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Rifiuto del visto di ingresso: cosa posso fare?

6 Dicembre 2021 | Autore:
Rifiuto del visto di ingresso: cosa posso fare?

Lo straniero al quale è stato negato il visto d’ingresso può impugnare il relativo provvedimento dinanzi al Tar Lazio.

Il cittadino extracomunitario che vuole entrare in Italia, per transito o per soggiorno, deve essere appositamente autorizzato attraverso il rilascio del visto d’ingresso. Infatti, l’ingresso nel territorio del nostro Paese non rappresenta un suo diritto acquisito bensì un semplice interesse legittimo. Il visto, materialmente un’etichetta da applicare sul passaporto o su altro documento equivalente, viene rilasciato dagli uffici diplomatici-consolari italiani presenti nel Paese di residenza dello straniero, che devono accertare il possesso e valutare i requisiti prescritti dalla legge per l’ottenimento dell’autorizzazione. Pertanto, se non sussistono le condizioni prescritte, l’autorità diplomatica o consolare comunica allo straniero il rifiuto del visto d’ingresso. Cosa fare in tal caso?

Il cittadino extracomunitario può opporsi al diniego del visto d’ingresso presentando ricorso al Tar Lazio (Tribunale amministrativo regionale) nel termine di 60 giorni dalla notifica del provvedimento. Nell’ipotesi di rifiuto del visto d’ingresso per ricongiungimento familiare, l’impugnazione va proposta dinanzi al tribunale ordinario del luogo di residenza del richiedente.

Il diniego del visto d’ingresso va comunicato direttamente allo straniero in una lingua a lui comprensibile o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o arabo, secondo le preferenze manifestate dall’interessato.

Se la richiesta di rilascio dell’autorizzazione all’ingresso in Italia è stata presentata per motivi di lavoro, per cure mediche o per ricongiungimento familiare, il provvedimento di diniego deve essere motivato. In tutte le altre ipotesi, ovvero quando il visto d’ingresso è negato per ragioni di ordine pubblico o per motivi di sicurezza, il rifiuto non va motivato [1].

Per quali motivi può essere negato il visto d’ingresso?

A norma dell’articolo 32 del Codice comunitario [2] il visto è rifiutato quando il richiedente:

  1. presenta un documento di viaggio falso, contraffatto o alterato;
  2. non fornisce la giustificazione riguardo allo scopo e alle condizioni del soggiorno previsto;
  3. non dimostra di disporre di mezzi di sussistenza sufficienti, sia per la durata prevista del soggiorno sia per il ritorno nel Paese di origine o di residenza oppure per il transito verso un Paese terzo nel quale la sua ammissione è garantita, ovvero non è in grado di ottenere legalmente detti mezzi;
  4. abbia già soggiornato per 3 mesi nell’arco del periodo di 6 mesi in corso, sul territorio degli Stati membri in virtù di un visto uniforme o di un visto con validità territoriale limitata;
  5. è segnalato nel SIS (Sistema d’Informazione Schengen) al fine della non ammissione. In tal caso, l’interessato, per ottenere il visto, dovrà richiedere, tramite un legale, l’accesso al Sistema per scoprire da quale Autorità è stato segnalato. Successivamente, dovrà richiedere la cancellazione dell’iscrizione;
  6. sia considerato una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza interna o la salute pubblica [3] o per le relazioni internazionali di uno degli Stati membri e, in particolare, sia segnalato nelle banche dati nazionali degli Stati membri ai fini della non ammissione per gli stessi motivi;
  7. non dimostra di possedere un’adeguata e valida assicurazione sanitaria di viaggio, ove applicabile oppure, qualora vi siano ragionevoli dubbi sull’autenticità dei documenti giustificativi presentati dal richiedente o sulla veridicità del loro contenuto, sull’affidabilità delle dichiarazioni fatte dal richiedente o sulla sua intenzione di lasciare il territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto richiesto.

La richiesta di rilascio del visto, altresì, può essere rigettata quando vengono accertate condanne in primo grado [4].

Rifiuto del visto d’ingresso: chi può presentare ricorso?

Lo straniero che ha fatto richiesta di rilascio del visto d’ingresso è l’unico soggetto legittimato a proporre opposizione al provvedimento di diniego [5]. In merito, il Tar Lazio ha chiarito che i principi sui quali si fonda un eventuale ricorso sono:

  • la titolarità in capo al ricorrente di un interesse legittimo;
  • la legittimazione attiva, di chi agisce, o passiva, di chi resiste, in giudizio, quale titolare del rapporto controverso sia dal lato attivo sia dal lato passivo;
  • l’interesse ad agire.

L’interessato, essendo residente all’estero, dovrà scegliere un legale in Italia che lo assista nella presentazione del ricorso e nel corso del giudizio. A tal fine, dovrà rilasciare una procura speciale alle liti, indicando un avvocato di sua fiducia.

Tale procura potrà essere richiesta di persona all’ufficio notarile del Consolato italiano presentando un documento di identità e i dati anagrafici dell’avvocato, nonché l’indirizzo dello studio e i dati di riferimento della causa.

Quali sono le ragioni per opporsi al diniego del visto d’ingresso?

Il soggetto al quale è stato negato il visto d’ingresso, può impugnare il relativo provvedimento sostenendo:

  • l’inadeguatezza della motivazione, cioè che la stessa, per la sua genericità, “non consente di ricostruire l’iter logico-giuridico seguito dall’amministrazione ai fini della decisione” [6]. In proposito, va detto che ai sensi della legge sul procedimento amministrativo [7], ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l’organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato. Nel caso specifico del visto d’ingresso, la possibilità di redigere la motivazione a mezzo di formule meccanizzate e compilate mediante crocette, prevista dagli stessi regolamenti comunitari, già di per sé incide negativamente sul diritto di difesa dell’interessato. Questi, infatti, deve essere adeguatamente informato circa i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione di rifiuto del visto da parte dell’amministrazione, in considerazione alle risultanze dell’istruttoria. Spesso, invece, la motivazione che viene fornita dalle autorità diplomatico-consolari, è solo una formula vuota che non ha alcun riferimento al caso concreto;
  • il difetto di istruttoria ovvero la mancanza del preavviso di rigetto [8];
  • la divergenza tra le ragioni del diniego del visto, rappresentate nel preavviso di rigetto, e quelle comunicate nel provvedimento definitivo di rigetto. In quest’ipotesi, infatti, l’interessato viene privato della garanzia partecipativa al procedimento amministrativo.

Cosa succede se il ricorso viene accolto?

Nell’opposizione proposta dinanzi al Tar, il ricorrente deve richiedere l’annullamento del provvedimento di diniego del visto d’ingresso. Ma innanzitutto deve richiedere, in via cautelare ed urgente, previo accertamento dei presupposti del fumus boni juris, cioè della fondatezza del ricorso ad una prima valutazione, e del periculum in mora, ovvero del pericolo del ritardo, che venga ordinato all’amministrazione di riesaminare il provvedimento alla luce dei motivi riportati nel ricorso medesimo.

Se l’impugnazione viene accolta, l’amministrazione dovrà rideterminarsi formalmente. In sostanza, potrà adottare una decisione di rilascio del visto d’ingresso ovvero una determinazione di rigetto.


note

[1] Art. 4, co. 2, TU 286/1998 (Testo Unico sull’Immigrazione).

[2] Reg. CE n. 810/2009.

[3] Art. 2, paragrafo 19, Codice frontiere Schengen.

[4] Art. 4, co. 3, TU 286/1998 (Testo Unico sull’Immigrazione).

[5] TAR Lazio, sent. n. 623/2017.

[6] TAR Lazio, sent. n. 3231/2012.

[7] Art. 3 L. n. 241/1990.

[8] Il preavviso di rigetto, previsto dall’articolo 10-bis L. n. 241/1990, è una comunicazione che viene inviata al richiedente il visto d’ingresso, dal responsabile del procedimento o dall’autorità o dall’autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo e contiene l’avvertimento che ci sono motivi che ostacolano l’accoglimento dell’istanza da lui presentata.


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