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Danneggiamento: è depenalizzato?

6 Dicembre 2021 | Autore:
Danneggiamento: è depenalizzato?

In cosa consiste la depenalizzazione dei reati? Qual è la differenza con l’abrogazione? In quali casi distruggere o disperdere i beni altrui è reato?

Di tanto in tanto, il legislatore interviene per dare una “sfoltita” ai numerosi reati previsti dal Codice penale e dalle leggi speciali. L’ultimo intervento di abrogazione e depenalizzazione è avvenuto nel 2016 e ha riguardato molti delitti, come ad esempio l’ingiuria. Si è soliti far rientrare in questo elenco di “ex reati” anche il danneggiamento. In realtà, non è proprio così. Perché no? Il danneggiamento è depenalizzato?

Come vedremo, il danneggiamento costituisce ancora oggi reato. La differenza con il passato è che la condotta tipica è stata cambiata. In altre parole, mentre prima della riforma era possibile incorrere in reato semplicemente guastando un bene altrui, oggi non è più così, in quanto è necessario che ricorrano ulteriori condizioni che rendano punibile la fattispecie. Insomma: la legge ha reso più difficile commettere un danneggiamento penalmente rilevante. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme se il danneggiamento è stato depenalizzato.

Depenalizzazione dei reati: cos’è?

In senso tecnico, la depenalizzazione consiste nel trasformare alcuni reati in illeciti amministrativi.

La depenalizzazione, dunque, non comporta la cancellazione totale della condotta illegale, quanto la sua degradazione da reato a illecito amministrativo, punito solamente con una sanzione pecuniaria anziché con la reclusione.

Questa operazione non è chiara a tutti, tant’è vero che la maggior parte delle persone pensa che un reato depenalizzato sia divenuta una condotta perfettamente lecita. Così non è. Depenalizzazione significa che un fatto non è più punito con una pena, ma con una sanzione amministrativa.

Ingiuria: è stata depenalizzata?

Un esempio concreto potrà far capire quanto detto nel precedente paragrafo.

Comunemente, si dice che l’ingiuria non costituisce più reato perché è stata depenalizzata. In realtà, non è così. L’ingiuria non è più punita con la reclusione non perché è stata depenalizzata, bensì perché, come reato, è stata del tutto abrogata.

L’ingiuria, dunque, non costituisce nemmeno un illecito amministrativo, ma semplicemente un illecito civile, che può essere punito dal giudice con l’obbligo di risarcire il danno.

Danneggiamento: è stato depenalizzato?

Il danneggiamento è stato depenalizzato? No: il danneggiamento costituisce ancora reato. Ciò che è stata modificata è la condotta rilevante per far scattare il delitto.

Se, prima della legge cosiddetta di depenalizzazione [1], era punibile qualsiasi tipo di danneggiamento di bene altrui, purché commesso con dolo (cioè, con intenzione), oggi il danneggiamento è punito soltanto se commesso con violenza o con minaccia [2].

Detto in altri termini, la legge ha riscritto la norma che punisce il danneggiamento, stabilendo che è perseguibile penalmente solamente colui che commette questo fatto avvalendosi di determinati mezzi (minaccia o violenza, ad esempio) o di determinate circostanze (danneggiamento in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico), oppure quando il danneggiamento ha ad oggetto determinate cose (edifici pubblici, storici, di culto, ecc.).

Insomma: la famosa depenalizzazione del danneggiamento non ha comportato una cancellazione del reato, bensì una sua nuova “forma”, un nuovo modo di essere, cosicché oggi è punibile per danneggiamento solamente chi commette una condotta più grave rispetto a quella prevista in passato.

Danneggiamento: quando è reato?

Come spiegato nell’articolo “Danneggiamento: quando è reato?“, arrecare danno a cose altrui è reato (punito con la reclusione da sei mesi a tre anni) quando viene commesso con violenza alla persona o con minaccia, ovvero in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, oppure ancora interrompendo un servizio pubblico o di pubblica necessità (come ad esempio il trasporto pubblico di persone).

Il danneggiamento è inoltre reato quando commesso contro:

  • edifici pubblici o destinati a uso pubblico (una biblioteca, ad esempio) o all’esercizio di un culto (una chiesa o altro edificio di culto);
  • cose di interesse storico o artistico o immobili compresi nel perimetro dei centri storici, ovvero immobili i cui lavori di costruzione, di ristrutturazione, di recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati;
  • cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici.

Infine, il danneggiamento costituisce reato quando ha ad oggetto:

  • cose sottoposte a sequestro o a pignoramento;
  • cose esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede (tipico esempio è quello dell’automobile parcheggiata in una strada pubblica);
  • cose destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza;
  • opere destinate all’irrigazione;
  • piantate di viti, di alberi o arbusti fruttiferi, o su boschi, selve o foreste, ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento;
  • attrezzature e impianti sportivi, al fine di impedire o interrompere lo svolgimento di manifestazioni sportive.

Danneggiamento: quando non è reato?

Escluse le ipotesi di cui al paragrafo precedente, il danneggiamento non costituisce reato ma un semplice illecito civile. La vittima potrà pertanto difendersi citando in tribunale il responsabile e chiedendo il risarcimento dei danni.

Ad esempio, non è reato rompere lo smartphone o il pc altrui rendendolo inservibile tramite un virus oppure, semplicemente, scaraventandolo a terra.

Non è nemmeno reato danneggiare un bene per semplice colpa: il danneggiamento, infatti, è punito solo a titolo di dolo. E così, colui che sbadatamente urta un prezioso cimelio di famiglia mandandolo in mille pezzi, dovrà solamente risarcire i danni in sede civile.


note

[1] D. lgs. n. 7/2016.

[2] Art. 635 cod. pen.

Autore immagine: pixabay.com


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