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Non accetti il posto al call center? Niente più mantenimento di papà

11 Giugno 2014
Non accetti il posto al call center? Niente più mantenimento di papà

Stop all’assegno di mantenimento del genitore separato per il figlio che rifiuta il posto di lavoro: inerzia colpevole del maggiorenne che non studia e non lavora.

Inutile aspettare che la manna cada dal cielo, specie di questi tempi. Anche un impiego precario, come quello in un call center, fa curriculum. Per cui il diplomato deve accettare offerte di tutti i tipi, purché dignitose e in linea con il proprio orientamento, pur di fare esperienza e migliorare la propria posizione. Almeno se vuol continuare ad essere mantenuto dal genitore.

La chiamano “generazione Neet” (Not in education, employment or training), quella dei giovani fino a 29 anni che non studiano né lavorano. A ventiquattro anni e con il solo diploma rifiutano l’impiego precario, e con basso reddito, perché a stento – così dicono “ci coprono le spese”. Ma è quanto basta perché possa giustificare, al padre separato, la cessazione dall’obbligo di corrispondere l’assegno mensile di mantenimento. Se il figlio rifiuta di mantenersi da sé, non può pretendere che a farlo sia il genitore.

È questo – almeno – l’orientamento della Corte di Appello di Catania [1].

Si può parlare, allora, in questi casi, di “inerzia colpevole”, laddove quella “colpevole” ricorre, invece, quando la mancata occupazione dipende dall’assenza di offerte lavorative.

Non ha diritto al trattamento il maggiorenne che né vuol continuare gli studi, né si spreca più di tanto per trovare un’occupazione. Specie se si considera che, con il solo diploma tecnico, nel mercato del lavoro attuale, non ci sono molte prospettive di inserimento.

È vero: la valutazione del giudice deve fare poi i conti con i redditi dei genitori e con il tenore di vita goduto dal figlio quando ancora la famiglia era unita. Così, se mamma e papà non sono ricchi sfondati, ecco che i loro obblighi di mantenimento cessano per via dell’insofferenza del figlio alla fatica.

Il rifiuto di entrare al call center non è giustificato laddove, accettando l’offerta – si legge nella sentenza in commento – il giovane può invece acquisire una pur minima esperienza lavorativa spendibile per ottenere un miglioramento della sua posizione o una collocazione migliore.

Insomma: anche il call center fa curriculum e chi non si mette in gioco resta fuori.

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note

[1] C. App. Catania sent. n. 571/14.

Autore immagine: 123rf com


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