronuncia della Corte di Roma ricorre per cassazione, facendo valere sette motivi, P.L. , che ha depositato pure memoria. Resiste con controricorso Poste Italiane.

Ragioni della decisione

1. – Il primo motivo denuncia la nullità della sentenza e del procedimento ex artt. 352 e 281 sexies c.p.c.. Si deduce che la Corte di appello adottando il modulo decisorio di cui alla norma da ultimo citata, aveva omesso di consentire il deposito della comparsa conclusionale e della memoria di replica, con conseguente compromissione del diritto di difesa della ricorrente.

Il secondo mezzo oppone la violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 256 del 1989, art. 203. Si deduce che il Giudice del gravame avrebbe posto in atto una cattiva interpretazione della detta norma, la quale – si assume – “non presupporrebbe affatto la libera applicazione di ogni disposizione normativa prevista per la disciplina dei libretti”. Si rileva che i buoni sottoscritti con la “clausola di pari facoltà di rimborso” sono prodotti postali dalle finalità completamente diverse rispetto a quelle proprie dei libretti postali e che questi ultimi assolvono a una funzione di risparmio e deposito, con movimentazione continua, mentre i buoni nascono come prodotti di investimento a lunga durata e con la previsione di un’unica operazione, quella relativa al loro rimborso. Si rileva, inoltre, che, contrariamente a quanto ritenuto nella sentenza impugnata, il rimborso dei buoni cointestati a soggetto defunto è specificamente regolato dall’art. 208 del regolamento postale.

Il terzo motivo lamenta la violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 256 del 1989, art. 187 in relazione al D.P.R. n. 156 del 1973, artt. 149, 171 e 178, oltre che del D.M. n. 19 dicembre 2000, artt. 1 e 10, comma 1. La Corte di Roma avrebbe erroneamente apprezzato il portato della normativa primaria, da cui era dato desumere la natura contrattuale dei buoni postali. La pronuncia d’appello è inoltre censurata per quanto da essa affermato con riferimento al venir meno dell’efficacia della “clausola di pari facoltà di ritiro”. Si richiama, poi, il principio, affermato dalla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui nella disciplina dei buoni dettata dal testo unico approvato con D.P.R. n. 156/1973, il vincolo contrattuale per l’emittente e il sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti.

Col quarto motivo la sentenza impugnata è censurata per violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 256/1989, artt. 187 e 184, in relazione agli artt. 1102,1292 e 1298 c.c.. Si sostiene che le prime due disposizioni non impediscono il pagamento a vista in favore del cointestatario superstite, nè presuppongono, nel caso di decesso del cointestatario stesso, la quietanza degli eredi. Si assume che la soluzione interpretativa offerta dalla Corte distrettuale si pone in contrasto con le norme sulla comunione ordinaria violando, altresì, le disposizioni che regolano le obbligazioni solidali dal lato attivo.

Il quinto motivo prospetta la violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 256/1989, art. 187 per contrasto con quanto già affermato da questa Corte con la sentenza n. 15231 del 2002. La censura investe l’affermazione, contenuta nella sentenza impugnata, circa il venir meno della “clausola di pari facoltà di ritiro” in seguito al decesso dell’altro cointestatario dei buoni; si deduce che la tesi fatta propria dalla Corte di appello, oltre a confliggere con la richiamata giurisprudenza, risulterebbe coerente col principio dell’ordinamento che favorisce la continuazione di tutti i rapporti patrimoniali appartenenti al de cuius.

Col sesto mezzo si lamenta la violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione alle leggi fiscali sulle successioni e, in particolare, del D.Lgs. n. 346 del 1990, artt. 48 e 28. La ricorrente si duole, qui, dell’affermazione secondo cui in caso di morte del contitolare del buono sorgerebbe, in capo a Poste italiane, l’obbligo di individuare quali siano gli eredi del defunto per procedere a un pagamento corretto anche ai fini dell’applicazione di quanto prescritto dalla normativa fiscale.

Il settimo motivo oppone la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 156/1973, artt. 172 e 176. Si contesta quanto affermato dalla Corte di appello quanto all’infondatezza della domanda subordinata. Si deduce che “lo scorporo della quota non comporta alcuna modifica del titolo ed è un diritto che spetta a ciascun cointestatario dei buoni che, in costanza di rapporto, può autonomamente determinare l’interruzione della fruttuosità dell’investimento chiedendo (sempre se in possesso materialmente dell’unico originale di ogni singolo buono) anche anticipatamente rispetto alla scadenza trentennale, il rimborso dei titoli”.

2. – La controricorrente ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, lamentando un’assenza di specificità nell’esposizione dei fatti di causa e nell’articolazione dei motivi di censura.

L’eccezione è destituita di fondamento.

Il ricorso per cassazione consta della compiuta rappresentazione della vicenda controversa e della descrizione del corso processuale della causa, e cioè di quella esposizione dei fatti, prevista dall’art. 366, n. 3, c.p.c. che, è bene ricordare, deve essere “sommaria”; il ricorso si compone inoltre di motivi ampiamente circostanziati sul tema giuridico che ha costituito oggetto della decisione di appello.

3. – Il primo motivo è infondato.

Si assume, in sintesi, che la Corte di merito avrebbe deciso la causa ex art. 281 sexies c.p.c. all’udienza del 25 gennaio 2018 nonostante la ricorrente avesse richiesto un termine per il deposito di note illustrative.

Ora, è vero che la discussione orale della causa immediatamente dopo la precisazione delle conclusioni, giusta l’art. 281 sexies c.p.c., pur non essendo subordinata all’istanza di parte, può risultare inibita qualora una di esse abbia richiesto lo scambio delle note conclusionali con fissazione di altra udienza di discussione (Cass. 31 ottobre 2016, n. 22120); e tuttavia, per stessa ammissione dell’istante, una istanza in tal senso non risulta documentata nel verbale di udienza; non si vede, allora, come la censura in esame possa trovare accoglimento.

4. – I restanti motivi, che vertono su di un’unica questione di diritto, possono esaminarsi congiuntamente e sono fondati nei termini che si vengono a esporre.

A seguito del deposito del ricorso di P.L. questa Corte si è pronunciata più volte sul tema in contestazione. In una prima pronuncia (Cass. 10 giugno 2020, n. 11137) si è ritenuto che, in assenza di una previsione specifica, al rimborso dei buoni postali fruttiferi cointestati sia applicabile per analogia la disciplina prevista dal D.P.R. n. 256 del 1989, art. 187, comma 1, , relativo ai libretti di risparmio postale, con la conseguenza che, nel caso di decesso di uno degli intestatari, il rimborso viene eseguito con quietanza di tutti gli aventi diritto, anche qualora i buoni stessi siano muniti della clausola “pari facoltà di rimborso”. Si è però venuto consolidando un indirizzo opposto, compendiato nella massima per cui in materia di buoni postali fruttiferi cointestati recanti la clausola “pari facoltà di rimborso”, in caso di morte di uno dei cointestatari, ciascun cointestatario superstite è legittimato a ottenere il rimborso dell’intera somma portata dal documento, non trovando applicazione il D.P.R. n. 256 del 1989, art. 187, comma 1, del, che, in tema di libretti di risparmio, impone la necessaria quietanza di tutti gli aventi diritto, atteso che i buoni fruttiferi circolano “a vista” e tale diversa natura impedisce l’applicazione analogica della citata disciplina (Cass. 13 settembre 2021, n. 24639, seguita da Cass. 15 dicembre 2021, n. 40107, Cass. 18 febbraio 2022, n. 5426, Cass. 10 febbraio 2022, n. 4280, non massimate in CED).

Questo secondo orientamento si fonda su rilievi cui va prestata convinta adesione. Cass. 13 settembre 2021, n. 24639 ha osservato, infatti: che pur essendo vero che non solo i libretti di risparmio, ma anche i buoni fruttiferi postali appartengono alla specie dei documenti di legittimazione, ex art. 2002 c.c. e non hanno invece natura di titoli di credito, tra i due ricorre una rilevante differenza, tale da incidere sul funzionamento della clausola “pari facoltà di rimborso”; che, infatti, in deroga al principio generale di libera cedibilità dei crediti, fissata dall’art. 1260 c.c., del D.P.R. n. 256/1989, l’art. 204, comma 3, sancisce l’intrasferibilità del credito portato dai buoni postali; che i buoni postali fruttiferi si caratterizzano per un marcato rafforzamento del diritto di credito dell’intestatario sulla somma portata dal documento ad ottenerne il rimborso “a vista”, il che si traduce “nell’incanalamento della fase di pagamento della somma portata dal titolo su un unico prefissato binario, quale il pagamento, appunto ‘a vistà, all’intestatario: e ciò è sufficiente a dire che la previsione concernente la riscossione, in caso di clausola ‘pari facoltà di rimborsò, dei libretti di deposito non è esportabile al campo dei buoni fruttiferi”; che il contrario assunto secondo cui, in caso di clausola “pari facoltà di rimborso” di buoni postali fruttiferi cointestati a due o più persone, il decesso di uno di essi precluderebbe il rimborso dell’intero agli altri, finirebbe per paralizzare proprio l’aspetto per il quale detti buoni, dotati della apposizione della menzionata clausola, si caratterizzano; che non rileva la funzione di protezione dell’erede o dei coeredi del cointestatario defunto al quale l’art. 187, sarebbe strumentale, giacché la normativa in questione non tutela gli interessi dei coeredi; che in caso di cointestazione con clausola “pari facoltà di rimborso”, e dunque di solidarietà attiva, l’obbligazione solidale, alla morte di uno dei concreditori, “si divide fra gli eredi in proporzione delle quote” (art. 1295 c.c.), senza incidere sulla posizione del cointestatario superstite, onde la riscossione riservata all’intestatario superstite in nulla interferisce con la spettanza del credito, colui che abbia riscosso rimanendo tenuto nei rapporti interni nei confronti dell’erede o degli eredi del cointestatario defunto; che, sotto il profilo fiscale, assume rilievo la risoluzione del 13 luglio 1999 n. 115 del Ministero dele finanze secondo cui i buoni sono equiparati a tutti gli effetti ai titoli del debito pubblico e sono pertanto esclusi dall’attivo ereditario, anche se l’erede è obbligato alla presentazione della dichiarazione di esonero.

5. – La sentenza impugnata va conseguentemente cassata, con rinvio della causa alla Corte di Roma, che giudicherà in diversa composizione. A detta Corte è rimessa la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie, nei sensi di cui in motivazione, tutti i motivi di ricorso, ad eccezione del primo, che rigetta; cassa l’impugnata sentenza in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.


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2 Commenti

  1. Articolo interessante, ma cosa succede per i Buoni postali “dematerializzati” accoppiati ad un conto corrente o a un libretto postale a sua volta cointestato con pfar?

  2. Grazie, ma non hai risposto alla Mia domanda, Che SE la Cosa viene tenura nascosta come fa l’erede escluso quando viene a saperlo as avere la Sia parte?

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