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Pignoramento fondo patrimoniale per tasse non pagate

16 Settembre 2021
Pignoramento fondo patrimoniale per tasse non pagate

Il Fisco può iscrivere ipoteca sui beni del fondo patrimoniale anche per i debiti tributari contratti per la famiglia. 

Il funzionamento del fondo patrimoniale è ormai a tutti noto: la sua costituzione fa sì che i beni in esso inseriti siano insensibili alle aggressioni dei creditori, e pertanto non possano essere pignorati, a patto però che i debiti per i quali si agisce siano stati contratti per bisogni diversi da quelli familiari. In sostanza, tutte le obbligazioni sorte per scopi voluttuari o di investimento non sono opponibili al fondo patrimoniale.

Detto ciò ci si chiede se sia possibile il pignoramento del fondo patrimoniale per tasse non pagate: chi ha debiti col Fisco può rischiare un’ipoteca o un’esecuzione forzata di tipo immobiliare? 

La risposta è da ricercare nelle parole di una recente sentenza della Cassazione [1].

Ipoteca e pignoramento per tasse non pagate

Innanzitutto, bisogna ricordare come funziona, in Italia, il sistema di riscossione delle tasse.

Gli enti titolari del credito, come Agenzia delle Entrate, una volta accertato il mancato pagamento delle imposte da parte del contribuente e diffidato quest’ultimo con l’avviso di accertamento, formano un documento, il cosiddetto ruolo, che poi trasmettono all’Agente per la riscossione Esattoriale (per le imposte erariali è Agenzia Entrate Riscossione; per le imposte locali possono essere le società private che hanno stretto un’apposita convenzione con Comuni, Province e Regioni).

Nel ruolo viene certificato il credito dell’amministrazione e autorizzato l’Esattore all’avvio della procedura di riscossione. 

L’Esattore notifica la cartella esattoriale e procede poi alle azioni di recupero tramite il pignoramento, l’ipoteca, il fermo amministrativo. Tali azioni però trovano una serie di limiti quando si tratta di aggredire i beni immobili del contribuente. 

In particolare, l’ipoteca può essere iscritta solo per debiti pari o superiori a 20.000 euro e previa notifica di un preavviso di ipoteca, che dia al contribuente almeno 30 giorni di tempo per pagare, presentare una domanda di rateazione o fare opposizione.

Invece, il pignoramento può essere avviato solo per debiti superiori a 120.000 euro e sempre che il complessivo patrimonio immobiliare del debitore valga più di 120.000 euro. In ogni caso, se il contribuente è titolare di un solo immobile, in esso vi ha la residenza, non è di lusso (A/1, A/8 o A/9) ed è accatastato come civile abitazione, il pignoramento è illegittimo (è il cosiddetto divieto di pignoramento della prima casa).

Pignoramento fondo patrimoniale

Come anticipato in apertura, il fondo patrimoniale può essere pignorato solo per quei debiti sorti per far fronte alle esigenze familiari. Questo principio si applica anche ai debiti tributari. Tanto per fare un esempio, le tasse sulla casa – in quanto bene funzionale ai bisogni della famiglia – sono insensibili al fondo patrimoniale e ne consentono il pignoramento. Stesso discorso per le imposte sul reddito (Irpef, Ires, Irap) applicate sull’attività svolta per le esigenze familiari. Viceversa, quando si tratta di imposte dovute per spese ultronee, come quelle per investimenti o per beni voluttuari (si pensi a una barca), il fondo patrimoniale resta inaggredibile.

Tutto ciò riguarda sia il pignoramento vero e proprio che la precedente iscrizione di ipoteca.

Pignoramento fondo patrimoniale per tasse non pagate

Alla luce di tali informazioni, sarà più facile comprendere i chiarimenti espressi dalla Cassazione. Secondo la Corte, anche i beni del fondo patrimoniale sono soggetti ad iscrizione ipotecaria per l’obbligazione tributaria contratta per far fronte alle esigenze della famiglia. 

La Suprema Corte ricorda che l’iscrizione ipotecaria è legittima solo se l’obbligazione tributaria è strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità a tali bisogni. Tuttavia, grava in capo al debitore opponente l’onere della prova non solo della regolare costituzione del fondo patrimoniale, e della sua opponibilità al creditore procedente, «ma anche della circostanza che il debito sia stato contratto per scopi estranei alle necessità familiari, avuto riguardo al fatto generatore dell’obbligazione e a prescindere dalla natura della stessa e che il detto creditore fosse a conoscenza di tale circostanza».

Viene infatti ulteriormente chiarito che il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l’esecuzione sui beni del fondo «va ricercato non già nella natura dell’obbligazione ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia». Ragion per cui, esemplifica la Corte, anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, «fermo restando che essa non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa del coniuge, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi» [2].


note

[1] Cass. sent. n. 25010/2021 del 15.09.2021.

[2] Cass. sent. n. 3738/2015.

Autore immagine: depositphotos.com


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