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Se la moglie non vuol seguire il marito scatta l’addebito? Matrimonio o carriera?

10 Giugno 2014
Se la moglie non vuol seguire il marito scatta l’addebito? Matrimonio o carriera?

Se il coniuge non si trasferisce con l’altro per seguire la propria carriera, facendo così naufragare il matrimonio. 

Mobilità sul lavoro sì, ma non necessariamente per tutta la famiglia. In tempo di crisi economica, i lavoratori devono spesso fare i conti con trasferimenti e cambi di residenza per non perdere il posto. Ma che succede se la moglie non vuol seguire il marito (o viceversa) nel trasloco imposto da esigenze di lavoro e, a causa di tale lontananza, si determina poi una incolmabile crisi coniugale?

In altre parole, il quesito è molto semplice (e, purtroppo, assai ricorrente): se i due si separano perché ormai distanti anche fisicamente, il comportamento di chi non ha voluto seguire l’altro può essere considerato colpevole e, quindi, comportante il cosiddetto addebito in caso di separazione?

Come in tutte le situazioni di diritto di famiglia, la risposta non conosce regole generali, ma va valutata caso per caso, in relazione alle situazioni concrete. Tuttavia, con una ordinanza di qualche ora fa [1], la Cassazione ha detto la sua in modo piuttosto chiaro. Se la moglie non si trasferisce per non perdere anch’ella, a sua volta, il proprio posto di lavoro, non le si può muovere alcuna critica. Dunque non è censurabile la scelta della moglie (o del marito) che, pur di non rinunciare alla propria carriera, preferisce allontanarsi dal coniuge, consapevole del rischio di naufragio del matrimonio che ciò comporta.

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note

[1] Cass. ord. n. 13026/14 del 10.06.14.

Autore immagine: 123rf com


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