Diritto e Fisco | Articoli

Il Green pass viola la privacy?

17 Settembre 2021 | Autore:
Il Green pass viola la privacy?

La certificazione verde lede il diritto alla riservatezza sanitaria? Secondo il Consiglio di Stato, no. Ma la pronuncia è solo cautelare e il giudizio prosegue.

Se vai in un ristorante o ad un concerto, se prendi un treno Intercity, se lavori nel mondo della sanità o della scuola o, semplicemente, se ti rechi in ufficio o in azienda, dal 15 ottobre 2021 in poi, potresti avere il timore che il Green pass esibito all’ingresso lasci tracce del tuo passaggio. Non ti convince neppure il Qr code, il simbolo digitale quadrato, sul quale sono registrate una miriade di informazioni sanitarie che ti riguardano. A volte, l’incaricato del controllo, subito dopo aver scannerizzato il tuo certificato verde con l’apposito lettore, pronuncia a voce alta il tuo nome e cognome, che gli compare sull’app di verifica: inevitabilmente, lo sentono tutti gli altri estranei che ti stanno attorno. Così ti domandi: il Green pass viola la privacy?

La questione è piuttosto delicata e si registrano opinioni contrastanti, sia tra gli esperti di diritto sia tra gli specialisti di informatica. Infatti, bisogna esaminare sia i profili tecnici per capire come viene svolto il trattamento dei dati, sia le norme giuridiche per valutare se esso è conforme alle leggi e ai principi costituzionali. In questi casi di assoluta novità, di solito, arrivano i giudici a dirimere i contrasti: con una nuovissima ordinanza cautelare, il Consiglio di Stato [1] si è pronunciato proprio sul tema della possibile lesione del diritto alla riservatezza.

I giudici di palazzo Spada – il massimo organo della giustizia amministrativa, dunque dotato di elevata autorevolezza – hanno finalmente risposto alla seguente domanda: il Green pass viola la privacy? La vicenda vedeva contrapposti alcuni ricorrenti contro la Presidenza del Consiglio dei ministri, vari ministeri (tra cui quello della Salute e dell’Interno) e la stessa Autorità Garante per la protezione dei dati personali.

Perché il Green pass può ledere la privacy?

Quanto ai pregiudizi derivanti dall’impiego della certificazione verde, i ricorrenti (quattro cittadini non vaccinati) avevano lamentato, in particolare:

  • la lesione del loro «diritto alla riservatezza sanitaria»;
  • il rischio di discriminazioni nello svolgimento di attività per le quali è richiesto il Green pass;
  • il «pregiudizio economico derivante dalla necessità di sottoporsi a frequenti tamponi».

In punto di diritto, gli appellanti sostenevano il contrasto del Dpcm che ha introdotto il Green pass [2] con la Costituzione italiana, la normativa europea e la legislazione sulla protezione dei dati personali sanitari [3].

Per quali motivi il Green pass rispetta la privacy?

Il Consiglio di Stato (confermando la pronuncia del Tar che si era già espresso sul punto e che è stata appellata dai ricorrenti, portando alla decisione emessa oggi) ha affermato che la normativa sul Green pass rispetta la privacy. I giudici di Palazzo Spada non hanno ravvisato la sussistenza del “periculum in mora“, cioè un pregiudizio grave, imminente e irreparabile, che è il presupposto indispensabile per ottenere l’annullamento cautelare del provvedimento impugnato.

Per il Consiglio di Stato «il rischio di compromissione della sicurezza nel trattamento dei dati sensibili connessi all’implementazione del Green pass appare rivestire carattere meramente potenziale», il che significa che, in concreto, è stato ritenuto insussistente. Così non risulta neppure dimostrata l’attualità del pregiudizio lamentato dai ricorrenti, che rappresenta l’altro presupposto per annullare cautelarmente il provvedimento impugnato: il Dpcm contenente la normativa sul Green pass è stato, quindi, ritenuto legittimo e valido.

Il Green pass discrimina tra vaccinati e tamponati?

Ma vi è di più: l’ordinanza rileva che gli appellanti «dichiarandosi contrari alla somministrazione del vaccino, nel pieno esercizio dei loro diritti di libera autodeterminazione, non subiscono lesioni del diritto alla riservatezza sanitaria rispetto alla scelta compiuta».

In effetti, uno dei principali motivi di preoccupazione espressi da chi riteneva il Green pass lesivo del diritto alla riservatezza consisteva nel fatto che, dalla lettura del codice, potesse emergere la distinzione tra vaccinati etamponati”, cioè coloro che hanno ottenuto il certificato verde sulla base di un test molecolare antigenico effettuato nelle ultime 48 ore. Ma il Collegio ha superato anche questa tesi, argomentando che «l’attuale sistema di verifica del possesso della certificazione verde non sembra rendere conoscibili ai terzi il concreto presupposto dell’ottenuta certificazione (vaccinazione o attestazione della negatività al virus)».

Il Green pass costringe a vaccinarsi?

Infine, quanto all’asserita «coercizione» derivante dal doversi vaccinare o, in alternativa, di doversi sottoporre a frequenti tamponi, il Consiglio di Stato ha respinto il motivo di ricorso «in mancanza di specifiche allegazioni intese a specificare il pregiudizio individualmente subito dagli appellanti»; vale a dire che il danno è rimasto ipotetico e non è stato precisamente individuato e, pertanto, non può ritenersi «grave e irreparabile».

Sulla questione non è detta la parola fine, perché la pronuncia emessa oggi dal Consiglio di Stato ha natura cautelare ed è, quindi, per sua natura sommaria. Il giudizio proseguirà in modo più approfondito nella fase di merito, all’esito della quale verrà emessa la sentenza definitiva.


note

[1] Cons. St., ord. n. 5130 del 17.09.2021.

[2] Dpcm del 17.06.2021, in attuazione dell’art. 9, co.10, D.L. n. 52 del 22.04.2021.

[3] Art. 15 D.Lgs. n.196/2003 e art. 2050 Cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube