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Notifica a parente non convivente: è valida?

17 Settembre 2021 | Autore:
Notifica a parente non convivente: è valida?

Il familiare presente in casa che ritira l’atto al posto del destinatario deve coabitare con lui perché la consegna sia valida? È rilevante l’attestazione del postino?

Chi dice che le famiglie italiane non sono numerose? Molte case sembrano un porto di mare a tutte le ore del giorno. Ci sono genitori, fratelli, sorelle, nonni, zii, cugini, nipoti e cognati che quotidianamente passano o si trattengono nell’abitazione per un po’ di tempo. E quando bussa il postino per consegnare una raccomandata, molto spesso c’è un parente che la prende in consegna al posto del destinatario. Ma la notifica a un parente non convivente è valida? Basta che qualcuno presente in casa in quel momento apra la porta e ritiri la lettera, firmando la cartolina di ricevimento, o occorre qualcos’altro?

Bisogna distinguere due casi: quello dell’ufficiale giudiziario, del messo incaricato o del postino che scrive sulla relata di notificazione, oltre al nome del familiare, anche la qualità di convivente con il destinatario, e quello in cui la cartolina non riporta questa parola “magica”. La definiamo così perché ha importanti effetti. Quella dicitura, quando c’è, pesa fino a prova contraria. Se per invalidare la notifica vuoi contestare che la persona indicata come convivente con il tuo nucleo familiare in realtà non lo è, dovrai dimostrarlo tu con altre risultanze obiettive.

Ma, stando alle ultime sentenze, anche se il postino omette di indicare la qualifica di convivente che lega il destinatario della raccomandata al familiare a cui ha consegnato la missiva, la coabitazione si presume per il semplice fatto della presenza del congiunto in casa. Dunque, tocca sempre a te dimostrare che quel familiare non è convivente e non abita lì. Analizziamo quindi queste due ipotesi e capirai se e quando la notifica a parente non convivente è valida.

Notifica a persona diversa dal destinatario: quando è possibile?

Chi può ritirare un atto al posto del destinatario? La legge [1] prevede che, se al momento in cui viene eseguita la notifica il destinatario è assente (non importa per quali motivi), la consegna dell’atto da notificare è validamente effettuata ad una persona diversa, purché si tratti di «persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda» (questi ultimi casi riguardano i dipendenti di una società incaricati della ricezione atti, i segretari di studi professionali, ecc.).

Chi riceve l’atto, però, deve avere almeno 14 anni di età e non deve risultare «palesemente incapace». Solo in mancanza di queste persone, e dunque quando non c’è proprio nessuno in casa, il postino può rivolgersi al portiere del palazzo; se manca anche lui, può consegnare la raccomandata a un vicino, il quale, però, deve accettare espressamente di riceverla, dunque può rifiutarsi.

Già dalla formulazione normativa comprendiamo che anche una colf, una babysitter o una badante possono prendere la raccomandata, se si trovano nell’abitazione del destinatario quando arriva l’ufficiale giudiziario, il messo o il portalettere. Dunque, la notifica in questi particolari casi può essere valida anche se fatta a persone diverse dai familiari. Ma concentriamoci sui parenti, quelli che il Codice definisce come «persone di famiglia», senza specificare il loro grado di parentela con il destinatario.

Presunzione di ricezione dell’atto: cosa significa?

È fondamentale sapere che la possibilità di notificare un atto a persone diverse dal destinatario è ammessa solo quando la consegna avviene nel suo luogo di abitazione e residenza, non altrove, come sottolinea la Corte di Cassazione [2] (invece la notifica che avviene direttamente nelle mani del destinatario è valida in qualsiasi luogo). Solo in questi casi, infatti, opera la presunzione di ricezione, secondo la quale è normale ritenere che il familiare convivente, o la persona addetta alla casa, consegneranno l’atto al destinatario appena tornerà.

Quindi, se avevi fissato la tua residenza altrove, registrandola presso l’ufficio dell’Anagrafe comunale in una data anteriore a quella in cui avviene la consegna dell’atto da notificare, potrai contestare la validità della notifica eseguita nella tua vecchia abitazione e ricevuta da un qualsiasi parente che si trova ancora lì come, ad esempio, una moglie separata.

Notifica a familiare convivente: basta il rapporto di parentela?

Secondo un orientamento della Cassazione [3] «non basta che la persona cui sia stata consegnata la copia sia in rapporti di parentela con il destinatario dell’atto dovendo, invece, trattarsi di persona di famiglia o addetta alla casa, di persona cioè a lui legata da un rapporto di convivenza che, per la costanza di quotidiani contatti, da affidamento che l’atto sia portato a sua conoscenza».

Quindi, la presunzione di conoscenza opera solo nei casi di effettiva convivenza del familiare con il destinatario (tant’è che in questi casi, se si tratta di atti giudiziari o di atti della riscossione notificati a mezzo posta, come le cartelle esattoriali, non è nemmeno previsto l’invio della successiva raccomandata informativa, per avvisare dell’avvenuto recapito; la seconda raccomandata rimane necessaria solo quando il postino non ha trovato nessuno [4]). E allora, in base a questo principio, è abbastanza facile per l’interessato fornire la prova contraria: per sostenere l’invalidità della notifica basterà produrre un certificato anagrafico di residenza, per dimostrare che alla data di avvenuta notifica il parente al quale è stato consegnato l’atto risiedeva altrove.

L’attestazione di “familiare convivente” è necessaria?

Veniamo ora all’altro punto nodale: è necessario, ai fini della validità della notifica, che il postino scriva espressamente, sulla cartolina di ricevuta di ritorno, che il consegnatario dell’atto è un familiare convivente con il destinatario? Secondo la Suprema Corte no. L’ultima pronuncia emessa sul tema [5] ha ritenuto perfettamente valida la notifica di un atto dell’Agenzia Entrate Riscossione fatta ad un congiunto presente in casa del contribuente, che però non era stato indicato dal portalettere come convivente.

Secondo il Collegio, nel caso di notifica fatta mediante il servizio postale «il rapporto di convivenza, almeno provvisorio, può essere presunto sulla base del fatto che il familiare si sia trovato nell’abitazione del destinatario ed abbia preso in consegna l’atto da notificare». Questa presunzione, però, non è assoluta, ma può essere superata dalla prova contraria che il contribuente è tenuto a fornire, dimostrando – anche in questo caso con risultanze obiettive, come il certificato di residenza – che in realtà quel parente era stato presente solo occasionalmente nel luogo ove è avvenuta la consegna, ma in realtà non è convivente con il destinatario e non coabita con lui.

Notifica a familiare non convivente: approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi i seguenti articoli:


note

[1] Art. 139 Cod. proc. civ.

[2] Cass. ord. n. 10543 del 15.04.2019.

[3] Cass. sent. n. 7830/2015.

[4] Cass. S.U. n. 10012 del 15.04.2021.

[5] Cass. ord. n. 24880 del 15.09.2021 (conf. Cass. n. 28591/2017 e n.27587/2018).


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