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Cosa fare se ti hanno sottratto il cane?

3 Dicembre 2021 | Autore:
Cosa fare se ti hanno sottratto il cane?

Come puoi ritrovare e farti restituire il tuo cane da chi te lo ha rubato o preso? In che modo puoi dimostrare di essere il suo legittimo proprietario?

Il cane ha un valore inestimabile per il suo padrone. Con lui si crea un rapporto di affetto che nasce da quando è cucciolo e si protrae per l’intera vita dell’animale. Ci sono cani che accompagnano i bambini fin quando diventano adulti, cani che vivono nelle famiglie per molti anni e cani che aiutano i loro padroni nell’età anziana evitando loro la solitudine. Dunque, il cane è un bene estremamente prezioso per chi lo possiede; ma può con facilità essere rubato, smarrito, prelevato all’insaputa del proprietario o trattenuto dalla persona alla quale era stato affidato per un breve periodo e che, al termine, si rifiuta di restituirlo. Cosa fare se ti hanno sottratto il cane?

In certi casi, sai subito e con certezza chi è stato a prelevarlo senza il tuo consenso o a trattenerlo arbitrariamente; altre volte, non ne sei così sicuro e nutri solo dei sospetti, oppure puoi non avere idea di chi possa essere stato e di come siano andate le cose. Potrebbe non esserci stato un furto, ma un semplice smarrimento del cane che si è allontanato ed è scomparso. Anche in questo secondo caso, però, rimane il fatto che chi lo ha ritrovato e se lo è tenuto di nascosto non è il legittimo proprietario.

Vediamo dunque cosa fare se ti hanno sottratto il cane: quali sono i rimedi che la legge mette a tua disposizione e come puoi agire in concreto per recuperare il tuo animale d’affezione.

Come si diventa proprietari di un cane?

La legittima proprietà di un cane può essere acquisita in diversi modi: si può comprare, farselo regalare da un amico o prenderlo in affidamento o in adozione da un canile, in un rifugio o in un allevamento. Forse, ti meraviglierà sapere che i cani, come tutti gli altri animali, sono considerati dalla legge alla stregua dei comuni «beni mobili» [1], come gli oggetti e le merci. Nonostante il cane sia un essere senziente e legato all’uomo da un rapporto affettivo, il trattamento giuridico della sua circolazione è assimilato a quello di una cosa, tant’è che chi acquista un cane privo delle qualità promesse ha contro il venditore gli stessi rimedi di un consumatore che scopre i difetti di un prodotto [2] (la tutela è invece molto più intensa per il trattamento materiale e il suo mantenimento: il cane non può essere abbandonato, maltrattato o ucciso). Ma non preoccuparti: come vedrai a breve, avere un cane significa molto di più che possedere un oggetto.

Tieni presente che la proprietà di un cane si può trasferire anche per fatti concludenti, cioè con un comportamento materiale: non è necessario un contratto scritto per compiere il passaggio, ma è sufficiente l’accordo a voce con il venditore o con chi regala o dà in affidamento l’animale. Con il consenso alla cessione manifestato da entrambe le parti, la proprietà del cane si trasmette automaticamente e per realizzare questo risultato non occorrono ulteriori formalità. Ma ci sono altri obblighi che interferiscono con questo sistema, come il microchip e l’iscrizione all’Anagrafe canina. Esaminiamoli.

Obbligo di microchip per i cani: cosa prevede?

I cani non sono beni mobili registrati, come gli autoveicoli, per i quali gli intestatari sono iscritti in appositi registri (il Pra – Pubblico registro automobilistico). Però, esiste l’obbligo di dotare ogni cane di un microchip, che viene applicato dal veterinario sotto la pelle del collo. Il dispositivo è elettronico ed ha un numero identificativo univoco, composto da 15 cifre, che può essere verificato avvicinando l’apposito lettore di cui sono dotati i veterinari e i servizi veterinari delle Asl.

Il microchip per i cani è una sorta di “carta di identità”.  Entro i suoi due primi mesi di vita, il cane deve essere per legge [3] microchippato dal proprietario, il quale dopo aver compiuto questa operazione deve anche iscrivere l’animale all’Anagrafe canina, in un apposito archivio tenuto dalle Regioni chiamato Acir (Anagrafe canina informatizzata regionale). Anche questa registrazione, che deve avvenire subito dopo l’apposizione del microchip, è obbligatoria in base a quanto previsto dalle leggi regionali.

Il codice all’interno del microchip contiene anche i dati del proprietario, che vengono riportati, insieme a quelli dell’animale, nei registri dell’Anagrafe canina. Devi anche sapere che un minorenne non può registrarsi come proprietario di un cane: nel microchip e all’Anagrafe dovranno risultare solo soggetti maggiorenni, come i suoi genitori.

Il microchip prova la proprietà di un cane?

Il microchip serve a molteplici scopi: tra i principali, a scoraggiare l’abbandono e a combattere il randagismo, serve a sapere se il cane è vaccinato e a viaggiare all’estero in sua compagnia. Ma, come vedrai, il microchip è dirimente anche per risolvere i contrasti sulla proprietà dell’animale. Il microchip non serve a rintracciare il cane in caso di smarrimento o di furto, come comunemente si pensa, anche perché non è un localizzatore satellitare ma emette frequenze solo a breve distanza, quando viene avvicinato all’apposito lettore di dati.

Quindi, bisogna prima ritrovare il cane e, poi, utilizzare il microchip per sapere a chi appartiene. Ad esempio, se un cane perso viene ritrovato, portandolo all’ufficio veterinario dell’Asl, il rilevamento dei dati del microchip, inseriti anche nell’Anagrafe informatizzata permetterà di risalire al suo proprietario. Per conoscere la posizione di un cane in qualsiasi momento è, invece, utile dotarlo di un collare con dispositivo di rilevamento satellitare Gps, che permetterà di tracciarne i movimenti tramite un’app.

Dunque, il microchip identifica il cane in modo univoco e inconfondibile e, essendo abbinato all’Anagrafe canina informatizzata, lo associa automaticamente al suo proprietario. Infatti, il microchip è un dato pubblico, dotato di valore amministrativo, che serve a identificare in modo inequivocabile il proprietario o, precisamente, la persona che quando lo ha dotato di microchip e lo ha iscritto all’Anagrafe canina si è qualificata come tale. Tant’è che un cane che ha più di due mesi di vita non può essere legittimamente venduto, affidato o regalato se non ha il microchip; in tal caso, il nuovo proprietario, per aggiornare i dati e registrarsi, deve fare la variazione all’Anagrafe canina compilando un apposito modulo che verrà inserito nel database dal veterinario.

Cosa deve fare chi ritrova un cane smarrito?

In caso di ritrovamento di un cane smarrito, chi lo ha rinvenuto deve innanzitutto portarlo da un veterinario, pubblico o privato, per verificare le sue condizioni di salute. In quell’occasione, il veterinario procederà anche alla lettura del microchip, se il cane ne è dotato, per individuare il proprietario. Se non è possibile prelevare il cane, perché aggressivo o spaventato, bisogna allertare i servizi veterinari delle Asl, o, in alternativa, le guardie cinofile, la Polizia municipale o i Carabinieri forestali.

Le autorità individueranno, se possibile, il legittimo proprietario verificando se sono state presentate denunce di furto, di scomparsa o di smarrimento, altrimenti trasporteranno il cane in un canile o in un centro di affidamento convenzionato. La legge quadro nazionale contro il randagismo [4] dispone che i «cani vaganti» ospitati presso queste strutture possono essere ceduti a privati che diano «garanzie di buon trattamento» o ad associazioni protezioniste, previa effettuazione delle vaccinazioni previste.

Il Codice civile [5] stabilisce che chiunque trova una cosa mobile (e in questa nozione, come hai visto, rientrano anche i cani) deve restituirla al proprietario e, se non lo conosce, deve consegnarla «senza ritardo» al sindaco del luogo in cui l’ha trovata (nel nostro caso, i poteri del sindaco sono esercitati dagli appositi servizi dell’Asl o del Comune) indicando le circostanze del ritrovamento. Perciò, chi non adempie questi obblighi e trattiene un cane non suo commette il reato di appropriazione indebita in danno del legittimo proprietario.

Cosa fare contro chi possiede un cane di cui non è proprietario?

La legge distingue in modo netto la proprietà dal possesso: la prima è una situazione di diritto, la seconda è una situazione di fatto. Il possessore si comporta come se fosse il proprietario, anche quando non lo è [6]. A seconda dei casi, egli potrà essere un possessore in buona fede, come chi ha acquistato un cane da chi appariva proprietario, oppure in malafede, come colui che lo ha rubato: il ladro attraverso il furto acquisisce il possesso, non certo la proprietà.

Però, questa sua posizione è tutelata: esiste una regola giuridica secondo la quale «possesso vale titolo» [7]. Che significa? In pratica, chi rivendica la proprietà di un cane non può andare a riprendersi il suo animale da chi in quel momento lo detiene, ma deve agire nei modi previsti dalla legge per dimostrare di essere il vero proprietario. Fino a quel momento è il possessore che si presume tale. Questo significa che bisogna per forza avviare una causa civile, che di solito dura anni, o un processo penale, per dimostrare la titolarità e l’esistenza del diritto di proprietà sul cane? Non necessariamente: esistono modi più rapidi ed efficaci per ottenere la restituzione del cane, che adesso ti esporremo.

Rimedi di legge in caso di sottrazione del cane

Andare a riprendere il tuo cane con la forza o di soppiatto non è una buona idea: con questo comportamento illegittimo rischi di passare dalla parte del torto e – se la discussione degenera e compi qualsiasi violenza fisica o minaccia verbale – potresti essere denunciato, per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni [8], dal possessore che non riconosce il tuo diritto di proprietà. Se invece è il cane che torna autonomamente da te, non rischi nulla e rimani anche libero di agire legalmente contro chi te lo ha sottratto, nei modi che ora ti diremo.

Per dimostrare il tuo legittimo diritto di proprietà in qualsiasi tipo di causa e davanti alle autorità amministrative e di pubblica sicurezza hai l’arma del microchip associato all’Anagrafe canina: i dati registrati possono validamente provare in qualsiasi giudizio, civile o penale, che sei tu il padrone del cane e non colui che in quel momento lo possiede. A quel punto, sarà costui a dover dimostrare che il suo possesso era legittimo, ad esempio perché tu stesso gli avevi regalato il cane. Ma non sarà facile per lui smentire le risultanze documentali in tuo favore, che potranno essere rappresentate dai dati del microchip e, volendo, da qualsiasi altro elemento dimostrativo utile, come le foto e i filmati che ti ritraggono in compagnia del tuo cane o le testimonianze di amici e parenti.

L’azione giudiziaria civile

Nel procedimento civile, c’è la possibilità di esperire il consueto ricorso cautelare [1] – molto più rapido della causa ordinaria – utilizzabile, però, solo nei casi in cui il diritto di proprietà del cane è minacciato da un «pregiudizio imminente e irreparabile»; ma è anche previsto uno speciale procedimento d’urgenza, chiamato accertamento tecnico preventivo [9] – in breve, Atp -, al quale puoi ricorrere per risalire all’identità del tuo cane, se essa è contestata da chi lo possiede attualmente.

Il ricorso va redatto e depositato, a cura di un avvocato, presso il tribunale civile competente per territorio (quello del luogo in cui si trova il cane). Questo rimedio è molto utile se chi detiene l’animale è conosciuto ed è stato ben individuato, ma contesta la tua proprietà e, dunque, è intenzionato a tenersi il cane. La giurisprudenza [10] riconosce che l’Atp è un metodo valido proprio per dirimere questo tipo di controversie. Così il cane potrà esserti restituito con un provvedimento del giudice (e se il proprietario ancora si rifiuta di ottemperare, commette reato [11] e potrai querelarlo per mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice).

Tenendo conto di questi punti a tuo vantaggio, la situazione può risolversi il più delle volte in via bonaria, richiedendo ai sensi di legge la restituzione del cane con un’apposita lettera di intimazione e diffida che potrai preparare e inviare con l’aiuto del tuo avvocato.

La denuncia penale

Se il possessore non ottempera alle tue richieste di restituzione e si rifiuta di ridarti il cane, oppure se tu preferisci agire contro di lui direttamente in via giudiziaria, c’è a tua disposizione la strada della denuncia penale. Ecco come funziona: se ti hanno sottratto il cane e sai chi è stato, puoi sporgere denuncia di furto alle autorità (Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia municipale o direttamente alla procura della Repubblica) rappresentando i fatti e indicando il nome del sospetto autore e il luogo in cui si trova l’animale (ad esempio, nel giardino del tuo vicino di casa).

Se non sei in grado di stabilire chi è stato a prelevare il tuo cane, dovrai sporgere una denuncia di furto contro ignoti. Se non sai bene neppure come si sono svolti i fatti e a cosa è dovuta la scomparsa del tuo cane, potrai denunciare, in alternativa, la sottrazione o lo smarrimento. Come ti abbiamo spiegato, questa denuncia sarà utile in tutti i casi di successivo rinvenimento, anche fortuito, del cane vagante. Il reato sarà, invece, quello di appropriazione indebita se avevi dato a qualcuno in custodia l’animale, ad esempio a un dog-sitter per una passeggiata o a un vicino mentre sei andato in vacanza, e poi non te lo ha più restituito.

Riconoscimento, sequestro e restituzione del cane

A seguito della tua denuncia partiranno le indagini per l’accertamento dei fatti e per il recupero dell’animale. Se il cane sarà individuato e ritrovato, potresti essere chiamato ad effettuare il suo riconoscimento fisico e non sarà certo un adempimento difficile, visto il rapporto di conoscenza e di affetto esistente.

Gli inquirenti potranno svolgere una perquisizione, autorizzata dal magistrato, nei luoghi dove ritengono che l’animale possa trovarsi. Se le ricerche danno esito positivo, il tuo cane potrà anche essere sequestrato – come prova del reato commesso o per evitare che il reato venga portato a conseguenze ulteriori – con un decreto emesso dal pubblico ministero (o con provvedimento della polizia giudiziaria, nei casi di urgenza). Sarai avvisato del ritrovamento, il cane verrà identificato tramite il microchip e, dopo il tuo riconoscimento, ti verrà restituito quale legittimo proprietario.

Il procedimento penale proseguirà nei confronti di chi te lo ha sottratto per stabilire, a cura del giudice, se è effettivamente responsabile del reato denunciato e se perciò dovrà essere condannato. Se emerge che il cane è stato vittima di maltrattamenti, ci sarà un ulteriore procedimento penale a carico del responsabile, con pene detentive che possono arrivare fino a due anni di reclusione in caso di uccisione [12].

Come dimostrare di essere il proprietario di un cane di razza?

Per i cani di razza pura esistono appositi «Libri genealogici» tenuti e custoditi dall’Enci, l’Ente nazionale della cinofilia italiana. Il certificato rilasciato dall’Enci è quel documento comunemente conosciuto come “pedigree”, che attesta la razza del cane, le sue qualità e i suoi ascendenti.

Per il regolamento della Fci (Federazione cinologica internazionale) [13] il proprietario del cane è «la persona che ha legalmente acquisito l’animale, si trova in suo possesso e può provarlo con la detenzione, correttamente certificata, di un certificato d’iscrizione e un pedigree validi». Come vedi, per riuscire a dimostrare la legittima proprietà di un cane di razza le cose sono più facili rispetto a quella di un cane comune, perché in questo caso, oltre al microchip, viene in aiuto il pedigree. Visto il valore economico di questi animali, potrà essere utile anche la fattura d’acquisto.


note

[1] Art. 812 Cod. civ.

[2] Art. 132 D.Lgs. n. 206/2005.

[3] L. n. 281 del 14.08.1991.

[4] Art. 2, co. 5, L. n. 281/1991.

[5] Art. 927 Cod. civ.

[6] Art. 1140 Cod. civ.

[7] Art. 1153 Cod. civ.

[8] Art. 393 Cod. pen.

[9] Art. 702 Cod. proc. civ.

[10] C. App. Milano, sent. n. 2089 del 18.08.2020.

[11] Art. 388 Cod. pen.

[12] Art. 544 bis e art. 544 ter Cod. pen.

[13] D.Lgs. n. 529 del 30.12.1992 e Comm. Gen. FCI, Madrid, febbraio 2013.


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