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Avviso per bollo auto già pagato: che fare?

15 Settembre 2021
Avviso per bollo auto già pagato: che fare?

Come difendersi da un sollecito di pagamento per un bollo auto di molti anni prima caduto in prescrizione ma di cui non si è mai ricevuto l’avviso di accertamento?

Un lettore ci chiede come comportarsi dinanzi a un avviso per bollo auto già pagato. Spiego meglio il problema che ci viene prospettato.

Il contribuente ha appena ritirato una raccomandata contenente un sollecito di pagamento relativo all’imposta automobilistica del 2016. Nel sollecito, si fa riferimento all’invio di un precedente avviso di accertamento che, tuttavia, il contribuente dichiara di non aver mai ricevuto. Peraltro, le somme che gli vengono oggi chieste, e di cui lui prende atto per la prima volta solo ora, sono state già a suo tempo versate. Il punto è però che, non avendo mai preso conoscenza dell’originario avviso di accertamento, lo stesso non è stato in grado di fare opposizione e, quindi, di contestare il debito nei termini di legge (60 giorni dalla notifica).

Ecco dunque cosa fare dinanzi a un avviso per bollo auto già pagato.

La prescrizione 

La prima questione da porre in evidenza è che il bollo auto si prescrive nel termine di tre anni decorrenti dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui l’imposta doveva essere versata. 

Tanto per fare un esempio, il bollo auto dovuto del 2016 si prescrive il 31 dicembre 2019; pertanto, ogni avviso notificato a partire dal 1° gennaio 2020 è illegittimo.

Chiaramente, la prescrizione può essere interrotta da qualsiasi atto formale contenente una richiesta di pagamento. Dunque, nell’esempio precedente, l’ente titolare del credito (che, a seconda dei casi, è la Regione o l’Agenzia delle Entrate) è legittimato a chiedere il pagamento del bollo auto del 2016 se, prima del 2019, ha inviato l’avviso di accertamento e, successivamente, tra il 2020 e il 2021, ha poi notificato un ulteriore sollecito di pagamento interrompendo di nuovo la prescrizione. 

Questa sequela di solleciti può ripetersi all’infinito: finché viene rispettato il termine di tre anni tra una diffida e l’altra, la prescrizione non si compie mai.

Che fare se non si riceve l’avviso di accertamento?

Potrebbe succedere che l’ente titolare del credito invii un avviso di accertamento a un indirizzo non corretto o che la raccomandata, per una ragione o per un’altra, non pervenga a destinazione, come appunto nel nostro caso.

In tali ipotesi, il contribuente ha sempre la possibilità di impugnare il successivo sollecito, deducendo appunto il mancato ricevimento della prima raccomandata. Già solo questo basterebbe per rendere illegittima ogni pretesa di pagamento da parte della Regione o dell’Agenzia delle Entrate. Ciò perché, non essendo andata a buon fine la prima notifica, non è stata interrotta la prescrizione e, dunque, il debito si è ormai estinto. 

Peraltro, tutta la procedura di riscossione è illegittima e decade automaticamente se non viene rispettata la sequela degli atti previsti dalla legge, primo tra tutti l’invio dell’avviso di accertamento con il quale si mette il contribuente al corrente dell’inadempimento tributario e contro cui fare ricorso nei sessanta giorni successivi. All’avviso di accertamento devono poi seguire gli eventuali solleciti di pagamento o la cartella esattoriale. 

Dunque, il contribuente che non abbia ricevuto l’accertamento può fare ricorso contro il successivo sollecito, deducendo appunto il difetto della precedente notifica, contestando peraltro – nel nostro caso – anche l’avvenuta prescrizione. 

Il ricorso andrà presentato presso la Commissione Tributaria Provinciale a mezzo di un avvocato, un commercialista o un ragioniere, entro il termine di 60 giorni dal ricevimento della raccomandata. 

Prima di avviare l’impugnazione, sarà bene accertarsi dell’effettivo difetto di notifica, verificando le “carte” in mano all’amministrazione tributaria e se questa disponga della prova contraria. A tal fine, è possibile presentare, presso l’ente titolare del credito, una richiesta di accesso agli atti amministrativi per verificare se vi siano cartoline di ricevimento di eventuali raccomandate firmate dal contribuente o da familiari conviventi. 

Bollo auto già pagato: come fare ricorso?

Nel caso che ci viene prospettato si aggiunge un altro motivo di ricorso contro il sollecito: l’avvenuto pagamento dell’imposta, di cui ovviamente si dovrà dare dimostrazione documentale. 



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