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Come opporsi a una legge ingiusta

15 Settembre 2021
Come opporsi a una legge ingiusta

La disobbedienza civile può essere esercitata a patto di accettare le conseguenze che ne derivano: il giudice può sempre cancellare le sanzioni. 

La cosiddetta «disobbedienza civile» ossia il diritto – secondo alcuni – ad opporsi a una legge ingiusta non è contemplata dal nostro ordinamento come una valida forma di contestazione nei confronti del legislatore. Chi ritiene illegittima una norma e intende non rispettarla non può evitare le relative pene solo perché, a suo dire, è contraria alla Costituzione o ai diritti dell’uomo. Se non interviene una sentenza a cancellare la legge o la sanzione, non c’è giustificazione che tenga. Proprio a queste condizioni – come avremo modo di vedere meglio qui in seguito – può essere esercitata la disobbedienza civile.

A ben vedere, la disobbedienza civile poteva avere un suo fondamento quando il potere del sovrano, del dittatore o, comunque, del legislatore era libero da qualsiasi vincolo. Oggi però, almeno in Italia, esiste una Costituzione scritta, peraltro di tipo «rigido» (che non può cioè essere facilmente modificata), che funge da limite ed argine agli abusi della legge. È peraltro la stessa Costituzione che, se letta attentamente tra le righe, spiega come opporsi a una legge ingiusta.

Ecco allora alcuni chiarimenti in proposito.

Come cancellare una legge ingiusta

Esistono tre diversi modi per opporsi a una legge ritenuta ingiusta, inopportuna, incostituzionale o semplicemente svantaggiosa. Li vedremo qui di seguito. 

Il voto

Il primo e più facile modo per opporsi a una legge ingiusta è agire tramite i propri rappresentanti che siedono in Parlamento. Con tutti i limiti che hanno avuto le ultime leggi elettorali, che non consentono una piena scelta da parte del cittadino, del deputato o del senatore, siamo in definitiva noi a scegliere i gruppi che andranno al potere. Pertanto, chi spera nella cancellazione di una legge ingiusta o nell’adozione di una norma più giusta non deve far altro che votare chi avrà materialmente gli strumenti per farlo nelle relative aule e che, magari, ha tale obiettivo nel proprio programma elettorale.

La legge non è immutabile e può sempre essere modificata, limitata nella sua portata o eliminata per sempre (anche con effetto retroattivo).  

Il referendum 

Il secondo modo per cancellare una legge ingiusta è promuovere un referendum abrogativo volto a chiedere l’abrogazione totale o parziale di una legge. A tal fine, sono necessarie cinquecentomila firme. Se il referendum ha un esito positivo, la norma oggetto della consultazione popolare sarà eliminata. Questo strumento può essere utilizzato solo per le leggi, i decreti legge e i decreti legislativi e non per le altre fonti del diritto che non rientrano in queste categorie (come ad esempio i regolamenti governativi). 

Esistono poi altri due tipi di referendum oltre al referendum abrogativo: 

  • il referendum costituzionale con cui il popolo è chiamato a “confermare” una legge costituzionale, entro 3 mesi dall’avvenuta pubblicazione; 
  • il referendum territoriale, con cui si decide sulla possibilità di fusione di Regioni o di creazione di nuove Regioni oppure del passaggio di Province e Comuni da una Regione all’altra.

In verità, esiste poi il referendum consultivo che non è vincolante: il cittadino è chiamato solo ad esprimere un parere su una determinata questione di cui il legislatore può tenere conto o meno.  

Nel nostro ordinamento, non esiste un referendum propositivo, con cui gli elettori possano scegliere se adottare o meno una legge, saltando il Parlamento o il Governo. 

La ragione è semplice: se il popolo potesse scegliere liberamente le leggi che più gli aggradano potrebbero usare questo strumento in modo inopportuno, ad esempio cancellando le tasse o alcuni reati. 

Peraltro, non tutti gli aventi diritto al voto hanno le competenze tecniche per esprimersi su determinati temi e potrebbero decidere semplicemente in base all’istinto o al proprio tornaconto personale. Dall’altro lato, però, è anche vero che neanche ai piani alti ci sono più le competenze di un tempo. Bisognerebbe allora prevedere un referendum propositivo solo per determinate materie. 

Il giudice

Il terzo modo per opporsi a una legge è il ricorso al giudice. Chi ritiene una norma ingiusta può liberamente violarla, accettando di subire le relative conseguenze. Conseguenze come multe o sanzioni. Contro queste è sempre possibile porre rimedio rivolgendosi al giudice in un regolare processo e chiedendo una sentenza che annulli la sanzione o rimetta la decisione sulla legittimità della norma alla Corte Costituzionale: sarà quest’ultima poi a cancellare la legge illegittima.

Si pensi a una persona che ritenga troppo penalizzante la legge sul divieto di fumare in auto quando ci sono minorenni all’interno. Volendo far cancellare questa norma dall’ordinamento non potrà limitarsi a disapplicarla (cosa che purtroppo fanno in molti) ma, a seguito della relativa sanzione, dovrà proporre ricorso al giudice e chiederne l’annullamento o, in alternativa, auspicare un rinvio alla Corte Costituzionale affinché dichiari illegittima la disposizione in questione. 

La disobbedienza civile

Il terzo punto appena affrontato – quello cioè del ricorso al giudice – può proprio essere lo spiraglio per ritenere lecita la disobbedienza civile: poiché il rispetto di una norma non può essere imposto con la forza, chi decide di disobbedire ne deve accettare le conseguenze. Chi disobbedisce, insomma, deve avere il coraggio di rispondere delle proprie azioni portate a termine per inseguire i propri ideali.



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