Diritto e Fisco | Articoli

Assegno di mantenimento o sussidio minimo (Rmi): scelta obbligata

11 Giugno 2014 | Autore:
Assegno di mantenimento o sussidio minimo (Rmi): scelta obbligata

La diversa natura del reddito minimo di inserimento e dell’assegno di mantenimento rende i due benefici tra loro incompatibili.

 

O uno o l’altro: necessario scegliere.

Il soggetto che, in base alla sentenza di separazione o divorzio, già percepisce un assegno di mantenimento dall’ex (per sé o per i figli) non può, nello stesso tempo, beneficiare del reddito minimo di inserimento [1].

È quanto ha stabilito la Cassazione in una pronuncia di pochi giorni fa [2].

Per comprendere i motivi alla base della decisione della Suprema Corte occorre chiarire quale funzione svolge l’istituto del reddito minimo di inserimento (Rmi).

 

Cos’è l’Rmi

Il Rmi è un sostegno economico erogato da alcuni Comuni per contrastare il fenomeno dell’esclusione sociale e della povertà. Esso viene riconosciuto a soggetti a rischio di marginalità sociale e che si trovino nella impossibilità di mantenere se stessi o i propri figli, in cambio della loro partecipazione a programmi d’inserimento mirati di utilità sociale.

In particolare, l’Rmi presuppone che i beneficiari siano privi di reddito o si trovino in una situazione economica alla soglia della povertà (stabilita in 269 euro mensili per i singoli e determinata in base ad una scala di equivalenza per i nuclei familiari composti da due o più soggetti).

Secondo la Suprema Corte, se questa è la natura del Rmi, risultano evidenti le incompatibilità di quest’ultimo con l’assegno di mantenimento.

Il mantenimento, infatti, presenta due caratteristiche:

1. da un lato vuole garantire a chi lo riceve (ex coniuge e/o figli) un tenore di vita il più vicino possibile a quello goduto prima della separazione, anche tenendo conto della situazione economica del coniuge beneficiario ed eventualmente convivente con la prole;

2. dall’altro non è immutabile, ben potendone esserne chiesta la revisione qualora mutino le condizioni economiche dei beneficiari o di chi è tenuto a versarlo.  Non può dirsi altrettanto per il sussidio del reddito minimo, che ha carattere stabile: il suo ammontare dipende dalle previsioni di spesa della pubblica amministrazione che lo eroga; tali previsioni, a loro volta, sono strettamente correlate alle esigenze di bilancio [3].

Per tale motivo, concludono i Supremi Giudici, ai fini del calcolo della soglia di povertà (necessario per aver diritto al Rmi), deve tenersi conto anche del fatto che l’ex coniuge già percepisca un assegno di  mantenimento (o qualsiasi  altro genere di erogazione economica), con la probabile conseguenza della incompatibilità tra i due benefici.

In altre parole, solo se il coniuge e/o i figli conviventi ricevano un assegno di mantenimento che li ponga al di sotto della soglia di povertà, potrebbe essere loro riconosciuto il diritto al sussidio minimo; tuttavia, la stessa natura del mantenimento (che è quella di far conservare al beneficiario il tenore di vita antecedente alla separazione) rende questa circostanza assai improbabile.

La vicenda

Quattro madri, separate e divorziate, ricevevano dagli ex coniugi il mantenimento per i propri figli conviventi, beneficiando, al contempo, del sussidio per il reddito minimo, erogato dal loro Comune di residenza. L’assessorato al lavoro regionale ricorreva in Cassazione sostenendo che fosse stata disapplicata la norma [4] secondo cui, ai fini dell’accesso al reddito minimo di inserimento (e quindi del calcolo della soglia di povertà), debba tenersi conto dell’assegno di mantenimento erogato a causa di separazione legale e divorzio.


Il genitore separato o divorziato, deve scegliere se godere dell’assegno di mantenimento per sé e/o per la prole da parte dell’ex oppure del sussidio per reddito minimo di inserimento erogato dall’ente territoriale competente, qualora ve ne siano i presupposti di reddito stabiliti dalla legge.

In ogni caso, l’importo dell’assegno di mantenimento va considerato come una voce di reddito necessaria ai fini del calcolo della soglia di povertà del nucleo familiare che costituisce il presupposto per aver diritto al Rmi.

note

[1] Ai sensi del d.lgs. 237/1998.

[2] Cass. sent. n. 12196 del 30.5.14.

[3] Art. 81 Cost.

[4] Art. 6, c. 2, d.lgs. n. 237/1988.

Autore immagine: 123rf com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube