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Il lavoratore va sempre informato del diritto di precedenza

9 Giugno 2014
Il lavoratore va sempre informato del diritto di precedenza

Contratto a termine: informativa scritta da inserire sempre nel contratto, anche se non è prevista alcuna sanzione per il datore.

Un nuovo obbligo è scattato per il datore di lavoro con la nuova riforma del contratto a tempo determinato [1]. Da oggi, egli deve sempre informare il lavoratore assunto a termine del diritto di precedenza di cui è titolare.

Tale informazione deve essere resa al momento dell’assunzione, con un richiamo esplicito nello stesso atto con cui è stabilito il termine apposto al contratto.

Il diritto di precedenza è quello che può essere esercitato da un ex-dipendente per le assunzioni che il datore di lavoro effettua dopo la cessazione del rapporto. In pratica la legge attribuisce a talune categorie di lavoratori un diritto di precedenza all’assunzione in considerazione di specifiche situazioni, come nel caso di lavoratori licenziati per riduzione del personale, o appunto in caso di lavoratori a tempo parziale.

Come noto, la riforma del 2014 ha soppresso l’obbligo di indicare le ragioni tecniche, produttive, organizzative o sostitutive che consentono di effettuare l’assunzione a tempo determinato (la cosiddetta “causale”). Tuttavia, l’apposizione del termine resta priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da un atto scritto. Con la conseguenza che, in mancanza di tale specifica, il contratto si considera a tempo indeterminato.

Di regola, l’atto da cui risulta il termine è il contratto di assunzione. Tuttavia, potrebbe trattarsi anche di un atto stipulato a latere, dal quale il termine risulti, comunque, in modo espresso.

Da oggi, inoltre, come detto, dovrà farsi menzione, in modo inequivocabile, del diritto di precedenza, che potrà essere esercitato dal lavoratore interessato all’assunzione.

Il nuovo adempimento [2] riguarda sia le assunzioni a termine di lavoratori stagionali, sia quelle degli altri settori.

In caso di contratto a termine per svolgere attività stagionali, il diritto di precedenza spetta rispetto a nuove assunzioni a termine da parte dello stesso datore di lavoro per le stesse attività stagionali e il lavoratore può esprimere al datore di lavoro, entro tre mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro, la sua volontà di esercitarlo.

Per le attività diverse da quelle stagionali, invece, la manifestazione di volontà può essere espressa, entro sei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro, da parte del lavoratore che abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi e riguarda le assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi, con riferimento alle mansioni già espletate durante i rapporti a termine.

Si ritiene, quindi, che l’obbligo di richiamare espressamente, nell’atto di assunzione a termine, il diritto di precedenza che può essere esercitato dal lavoratore, possa essere assolto citando la disposizione applicabile. Senza dimenticare che il diritto può essere disciplinato anche dal contratto collettivo stipulato a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Quali sono le conseguenze della mancata indicazione del diritto di precedenza? Questo la legge non lo dice espressamente e non chiarisce le eventuali sanzioni. Sarà allora la magistratura del lavoro a definire l’ambito di responsabilità del datore di lavoro e, di conseguenza, l’eventuale risarcimento a cui potrebbe essere chiamato.

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Il diritto di precedenza deve essere espressamente richiamato nell’atto dal quale risulta l’apposizione del termine (di regola, il contratto di assunzione). Una copia del documento deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione.

Il diritto di precedenza può essere esercitato dal lavoratore a condizione che il lavoratore manifesti la propria volontà al datore di lavoro entro tre mesi (per gli stagionali) o entro sei mesi (per le altre attività) dalla data di cessazione del rapporto di lavoro e si estingue entro un anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

note

[1] legge 78/2014, di conversione del decreto legge 34/2014.

[2] Formalizzato nell’ultimo periodo del comma 4-sexies dell’articolo 5 del decreto legislativo 368/2001, aggiunto dal decreto legge 34/2014.

Autore immagine: 123rf com


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