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Bolletta acqua con consumi esagerati: quali rimedi?

17 Settembre 2021 | Autore:
Bolletta acqua con consumi esagerati: quali rimedi?

Cosa fare se la fattura riporta un dato spropositato: come si può contestare e non pagare?

Una delle sorprese meno piacevoli ma più segnanti che possano verificarsi è quella di vedersi recapitare una bolletta dell’acqua con consumi esagerati, esorbitanti rispetto alla quantità che è stata realmente utilizzata. Ovviamente, l’importo da pagare sale alle stelle e raggiunge cifre intollerabili. Cosa si può fare in questi casi? Quali rimedi sono disponibili?

Prima di tutto, bisogna cercare di capire qual è la possibile causa del fenomeno. Sarà il contatore che funziona in modo anomalo, oppure una perdita occulta d’acqua, o c’è dell’altro, come un errore di contabilizzazione da parte del fornitore del servizio idrico? Mai come in questi casi dal perché dipende il come: bisogna capire se il malfunzionamento che ha provocato i consumi spropositati dipende dal gestore o dal consumatore. Le conseguenze, come vedrai proseguendo nella lettura, sono molto diverse: tutto dipende da chi doveva rilevare l’anomalia e informare l’altro. Ma veniamo subito al dunque ed esponiamo quali rimedi sono possibili per difendersi da una bolletta dell’acqua con consumi esagerati.

Il contratto di fornitura di acqua

Il contratto di fornitura di acqua è un particolare tipo di somministrazione [1] che ha ad oggetto una prestazione continuativa, quella dell’erogazione idrica, da parte del gestore, a fronte del pagamento di un corrispettivo periodico da parte del consumatore.

La giurisprudenza [2] fa rientrare il contratto di fornitura idrica (potabile e non) tra i «contratti di utenza» che sono stipulati in regime di servizio pubblico e possono derogare alle normali disposizioni del Codice civile, seguendo invece gli appositi regolamenti e la Carta del Servizio Idrico Integrato, che costituisce parte integrante del contratto e, dunque, va rispettata.

La Carta del Servizio Idrico Integrato

La Carta del Servizio Idrico Integrato è un documento obbligatorio [3] per tutti i gestori del servizio di fornitura di acqua. Essa definisce gli impegni assunti dal gestore nei confronti dell’utente, prevede determinati standard di qualità del servizio erogato e si preoccupa anche dei rapporti tra questi due soggetti, che devono essere improntati a trasparenza e correttezza reciproca.

Ai sensi del Codice civile [4], le disposizioni contenute nella Carta hanno l’efficacia delle condizioni generali di contratto predisposte dal fornitore: dunque, si intendono conosciute ed approvate dal cliente e diventano efficaci, e vincolanti per ambo le parti, dal momento della sottoscrizione del contratto di fornitura.

Cosa fare in caso di consumi anomali?

Se ricevi una bolletta con la registrazione di consumi anomali, eccessivi e spropositati rispetto al tuo consueto fabbisogno, devi inviare, entro 60 giorni dalla ricezione della fattura, un reclamo al gestore, chiedendo la fatturazione in base all’autolettura. Se il reclamo non viene accolto, dovrai instaurare una causa civile per far valere le tue ragioni. Fino a 5mila euro è competente il giudice di pace, oltre questa cifra il tribunale.

Nel frattempo, però, per evitare il distacco dell’acqua conviene pagare e poi recuperare quanto versato a conguaglio, dopo l’accertamento giurisdizionale dei fatti. Un’alternativa intermedia è quella di pagare solo l’importo relativo ai consumi presunti (e che probabilmente sono quelli veri, se c’è stata davvero un’anomalia), anziché a quelli sproporzionati e spropositati rilevati nella bolletta contestata. A tal fine, potresti far valere in tuo favore il fatto che la media dei consumi effettivi dei periodi precedenti era molto inferiore a quella che ora ti è stata fatturata e che non ritieni dovuta. È consigliabile far accompagnare queste osservazioni da una lettera alla società fornitrice, redatta dal tuo avvocato.

Contestazione bolletta per consumi eccessivi: cosa dicono i giudici?

Le pronunce giurisprudenziali registrano un orientamento favorevole ai consumatori. Secondo quanto afferma una recentissima ordinanza della Corte di Cassazione [5], è proprio dalle previsioni contenute nella Carta, e negli specifici Regolamenti predisposti da ciascun gestore, che bisogna partire per individuare i rispettivi obblighi gravanti sulle parti del contratto di somministrazione idrica.

La pronuncia in questione ha affermato che l’invio della fattura commerciale riportante consumi anomali – registrati a distanza di oltre due mesi dalla rilevazione – viola i doveri imposti all’azienda fornitrice dalla Carta. Tanto più che nel caso deciso non vi era stata nessuna segnalazione al cliente del carattere anomalo dei consumi registrati a suo carico. Invece – sottolinea la Suprema Corte – l’utente deve sempre essere posto in condizioni di avere «pronta contezza dell’anomalia del consumo, in modo da potersi tempestivamente attivare per evitare l’aggravarsi del danno», che in quel caso era dovuto ad una perdita occulta.

Inoltre, il Collegio ha aggiunto che l’eventuale inadempimento dell’utente all’onere di verificare periodicamente il regolare funzionamento dell’impianto e del contatore, e di effettuare l’autolettura dei consumi «non esclude la sussistenza dell’inadempimento dell’azienda somministrante al proprio (distinto) obbligo di segnalazione dei consumi anomali», che, se viene omesso, attribuisce all’utente non solo la facoltà di non pagare la bolletta esorbitante, ma anche il diritto al risarcimento del danno. Quindi, gli Ermellini sanciscono il pieno «diritto dell’utente di essere correttamente, espressamente e tempestivamente informato dal proprio gestore su eventuali consumi anomali». Leggi la pronuncia della Cassazione che ti abbiamo commentato nel riquadro “sentenza” che trovi al termine dell’articolo.

Come si prova che il consumo di acqua riportato in bolletta è anomalo?

Per arrivare ai risultati che ti abbiamo descritto occorre rispettare il principio di ripartizione dell’onere della prova a carico delle parti: in caso di contestazione da parte dell’utente, il gestore deve dimostrare il buon funzionamento del contatore e l’esattezza della misura dei consumi che è stata calcolata e riportata in fattura [6], mentre il fruitore del servizio deve dimostrare che il consumo eccessivo è dovuto a fattori al di fuori del suo controllo. La Cassazione [7] ha precisato che sono tali quelli che l’utente non avrebbe potuto evitare neanche custodendo e vigilando l’impianto in modo attento, come, appunto, nel caso di perdita occulta avvenuta nel caso che abbiamo esaminato prima.

Quando il consumatore rileva che il contatore non funziona bene e non registra i consumi in modo esatto, ha l’onere, nel suo interesse, di segnalarne il malfunzionamento e di chiedere una verifica all’azienda fornitrice del servizio idrico, altrimenti il fattore anomalo non sarebbe più esterno al suo controllo e l’incremento dei consumi gli potrà essere legittimamente addebitato. Se dopo la segnalazione di malfunzionamento, l’azienda non interviene e non provvede alla verifica e all’eventuale sostituzione, l’utente non è tenuto a pagare.

Leggi “Bolletta con consumi anomali: che fare?“.


note

[1] Art. 1562 Cod. civ.

[2] C. Cost. sent. n. 335/2008.

[3] Dpcm 27.01.1994 e Dpcm 29.04.1999.

[4] Art. 1350 Cod. civ.

[5] Cass. ord. n. 24904 del 15.09.2021.

[6] Cass. sent. n. 13193/2011.

[7] Cass. n. 23699/2016.

Cass. civ., sez. III, ord., 15 settembre 2021, n. 24904

Presidente Vivaldi – Relatore Tatangelo

Fatti di causa

C.D.D. ha agito in giudizio nei confronti della A.S.A. S.p.A., società esercente il locale servizio idrico, chiedendo il risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’inadempimento di quest’ultima al suo obbligo di segnalarle i consumi anomali, in virtù di un rapporto contrattuale di somministrazione di acqua potabile. La domanda è stata accolta dal Giudice di Pace di Piombino, che ha condannato la società convenuta a pagare all’attrice l’importo di Euro 3.312,10, oltre accessori. Il Tribunale di Livorno ha confermato la decisione di primo grado. Ricorre l’A.S.A. S.p.A., sulla base di due motivi. Resiste con controricorso la C. . È stata disposta la trattazione del ricorso in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375 e 380 bis.1 c.p.c..

Ragioni della decisione

1. Con il primo motivo del ricorso si denunzia “art. 360 c.p.c., n. 3 falsa applicazione della norma di cui all’art. 7.9 della Carta del Servizio Idrico Integrato”. Con il secondo motivo si denunzia “art. 360 c.p.c., n. 3 violazione e falsa applicazione degli artt. 26, 28 e 43 del Regolamento del Servizio di distribuzione e fornitura di acqua potabile”. I due motivi del ricorso sono logicamente connessi e possono quindi essere esaminati congiuntamente. Essi sono infondati.

2. La società ricorrente deduce la violazione e/o la falsa applicazione delle previsioni della Carta del Servizio Idrico Integrato, nonché di quelle del Regolamento del Servizio di distribuzione e fornitura di acqua potabile, da parte del giudice di secondo grado, nella ricostruzione e nella individuazione degli obblighi rispettivamente gravanti sulle parti del contratto di somministrazione di acqua potabile, con riguardo all’ipotesi, verificatasi nella fattispecie, di una perdita occulta nell’impianto idrico dell’utente che abbia determinato rilevanti consumi anomali, nonché nella liquidazione del conseguente danno. Orbene, l’interpretazione delle previsioni della indicata Carta e dell’indicato Regolamento deve ritenersi effettuata correttamente dalla corte di appello. Quest’ultima, richiamando espressamente gli obblighi di correttezza e buona fede gravanti sulle parti del contratto di somministrazione idrica, ha affermato che il semplice invio di una fattura commerciale relativa ai consumi anomali registrati, a distanza di oltre due mesi dalla rilevazione degli stessi e senza alcuna espressa segnalazione del loro carattere anomalo, non consente di ritenere correttamente adempiuto l’obbligo previsto per l’azienda fornitrice dall’art. 7.9 della Carta del Servizio Idrico Integrato (che deve evidentemente avvenire secondo modalità idonee a consentire all’utente di avere pronta contezza dell’anomalia nel consumo, in modo da potersi tempestivamente attivare per evitare l’aggravarsi del danno provocato dalla eventuale perdita occulta); ha aggiunto che l’adempimento o meno dell’utente al suo onere di verificare il regolare funzionamento dell’impianto e del contatore, nonché di effettuare la cd. autolettura, non esclude, di per sé, la sussistenza dell’inadempimento dell’azienda somministrante al proprio (distinto) obbligo di segnalazione dei consumi anomali, con conseguente diritto dell’utente, in caso di omissione, al risarcimento del danno.

La decisione impugnata si sottrae quindi alle censure di cui al ricorso, con riguardo all’affermazione della sussistenza dell’inadempimento contrattuale della società ricorrente alle obbligazioni su di essa gravanti a tutela del diritto dell’utente di essere correttamente, espressamente e tempestivamente informato su eventuali consumi anomali, nonché con riguardo al suo obbligo di risarcire il danno conseguente. Costituisce poi, a giudizio della Corte, questione di fatto, oggetto di accertamento sostenuto da adeguata motivazione, non apparente nè insanabilmente contraddittoria sul piano logico, come tale non censurabile nella presente sede, l’individuazione e la liquidazione, da parte del giudice di merito, del danno conseguente al suddetto inadempimento, sia sotto il profilo del nesso di causa tra inadempimento e danno, sia sotto il profilo dell’irrilevanza in proposito, sotto il profilo eziologico, della mancata autolettura del contatore da parte dell’utente, sia infine sotto il profilo della determinazione finale del quantum del pregiudizio risentito dall’utente stesso. Sotto tale profilo, il ricorso si risolve nella contestazione di accertamenti di fatto riservati ai giudici di merito e nella richiesta di nuova e diversa valutazione delle prove, il che non è consentito nel giudizio di legittimità.

3. Il ricorso è rigettato. Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo. Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte:- rigetta il ricorso; – condanna la società ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 2.200,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, nonché spese generali ed accessori di legge. Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso (se dovuto e nei limiti in cui lo stesso sia dovuto), a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.


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