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Snc: che fine fanno debiti e crediti se viene chiusa

13 Maggio 2015
Snc: che fine fanno debiti e crediti se viene chiusa

Estinzione della società in nome collettivo: i creditori sociali insoddisfatti e l’esistenza di debiti da pagare.

Che succede se viene estinta una S.n.c. quando ancora la stessa è debitrice di alcune somme? Cosa possono fare i creditori?

L’accoglimento della tesi prevalente secondo cui la società resta in vita, nonostante la cancellazione, finché esistono debiti sociali da soddisfare, ha delle conseguenze riguardo ai creditori sociali insoddisfatti, al fallimento della società cancellata (e al fallimento dei soci) e in tema di sopravvenienze attive.

 

Creditori sociali insoddisfatti

Se, dopo la cancellazione della società, sorgono dei crediti sociali o emergono dei crediti che, sebbene già esistenti nella fase di liquidazione, sono rimasti, fino a quel momento, ignoti (cosiddette sopravvenienze passive), i creditori, non essendosi ancora estinta la società, conservano il diritto di valere le loro ragioni nei confronti della società in persona dei liquidatori.

Ciò vale anche nel caso in cui i liquidatori abbiano cancellato la società benché vi fossero contestazioni riguardanti un credito sociale già note durante la fase della liquidazione: i creditori sociali possono chiedere alla società di soddisfare tale credito [1].

I liquidatori hanno in tal senso l’obbligo di ricostruire il patrimonio sociale eventualmente distribuito ai soci, al fine di permettere ai creditori di soddisfarsi sullo stesso, in applicazione della disciplina generale della preventiva escussione del patrimonio sociale [2].

Parte della giurisprudenza ha affermato che i liquidatori devono chiedere la revoca del provvedimento di cancellazione, in modo tale che la società riprenda formalmente vita [3].

I creditori sociali, in seconda battuta, possono agire nei confronti dei soci. Il creditore, munito di sentenza di condanna della società, ha diritto di iscrivere ipoteca sui beni personali dei soci, anche dopo la cancellazione della società [4].

Se il mancato pagamento è dipeso da responsabilità dei liquidatori, i creditori possono agire anche nei loro confronti [5]. I creditori però devono provare che il mancato pagamento è dipeso dalla condotta dei liquidatori (ad esempio, provando che c’era un attivo sufficiente a pagare i creditori, e che invece è stato distribuito tra i soci, e che i creditori non hanno pertanto riscosso un credito facilmente recuperabile). Si tratta di una responsabilità per fatto illecito, che si prescrive in 5 anni decorrenti dalla data di cancellazione della società.

Fallimento

La società resta esposta al fallimento. Anche i soci della società cancellata possono essere dichiarati falliti in conseguenza del fallimento della società [6].

Sopravvenienze attive

La giurisprudenza ha più volte affermato che se, dopo la cancellazione della società, emergono delle sopravvenienze attive della società, sebbene cancellata, deve considerarsi tornata in vita [7]. Sulle somme o sui beni sopravvenuti, si ritiene costituita una comunione tra i soci, i quali possono procedere a una divisione secondo le regole generali dettate dal codice civile.


note

[1] Cass. sent. n. 1880 del 3.04.1979.

[2] Cass. sentt. n. 7139 del 29.08.1987 e n. 3218 del 3.04.1987.

[3] Cass. sent. n. 2464 del 19.06.1975; in senso contrario Trib. Lecce, sent. 5.01.1990

[4] Trib. S. M. Capua Vetere, 15.10.1957.

[5] Art. 2312, c. 2, cod. civ.

[6] Ex art. 147 l.f.; Cass. sent. n. 9318 del 10.09.1990, App. Milano del 28.01.1983, Trib. Lecce del 15.10.1986, Trib. Milano del 28.03.1985.

[7] Cass. sentt. n. 5803/1989, n. 3218/1987, n. 7139/1987.

Autore immagine: 123rf com


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