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Pignoramento presso terzi contro la PA

17 Settembre 2021
Pignoramento presso terzi contro la PA

Pignorabilità del conto corrente della Pubblica Amministrazione che ha adottato una delibera di impignorabilità.

Ci risiamo. Sempre più spesso, ci imbattiamo nelle lamentele di cittadini che pur vantando dei crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni incontrano notevoli difficoltà ad ottenere il pagamento delle relative somme di denaro, anche nei casi in cui si rivolgono al giudice. Avevamo già avuto modo di trattare l’argomento in un nostro precedente articolo “Come pignorare i beni di un ente e rimuovere la delibera di impignorabilità” ed oggi ne parliamo nuovamente dopo essere venuti a conoscenza di un’interessante ordinanza emessa dal tribunale di Locri (RC) [1].

Nel contenzioso in questione, un avvocato agiva contro un Comune che si rifiutava di pagare i compensi liquidati al professionista dal giudice all’esito di numerosi giudizi nei quali l’Amministrazione Pubblica era risultata soccombente, nonostante plurimi tentativi del professionista di ottenere il pagamento in via bonaria.

L’avvocato, che vantava un credito certo, liquido ed esigibile, come tale indicato nei numerosi titoli esecutivi notificati al Comune, non si perdeva d’animo e decideva di effettuare un pignoramento presso terzi contro l’Ente, andando ad aggredire le somme depositate da quest’ultimo in banca (la cosiddetta tesoreria).

Il Comune si difendeva nell’ambito della procedura esecutiva, nel tentativo di sottrarsi ancora una volta al pagamento, venendo tuttavia condannato a pagare attraverso un’ordinanza dalla quale emergono alcuni principi di fondamentale importanza.

In primo luogo, è interessante notare che nel caso che ci occupa il Comune, oltre ad aver adottato una delibera di impignorabilità ai sensi dell’art. 159 del T.U.E.L. [2], aveva anche precedentemente dichiarato lo stato di dissesto finanziario.

Sulla scorta di questi due elementi, l’Ente riteneva di potersi sottrarre al pagamento delle spese processuali liquidate in favore del professionista, sopra citate.

Tuttavia, nell’ordinanza in questione, in totale accoglimento delle tesi difensive del professionista, il tribunale, richiamando importanti principi giurisprudenziali [3], non solo ha sancito la non riconducibilità alla massa del dissesto (la cosiddetta massa passiva), delle somme in relazione alle quali il professionista avanzava richiesta di pagamento, ma anche il diritto di quest’ultimo di ottenere l’immediato pagamento all’esito della procedura esecutiva attivata (il pignoramento).

Superato l’ostacolo rappresentato dalla possibile attrazione delle somme richieste alla massa passiva del dissesto, a nulla è valso lo scudo rappresentato dalla delibera di impignorabilità adottata dall’Ente ai sensi dell’art. 159 del T.U.E.L., in quanto il professionista è stato in grado di documentare che il Comune ha effettuato pagamenti in violazione dei presupposti che la legge impone alle Amministrazioni Pubbliche di osservare prima di predisporre pagamenti in presenza di una delibera di impignorabilità (cosiddetti pagamenti riconducibili al vincolo di destinazione), pena il rischio di incorrere in operazioni illegittime.

La presenza di dette operazioni illegittime autorizzerà il giudice a rimuovere la delibera stessa – procedendo così  all’assegnazione delle somme in favore dei creditori, come avvenuto nel caso in disamina – soprattutto qualora si ravvisi la presenza di pagamenti effettuati al di fuori del predetto vincolo di destinazione e senza il rispetto di un preciso ordine cronologico, dunque in violazione degli autorevoli principi sanciti anche dalla Corte Costituzionale [4].


note

[1] Procedura esecutiva R.g. Es. 167/2020.

[2] D. Lgs. 267/2000.

[3] Cons. Stato Sentt. 2263/2015 – 696/2020.

[4] Corte Cost. Sent. 211/2003.


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