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I debiti dei genitori ricadono sui figli?

15 Settembre 2021
I debiti dei genitori ricadono sui figli?

Come tutelarsi dai debiti del padre e della madre defunto: i vantaggi dell’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario e l’elenco dei debiti che non si trasmettono mai ai figli. 

È frequente chiedersi se i debiti dei genitori ricadono sui figli e come è possibile tutelarsi quando si tratta di somme cospicue. Cosa rischiano i figli se il padre o la madre hanno contratto in vita numerose obbligazioni a cui non hanno adempiuto?

Cerchiamo di fare il punto della situazione parlando dell’accettazione e della rinuncia dell’eredità, dell’accettazione con beneficio di inventario e dei debiti che non si trasmettono mai agli eredi.

Quando i figli rispondono dei debiti dei genitori

I debiti dei genitori ricadono sui figli solo dopo la morte dei primi ed a condizione che vi sia stata l’accettazione dell’eredità. 

Ciò implica due conseguenze. Da un lato il figlio, finché il padre o la madre sono in vita, non deve preoccuparsi dei relativi creditori i quali non hanno alcun potere di pignorare i beni di soggetti estranei all’obbligazione. Dall’altro lato, alla morte del genitore il creditore non può agire contro il figlio finché questi non abbia ancora accettato l’eredità. Il semplice rapporto di parentela, seppure stretta, non rende quindi responsabili dei debiti del defunto.

A tal fine è bene ricordare che l’accettazione dell’eredità può avvenire o con una dichiarazione espressa (prestata dinanzi al notaio o al cancelliere del tribunale) oppure con un comportamento tacito (come, ad esempio, la vendita di uno dei beni dell’eredità o il prelievo dal conto corrente).

Con l’accettazione dell’eredità, il figlio diventa a tutti gli effetti erede e, come tale, responsabile dei debiti del padre o della madre. Egli però ne risponde solo nei limiti della propria quota ricevuta in successione (cosiddetta «obbligazione parziaria»). Ad esempio, un erede al 33% dovrà pagare un terzo del debito con ciascun creditore mentre l’eventuale inadempimento degli ulteriori coeredi non ricade su di lui. 

Questa regola non vale però per l’omesso versamento dell’imposta sulle successioni e sui redditi: in tali casi il fisco può chiedere l’integrale pagamento della somma a ciascuno di essi, salvo la rivalsa sui coeredi per le rispettive quote (cosiddetta «obbligazione solidale»).

Come tutelarsi dai debiti dei genitori?

Per tutelarsi dai debiti dei genitori è possibile rinunciare all’eredità. In tal modo non  si è tenuti a pagare i creditori e le eventuali richieste provenienti da questi possono essere ignorate o contestate.

La rinuncia all’eredità non implica la perdita del diritto all’eventuale polizza assicurativa contratta in favore dell’erede o alla pensione di reversibilità.

Attenzione però: se il figlio ha prestato una fideiussione in favore del genitore (ad esempio nel caso di un mutuo o un finanziamento bancario), la morte di quest’ultimo non fa venir meno il suo debito che resta, in questo caso, personale.

Un secondo modo per tutelarsi dai debiti dei genitori, senza però rinunciare all’eredità, è l’accettazione con beneficio di inventario. In questo caso, l’erede – tenuto a fare prima un inventario dei beni ricevuti dal defunto – risponde solo nei limiti del valore della propria quota e non con il suo patrimonio personale. Pertanto il creditore non potrà pignorare i beni di proprietà dell’erede ma solo quelli a lui pervenuti con la successione. Il che limita il rischio di trovarsi dinanzi a un volume delle passività superiore a quello delle attività conseguite con l’eredità.

Debiti dei genitori che non si trasmettono ai figli

Non tutti i debiti dei genitori ricadono sui figli. Alcuni di questi infatti cessano con la morte e che non si trasferiscono agli eredi. Ciò avviene per le seguenti obbligazioni:

  • sanzioni amministrative (ad esempio quelle per il protesto di un assegno);
  • sanzioni penali (quelle cioè derivanti da reati come, ad esempio, l’abuso edilizio);
  • sanzioni tributarie (in tal caso resta comunque dovuto il capitale, ossia l’imposta non versata dal defunto, mentre è possibile chiedere lo sgravio delle “more”);
  • multe stradali;
  • debiti di gioco o scommesse;
  • prestazioni personali (come il pagamento dell’assegno di mantenimento all’ex moglie o ai figli i quali però si consoleranno con una quota dell’eredità).

Non si trasmettono agli eredi neanche i debiti che, nel frattempo, sono caduti in prescrizione ossia per i quali il creditore non ha più inviato lettere di solleciti e diffide. I termini di prescrizione sono diversi a seconda del tipo di debito e variano anche per le imposte.  



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