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Patente sospesa: si può guidare in caso di emergenza?

16 Settembre 2021 | Autore:
Patente sospesa: si può guidare in caso di emergenza?

Cosa si rischia se ci si mette al volante con il permesso «congelato» per accompagnare una persona al Pronto soccorso? Esistono delle eccezioni al divieto?

Ti sei fatto accompagnare al lavoro da tua moglie perché la tua patente è sospesa ancora per qualche settimana dopo che hai commesso una violazione al Codice della strada. È una consuetudine, ormai: lei lavora non lontano dal tuo ufficio, quindi fate il viaggio insieme la mattina e, a fine giornata, passa a prenderti per tornare a casa. Stai quasi pensando che conviene fare così anche quando potrai tornare a guidare: il risparmio in carburante è notevole. Una mattina, però, succede qualcosa di inconsueto. Tua moglie accusa un malore al volante e deve essere portata in ospedale. Non ci pensi due volte: prendi il suo posto, la carichi sul sedile del passeggero e parti per il Pronto soccorso. Nemmeno ti chiedi se con la patente sospesa si può guidare in caso di emergenza: vai e che Dio te la mandi buona.

E invece tanto buona non te la manderà se nel tragitto verso l’ospedale trovi una pattuglia della Polizia che ti ferma per un controllo perché, come si suol dire, il fine non giustifica i mezzi: ti arriverà una sanzione per esserti messo alla guida con la patente sospesa. Così ha stabilito la Cassazione in una recente sentenza [1].

Il malore, dunque, non rappresenta una valida eccezione per infrangere il divieto di guidare un’auto. O almeno non sempre. Lo possono essere i motivi di lavoro ma sempre dopo avere chiesto e ottenuto dal Prefetto un’autorizzazione a tale scopo e attenendosi alle esigenze professionali. E allora, che si fa? Si accosta la macchina e si aspetta che il conducente si riprenda? Vediamo come spiega la Cassazione il fatto che con la patente sospesa non si possa guidare in caso di emergenza.

Quando viene sospesa la patente?

Secondo quanto disposto dal Codice della strada, viene sospesa la patente come sanzione accessoria a quella amministrativa in caso di violazione commessa per:

  • violazione, con veicoli adibiti al trasporto di cose, del divieto di circolazione disposto dal Prefetto;
  • trasporto eccezionale o guida di un mezzo classificato come eccezionale sprovvisto dell’autorizzazione o mancato rispetto delle prescrizioni previste o dei limiti imposti dalle norme;
  • destinare il veicolo a servizio di piazza con conducente o a taxi senza aver ottenuto la licenza prevista;
  • superare i limiti di guida o di velocità imposti dal codice della strada (solo per i neopatentati);
  • guidare un veicolo per il quale è prevista una patente di categoria diversa da quella posseduta;
  • superare i limiti di velocità di oltre 40 km/h (per neopatentati e recidivi sono previste delle sospensioni aggravate);
  • circolazione contromano in curva, o in ogni altro caso di scarsa visibilità, o quando la strada è divisa in più carreggiate separate;
  • manovre di sorpasso vietate dalla legge;
  • mancato rispetto delle norme sul trasporto di merci classificate come pericolose;
  • circolazione sulla corsia per la sosta di emergenza o su quella per la variazione di velocità;
  • circolazione con veicolo sprovvisto di cronotachigrafo o foglio di registrazione oppure quando questi non siano conformi alle norme vigenti;
  • guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 g/l.
  • non fermarsi in caso di incidente con danno grave ai veicoli tale da determinare la revisione;
  • rifiutare di assumere la custodia di veicolo sottoposto a sequestro o a fermo amministrativo, oppure circolare abusivamente con veicolo sottoposto a sequestro;
  • circolazione abusiva durante il periodo di sospensione della carta di circolazione.

Quali sanzioni per guidare con la patente sospesa?

Ignorare il fatto di avere la patente sospesa e guidare, nonostante ciò, un’automobile, ha delle conseguenze molto serie; si va incontro:

  • ad una sanzione amministrativa da 1.988 a 7.953 euro;
  • alla revoca della patente;
  • al fermo amministrativo del veicolo per tre mesi.

Se il divieto di guidare viene «snobbato» due volte, anziché il fermo amministrativo scatta la confisca dell’auto, il che comporta il passaggio di proprietà in capo allo Stato e la perdita definitiva da parte del proprietario. Addio macchina, insomma.

Patente sospesa: quando si può guidare?

Abbiamo detto prima – lo vedremo nel dettaglio tra poco – che, secondo la Cassazione, non è possibile guidare un’auto in caso di emergenza con la patente sospesa. Ma abbiamo anche accennato al fatto che è possibile mettersi al volante per motivi di lavoro con il permesso «congelato». Cosa si deve fare?

Entro e non oltre cinque giorni dalla notifica del ritiro della patente, l’automobilista ha la facoltà di presentare al Prefetto una richiesta motivata e documentata per ottenerne la restituzione, appunto, per ragioni lavorative. Sarà indispensabile, però, indicare le fasce orarie nelle quali si ha bisogno dell’auto per recarsi al lavoro e dimostrare l’impossibilità o l’estrema difficoltà ad utilizzare dei mezzi di trasporto pubblico o non propri a tale scopo. C’è da augurarsi, però, che l’ufficio o lo stabilimento non sia troppo lontano da casa o che la circolazione sia piuttosto scorrevole: l’autorizzazione del Prefetto non può essere rilasciata per più di tre ore al giorno. Occorre, quindi, calcolare quanto ci vuole tra andata e ritorno.

C’è, però, il rovescio della medaglia: in questo modo, si allunga automaticamente il decorso della sospensione della patente per un numero di giorni pari al doppio delle complessive ore per le quali è stata autorizzata la guida, arrotondato per eccesso.

Il Prefetto, nei 15 giorni successivi, emana l’ordinanza di sospensione, indicando il periodo al quale si estende il provvedimento. L’istanza può essere accolta solo se non ci sono stati incidenti a seguito dell’accertamento dell’illecito che ha determinato il ritiro della patente.

Ma c’è un altro caso in cui è possibile guidare con la patente sospesa. Un caso, potremmo dire, clamoroso. Con due diverse ordinanze, infatti, il giudice di pace di Terracina ha decretato la restituzione della patente a due conducenti che avevano violato le norme del Codice della strada, convinto che in caso contrario si rischierebbe di ledere le situazioni soggettive patrimoniali e non patrimoniali degli automobilisti, che però possono guidare solo di giorno.

Patente sospesa: che succede in caso di emergenza?

Se il rischio di perdere il lavoro o il reddito può essere considerato un’eccezione per poter guidare con la patente sospesa (come abbiamo detto, a determinate condizioni e con i dovuti limiti), non si può dire altrettanto di un caso di emergenza.

La Cassazione (con la sentenza che trovi in fondo a questo articolo) ha confermato recentemente la sanzione ad un automobilista che si è messo al volante pur avendo subìto la sospensione del permesso di guida e che si era giustificando dicendo di dover portare al Pronto soccorso il cognato colto da malore.

Secondo la Suprema Corte, non è possibile ovviare al divieto di guida con patente sospesa quando esiste una concreta alternativa che, in questo caso, può essere quella di chiamare un’ambulanza per il trasporto del malato in ospedale o di ricorrere ad un medicinale in grado di far passare il malore (in questo caso, si trattava di una forte cefalea con vomito).

Diverso sarebbe – conclude la Cassazione – trovarsi in uno «stato di necessità che presuppone la sussistenza di un’effettiva situazione di pericolo imminente di un grave danno alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l’erronea convinzione, provocata da concrete circostanze oggettive, di trovarsi in tale situazione». In altre parole: davanti a un infarto, non c’è da pensarci due volte. Se il malore, però, è una cefalea, basta cercare una farmacia.


note

[1] Cass. ord. n. 24679/2021 del 14.09.2021.

Cass. civ., sez. VI – 2, ord., 14 settembre 2021, n. 24679

Presidente Cosentino – Relatore Casadonte

Rilevato che:

– il sig. S.A. ha impugnato per cassazione la sentenza del Tribunale di Siena che ha respinto l’appello avverso la sentenza di prime cure di rigetto dell’opposizione da lui proposta nei confronti del verbale di accertamento della violazione dell’art. 218 C.d.S., comma 6, perché colto alla guida di veicolo nonostante la precedente sospensione della patente di guida; – a fondamento del rigetto dell’opposizione era stata ritenuta assorbente la considerazione della mancata prova dell’invocata sussistenza della scriminante dello stato di necessità e: aveva infatti allegato l’opponente di avere dovuto dirigeresi quanto più rapidamente possibile verso l’ospedale per prestare assistenza al cognato che aveva accusato un forte malore; -in subordine l’opponente aveva allegato lo stato di necessità putativo; – il giudice d’appello aveva escluso la ravvisabilità della suddetta scriminante sulla scorta della tradizionalmente riconosciuto operatività in casi limite della stessa, quando cioè non sia esigibile in concreto una condotta alternativa; – nel caso di specie, incontestata la guida da parte dell’opponente, il tribunale ha ritenuto di non poter desumere dalla documentazione depositata, e in particolare dei referti medici riportanti la diagnosi di “cefalea” nei confronti del cognato, i sintomi di un patologia di gravità tale da giustificare la sostituzione alla guida; al contraio, secondo il tribunale era possibile chiamare il 118 o assumere un farmaco per contrastare la cefalea ed attendere che lo stesso facesse effetto; – la cassazione della sentenza d’appello è chiesta con ricorso affidato a due motivi; – non ha svolto attività difensiva l’intimata prefettura.

Considerato che:

– il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione sull’invocata sussistenza dello stato di necessità putativa pure ampiamente invocata dal ricorrente; – la censura è inammissibile perché formulata in termini difformi da quelli previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ratione temporis applicabile a seguito della motifica introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, conv. con L. n. 134 del 2012; -il ricorrente, invero, non denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo, dedotto in sede di merito e trascurato dal tribunale benché idoneo a generare nell’agente la convinzione di trovarsi di fronte ad uno stato di necessità; – d’altro canto il tribunale ha ritenuto che le valutazioni svolte con riguardo all’insussistenza di una situazione in qualche modo riconducibile allo stato di necessità sia assorbente di ogni altra questione (cfr. ultimo rigo a pag. 3 della sentenza); – con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e o falsa applicazione degli artt. 54 c.p. e della L. n. 689 del 1981, art. 4 per avere la pronuncia impugnata erroneamente interpretato le disposizioni in materia di scriminante dello stato di necessità, non considerando che il ricorrente aveva agito alla luce di un pericolo imminente ingenerato dall’erronea persuasione di trovarsi nella situazione in cui l’unico concreto e realistico rimedio a fronte della cefalea con episodi di vomito del cognato fosse il raggiungimento in qualunque modo del presidio di Pronto Soccorso, mettendosi pertanto alla guida del veicolo; – la censura è inammissibile ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c. perché il tribunale ha fatto applicazione delle disposizioni citate in modo conforme alla giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. Sez. Un. 7155/2017); -costituisce, infatti, orientamento consolidato che in tema di sanzioni amministrative, l’esimente dello stato di necessità di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 4, in applicazione degli artt. 54 e 59 c.p., presuppone la sussistenza di un’effettiva situazione di pericolo imminente di un grave danno alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l’erronea convinzione, provocata da concrete circostanze oggettive, di trovarsi in tale situazione (cfr. Cass. 16155/2019 che ha confermato la sentenza di merito che ha negato la sussistenza dello stato di necessità invocato sulla base del mero convincimento soggettivo da parte del trasgressore che la madre versasse in condizioni di pericolo; nello stesso senso Cass. 14286/2010); – ciò posto il tribunale si è attenuto a tale principio e la critica del ricorrente è destinata all’inammissibilità poiché nessun accertamento in ordine all’esistenza di fatti idonei ad ingenerare nell’agente la convinzione di trovarsi di fronte ad uno stato di necessità è rinvenibile nella sentenza impugnata; – il ricorso va dunque dichiarato inammissibile; – nulla va disposto sulle spese atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimata; – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.


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1 Commento

  1. E quando la cefalea è sintomo di un’emorragia cerebrale che può essere altrettanto grave di un infarto?

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