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Un italiano può chiedere asilo politico?

17 Settembre 2021
Un italiano può chiedere asilo politico?

Chi può ottenere lo stato di rifugiato: chi crede che in Italia non ci sia una democrazia e intende andare all’estero richiedendo asilo può farlo? 

Un nostro lettore ci pone una domanda alquanto bizzarra, sebbene motivata da un malcontento generale che – oggi più di ieri – circola tra la popolazione, agevolato dai social network. Ci viene chiesto, in particolare, se sia «possibile, come cittadini italiani, appellarsi alla Convenzione di Ginevra del 1951 per chiedere asilo politico in un Paese democratico dove siano rispettati i diritti fondamentali della Costituzione che in Italia sono vilipendiate quotidianamente già da molti anni e nel quale la legge non abbia due pesi e due misure, come è dimostrabile dalle numerose sentenze emesse dal Consiglio Europeo e dalla Corte Umana dei diritti dell’Uomo». 

Insomma, un italiano può chiedere asilo politico?

La questione, come facilmente intuibile, ruota intorno alla nozione di «rifugiato» e di «diritto di asilo».

La disciplina internazionale, per come dettata dall’articolo 1 della Convenzione di Ginevra (che vede anche l’Italia tra i firmatari), riconosce il diritto d’asilo ai rifugiati. Per «rifugiato» si intende chiunque si trovi al di fuori del proprio Paese e non possa ritornarvi a causa del fondato timore di subire violenze o persecuzioni.

Quindi, presupposti per poter ottenere tale stato sono innanzitutto l’essere andati via dal proprio Stato e, in secondo luogo, il fatto di non potervi fare ritorno perché, diversamente, si subirebbero vessazioni, angherie o punizioni eccessivamente severe.

Il diritto d’asilo, più nel dettaglio, viene riconosciuto alle persone che, nel proprio Paese d’origine, hanno subìto o rischiano di subire torture fisiche o psicologiche o pene ingiuste per motivi di razza, religione, appartenenza a un gruppo sociale o politico. 

Si pensi ai casi degli omosessuali perseguiti dalla legge del proprio territorio (condizione peraltro oggetto anche di numerose strumentalizzazioni per ottenere la cittadinanza italiana). 

Quando una persona scappa dal proprio Paese per uno di tali motivi e arriva al confine con un altro Stato firmatario della Convenzione di Ginevra per ottenere asilo deve subito chiedere lo status di rifugiato alla polizia di frontiera. 

La sua domanda, valutata da un’apposita commissione territoriale, per essere accolta deve essere ben motivata e, nei limiti del possibile, documentata. Non basta quindi affermare di essere vittime di angherie, bisogna anche provarle. 

Il richiedente deve cioè fornire precise indicazioni sulle violenze subìte o sulle minacce ricevute, e possibilmente perizie mediche o psichiatriche che lo riguardano. 

Il fatto quindi di trovarsi in un Paese che, secondo la propria opinione, non abbia un apparato perfettamente democratico o i cui giudici non applicano la giustizia in modo corretto non basta per considerarsi «rifugiati» se, di ciò, non si è subìta alcuna conseguenza sulla propria persona. 

In pratica, il richiedente asilo deve essere necessariamente una «vittima del sistema». Non basta il fatto di non condividere le scelte di un Governo. L’ideologia non è sufficiente se non si sono subìte torture fisiche, psicologiche o pene ingiuste. Solo chi fugge da persecuzioni o danni gravi nel proprio Paese ha il diritto di chiedere protezione internazionale.



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3 Commenti

  1. Mi sorprendo e mi dispiaccio di questa risposta che etichetta la domanda come bizzarra.
    Non e’ per nulla bizzarra, ci sto pensando anch’io e moltissimi altri, motivo per cui sono arrivata a questo articolo: cercavo risposte.
    Resto molto delusa, anche perche’ non e’ esauriente, tutt’altro.
    Nella carta dei diritti fondamentali dell’uomo vengono elencati anche tanti altri motivi anche solo riferiti a trattamenti degradanti da parte dello stato a cui appartiene il richiedente asilo. E mi sembra proprio il caso di molti Italiani a cui sono limitati i diritti fondamnteali sanciti dalla costituzione italiana.

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