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Avvocato: cosa fa firmare al cliente?

4 Dicembre 2021 | Autore:
Avvocato: cosa fa firmare al cliente?

Quali sono i documenti che il difensore fa sottoscrivere al proprio assistito al momento del conferimento dell’incarico?

Quando si va da un avvocato per conferirgli un incarico occorre firmare alcuni documenti che il difensore avrà cura di redigere e sottoporre al cliente. Tra questi è immancabile il mandato, cioè l’atto con cui si attribuisce formalmente al legale il potere di agire in nome e per conto del proprio assistito ed, eventualmente, di rappresentarlo in giudizio. In realtà, il mandato non è l’unico documento che, in genere, l’avvocato dovrebbe far sottoscrivere al proprio cliente. Con questo articolo vedremo cosa fa firmare l’avvocato al suo cliente.

Sin da subito, possiamo elencare i principali documenti che il legale fa sottoscrivere al proprio cliente quando si reca in studio: la procura (o mandato), il preventivo di onorario, il consenso alla privacy. Questi sono in genere gli atti fondamentali che ogni professionista dovrebbe sottoporre al nuovo assistito. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme l’avvocato cosa fa firmare al cliente.

Mandato difensivo: cos’è?

Il primo documento che l’avvocato fa firmare al cliente è il mandato difensivo. Si tratta dell’atto con cui si conferisce formalmente incarico al difensore affinché rappresenti il proprio assistito in una controversia.

Il mandato generalmente viene fatto firmare a margine di un atto difensivo (ad esempio, dell’atto di citazione o della memoria difensiva) oppure in calce allo stesso, su separato foglio.

Con il mandato, l’avvocato può agire in nome e per conto del proprio cliente e, se espressamente previsto, può anche rappresentarlo in giudizio. In questo caso, si parla di procura processuale.

Mandato: deve sempre essere firmato?

Non sempre l’avvocato deve far firmare il mandato. Tutto dipende dal tipo di prestazione richiesta dal cliente. Il mandato scritto, infatti, deve necessariamente essere conferito solamente quando l’avvocato deve agire in tribunale e, nello specifico, in una causa civile. In questi casi, la procura alle liti è indispensabile.

Negli altri casi, il mandato potrebbe non servire. Innanzitutto, se all’avvocato si affida un incarico stragiudiziale, cioè che non prevede la costituzione in giudizio, allora il mandato scritto potrebbe anche essere superfluo.

In queste ipotesi, il conferimento dell’incarico può avvenire in qualsiasi modo, anche solo oralmente, per email o con una stretta di mano. Secondo la legge, il mandato è un contratto a forma libera che non si perfeziona necessariamente per iscritto.

Dunque, se si chiede a un avvocato un parere, una consulenza o la redazione di un atto (ad esempio, un contratto di locazione), non sarà necessario il mandato scritto, in quanto il rapporto si instaura per il semplice fatto di essersi rivolti al legale.

L’assenza di mandato scritto rende più difficile per l’avvocato provare il conferimento dell’incarico, nel caso in cui il cliente non voglia pagargli la parcella. In tali ipotesi, l’avvocato potrà provare il mandato ricevuto con qualsiasi mezzo: testimonianze, documenti, ecc.

Nel processo penale, poi, il mandato non serve quando l’avvocato è già stato nominato difensore di fiducia in un atto rilevante per l’autorità giudiziaria.

Ad esempio, la persona arrestata in flagranza di reato può nominare immediatamente, davanti alla polizia, il suo difensore di fiducia, fornendo il nominativo alle forze dell’ordine.

Ugualmente, è possibile nominare il difensore di fiducia al momento dell’elezione di domicilio, quando è notificato l’avviso di garanzia.

Preventivo scritto: cos’è?

Per legge [1], ogni avvocato, al momento del conferimento dell’incarico, deve sottoporre al cliente un preventivo scritto contenente la sua parcella. Se non lo fa, rischia di incorrere in una sanzione disciplinare, pur conservando il diritto a essere pagato.

Il preventivo scritto che l’avvocato fornisce al proprio cliente deve indicare il costo complessivo della pratica e, nello stesso tempo, specificare in modo analitico le singole voci (spese, oneri connessi e comunque prevedibili, compensi).

L’avvocato è altresì tenuto ad informare il cliente circa il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili riguardanti gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico.

Se l’avvocato non fa firmare al cliente il preventivo, avrà diritto a essere pagato, ma non secondo gli accordi intercorsi tra le parti, bensì in base ai parametri forensi stabiliti dalla legge.

Per approfondire l’argomento, leggi l’articolo “Obbligo preventivo avvocati: sanzioni“.

Consenso alla privacy: cos’è?

Un altro documento che l’avvocato fa firmare al cliente è il consenso al trattamento dei dati personali (nome, cognome, residenza, email, numero di telefono, ecc.).

Con questo atto, l’assistito accetta che il titolare del trattamento e responsabile della protezione dei suoi dati personali sia l’avvocato appena nominato quale difensore di fiducia.

Allo stesso tempo, il legale si impegna a garantire che il trattamento è finalizzato alla corretta e completa esecuzione dell’incarico professionale ricevuto, sia in ambito giudiziale che in ambito stragiudiziale.

In pratica, l’avvocato deve assicurare che i dati personali (a volte molto delicati, come ad esempio quelli riguardanti la salute o l’orientamento sessuale) del cliente vengano tenuti al sicuro e usati solamente per espletare correttamente l’incarico. Ogni divulgazione inutile rappresenterebbe un illecito.

Spesso, l’informativa sul consenso alla privacy è contenuta nello stesso mandato, in un unico documento.


note

[1] Legge n. 124/2017.

Autore immagine: pixabay.com


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