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Si salvi chi può, ma rispettando la precedenza

20 Settembre 2021
Si salvi chi può, ma rispettando la precedenza

Come noto, il nuovo DL sul Green Pass estende l’obbligo del certificato a tutti i lavoratori, pubblici e privati, compresi gli autonomi che svolgono attività a casa altrui (colf, baby-sitter, elettricisti, idraulici, ecc.). 

Sorgono però già le prime esenzioni. Gli avvocati non rientrano tra i soggetti che hanno l’obbligo del Green Pass per entrare in tribunale. 

Mentre dunque, per l’accesso agli uffici giudiziari, il personale amministrativo e i magistrati ma anche gli avvocati dovranno possedere ed esibire il certificato sanitario, l’obbligo non si estende «agli avvocati e altri difensori, consulenti, periti e altri ausiliari del magistrato estranei alle amministrazioni della giustizia, testimoni e parti del processo» (così in base alla lettura combinata del 1° e dell’8° comma dell’articolo 2 del decreto-legge approvato dal Cdm).

L’esenzione però non trova alcuna giustificazione. Anzi, dovrebbero essere gli stessi avvocati a dovervi rinunciare e a chiedere lo stesso trattamento di tutte le altre categorie di lavoratori: per un principio di parità di trattamento, per dare l’esempio, per quel senso di solidarietà che dovrebbe portare ogni italiano a sentirsi uniti nel bene e nel male. 

Invece, siamo partiti già con la corsa alle scappatoie: chi ha il medico consenziente si sta facendo rilasciare il certificato (falso) per l’esenzione dal vaccino; chi può, ricorre ai congedi della legge 104 per non perdere lo stipendio e, tra il personale sanitario, c’è chi si fa somministrare l’antitetanica (difatti, nel bugiardino del medicinale, è riportato che, dopo l’iniezione, deve trascorrere un intervallo di almeno 3 mesi prima di procedere alla vaccinazione con farmaci a virus vivi attenuati). 

Come al solito, l’assalto alle scialuppe di salvataggio deve fare i conti con il diritto di precedenza di alcune categorie. Come spesso succede, la legge è uguale per tutti… gli altri.

 



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