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Un fallito può fare l’amministratore di Srl?

17 Settembre 2021
Un fallito può fare l’amministratore di Srl?

Chi fallisce può fare l’amministratore di una società? Tutti i divieti posti dalla legge, le limitazioni e le incapacità per il soggetto fallito a titolo personale. 

Una volta falliti scattano una serie di incompatibilità. E soprattutto c’è il rischio che qualsiasi guadagno conseguito possa essere appreso dalla procedura fallimentare per pagare i creditori, salvo il necessario per vivere. 

Chi vuol iniziare una nuova attività però può farlo. Ma chi può mettersi a capo di questa iniziativa? Bisogna ricorrere sempre al solito prestanome nel momento in cui c’è da assegnare la carica di amministratore?  

La questione è finita sul banco della Cassazione. Alla Corte è stato chiesto se un fallito può fare l’amministratore di Srl. Ecco qual è stata la risposta dei giudici supremi.

Limitazioni e incapacità del fallito

Con la dichiarazione di fallimento, il fallito subisce limitazioni personali e deve adempiere a particolari obblighi.

Le limitazioni o gli obblighi si applicano alla persona fisica fallita o ai rappresentanti legali della società o dell’ente fallito. Non riguardano invece gli eredi del fallito defunto né il legale rappresentante dell’imprenditore incapace.

Oltre a ciò, a carico del fallito persona fisica scattano una serie di incapacità civili.

Le incapacità decorrono dal deposito della sentenza di dichiarazione di fallimento, indipendentemente dal suo passaggio in giudicato e restano in piedi fino alla chiusura della procedura fallimentare. 

Ecco le principali incapacità:

  • divieto di ricoprire gli incarichi di: a) amministratore e sindaco (e ausiliari del collegio sindacale) di società di capitali e di società cooperative; b) rappresentante comune degli obbligazionisti di società per azioni; c) curatore fallimentare e commissario giudiziale; d) arbitro; e) curatore di incapace o minore, tutore o protutore e amministratore di sostegno; f) revisore contabile;
  • esclusione di diritto dalle società semplici., dalle s.n.c.; da accomandatario di s.a.s.;
  • esclusione dalle sale di borsa;
  • impossibilità di esercitare la professione di avvocato, commercialista ed esperto contabile.

Esistono anche delle incapacità per la società fallita. In particolare, si tratta delle seguenti limitazioni:

  • esclusione dalle gare per gli appalti di opere pubbliche;
  • impossibilità di esercitare l’attività di gestione esattoriale;
  • impossibilità di iscrizione nel registro delle imprese dei mediatori, dei mediatori di assicurazione o riassicurazione.

La dichiarazione di fallimento comporta la cancellazione dall’albo professionale per gli agenti di cambio e gli intermediari assicurativi e riassicurativi.

Un fallito può fare l’amministratore di una società? 

Nonostante quanto si è appena detto in merito al divieto di ricoprire cariche di amministratore e sindaco di società di capitali e società cooperative, secondo la Cassazione [1] anche il fallito può essere amministratore di Srl, non anche di una Spa per le quali il divieto continua a sussistere. Decisiva in tal senso è stata la riforma societaria del 2003. Sino a tale data, infatti, la società a responsabilità limitata era considerata come una piccola società per azione, con qualche opportuna variante in termini di semplificazioni e varianti.

Con la riforma, invece, la Srl e la Spa sono diventati modelli distinti in maniera netta. La Srl non è più una piccola Spa ma ha una fisionomia autonoma, considerata strumento più agile, più flessibile, largamente centrato sulle persone dei soci e sui loro rapporti.

In questa prospettiva, allora, la disciplina normativa tra le Srl e le Spa è cambiata e non c’è più ragione di tenere in vita l’assimilazione fatta dalla precedente legge fallimentare (che appunto è anteriore alla riforma societaria del 2003). 

Dunque, è pienamente giustificata la previsione di un diverso trattamento tra l’amministratore di una Srl e di una Spa in ordine alle cause di ineleggibilità (e decadenza) dei soggetti destinati a gestire le due diverse forme organizzative dell’attività d’impresa.

Il divieto generale di amministrazione della Spa per i falliti si colloca allora in un modello operativo che, ricorda l’ordinanza, è istituzionalmente destinato alle imprese di dimensione notevole, con una disciplina tendenzialmente rigida e senza particolari margini di adattamento alle ragioni ed ai bisogni concreti dei soci.

Il modello Srl, invece, è più aperto ad una maggiore considerazione delle persone che partecipano all’attività d’impresa e, quindi, anche a consentire «il reinserimento nell’attività imprenditoriale delle persone dichiarate fallite ovvero a mantenerne la posizione pure per il caso in cui queste vengano (nel futuro) dichiarate fallite: sia come soci, sia pure, e anche distintamente, come amministratori».


note

[1] Cass. ord. n. 25050/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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