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Se affitti una stanza non paghi IMU. Ma per la TASI…

11 Giugno 2014
Se affitti una stanza non paghi IMU. Ma per la TASI…

La presenza di un inquilino a cui si sia data in affitto una sola stanza non cambia le regole dell’IMU; incertezza, invece, nel caso della TASI, dove l’imposta deve essere di norma pagata anche dall’inquilino in misura variabile tra il 10 e il 30%.

Nel caso in cui il proprietario dell’abitazione affitti alcune stanze a studenti e, tuttavia, lui vi continui ad abitare, non paga l’Imu. Infatti, non viene meno, in questi casi, la natura di abitazione principale dell’immobile, condizione necessaria per l’esenzione dall’imposta. Ne consegue che lo stato di parziale locazione non è in alcun modo di ostacolo alla qualificazione in esame. Questo comporta, in concreto, che l’abitazione principale locata in parte a terzi resta esente da Imu, se non si tratta di un immobile di lusso. Ovviamente, questa conclusione vale solo se il proprietario continua a dimorare, oltre che a risiedere nell’immobile.

Le cose si complicano nella Tasi.

Premessa essenziale è che la nuova imposta comunale colpisce non solo il possesso di immobili ma anche la detenzione degli stessi da parte di soggetti diversi dal proprietario (per esempio l’inquilino). Il detentore, in particolare, è tenuto al pagamento di una quota d’imposta compresa tra il 10% e il 30%, sulla base di quanto deliberato nel regolamento comunale.

Va in proposito ricordato che, nella Tasi, tra possessore e detentore non sussiste alcuna solidarietà. Ne consegue che la quota non pagata dal detentore non può essere richiesta al proprietario e viceversa.

Ebbene, in caso di immobile parzialmente locato non è chiaro se la Tasi sia dovuta anche dal “parziale” detentore, nella misura deliberata a livello locale. Insomma: chi entra in casa avendo affittato una sola stanza paga la TASI nella misura compresa tra il 10 e il 30%?

Se così fosse, il proprietario dovrebbe calcolare l’imposta sulla base delle regole proprie ed effettuare il pagamento della quota a suo carico, variabile tra il 70 e il 90 per cento. L’inquilino dovrebbe invece provvedere a pagare per suo conto la differenza.

Potrebbe tuttavia preferirsi una interpretazione diversa. Si potrebbe infatti sostenere che la quota del detentore trovi applicazione solo in caso di occupazione dell’intero immobile da parte dell’inquilino. In presenza invece di immobili occupati promiscuamente dal possessore e da soggetti non “titolati” (inquilini o comodatari) la Tasi deve essere pagata esclusivamente dal primo. Si tratta di una interpretazione di buon senso che faciliterebbe molto il calcolo e l’applicazione dell’imposta.

In merito, si vaga ancora nel campo delle ipotesi, in attesa di un chiarimento dalle Entrate.

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Autore immagine: 123rf com


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