Diritto e Fisco | Articoli

Che valore legale hanno le Faq?

20 Settembre 2021
Che valore legale hanno le Faq?

Faq sbagliate: si può sanzionare chi rispetta le Faq pubblicate su un sito istituzionale (ad es. quelle di un Ministero, dell’Agenzia delle Entrate o dell’Inps) e ciò nonostante viola la legge?

Il sistema di comunicazione a Faq ha ormai invaso ogni campo, finanche quello giuridico. Sono le stesse istituzioni che vi ricorrono tutte le volte in cui si tratta di spiegare una legge poco chiara e articolata. Così non è infrequente trovare, sui siti ministeriali, della Presidenza del Consiglio, dell’Agenzia delle Entrate o dell’Inps una o più pagine web, strutturate appunto secondo le Frequently Asked Questions, per chiarire l’ambito di applicazione della normativa e il comportamento concreto da tenere.

Ma che valore legale hanno le Faq? Il problema si pone perché le Faq non riproducono il testo ufficiale della legge: è un interprete ad estrarre da essa le risposte alle domande più frequenti dei cittadini, nell’interesse di questi ultimi.

Proprio tale scostamento tra le Faq e il dato letterale della norma, può implicare delle divergenze anche gravi, da cui potrebbero scaturire sanzioni per chi non rispetta “alla lettera” la legge.

Di qui il dubbio: che valore hanno le Faq ufficiali, quelle cioè pubblicate sul sito di una pubblica amministrazione o di un ministero? Chi si attiene ad esse e, ciò nonostante, subisce delle sanzioni, può essere giustificato?

Chiariamo subito, per quanto scontato possa apparire, che le Faq non sono fonti del diritto: non creano cioè diritti e doveri, ma sono solo una spiegazione. Il fatto che siano prodotte da un ufficio pubblico (ad esempio un Ministero, una PA, ecc.) non attribuisce ad esse un valore superiore. 

Ne consegue che chi dovesse rispettare le Faq ma, ciò nonostante, dovesse subire una contestazione da parte di un’autorità pubblica, sarebbe comunque astrattamente passibile delle sanzioni previste dalla legge. Detto ciò, è normale chiedersi se ci sia una sorta di «giustificazione» o di «attenuante» per chi, in buona fede, si è attenuto ai chiarimenti riportati su un sito istituzionale piuttosto che su quello di un comune giornale. Chi è stato indotto in errore proprio dalle stesse autorità può fare ricorso al giudice e sperare in una “assoluzione”?

Il problema si pone per lo più quando si tratta di interpretare una normativa fiscale o previdenziale che, come spesso succede, è complessa e indirizzata ai tecnici del settore. Ma oggi il ricorso alle Faq è anche tipico nei casi di recente approvazione di un testo di legge che interessa tutta la popolazione, per il quale – proprio in virtù della novità – si pongono all’inizio numerosi dubbi (prima delle consuete circolari ministeriali interpretative).

Seppur in assenza di peso giuridico, il numero degli utenti che si affidano alle Faq e l’obiettiva complessità delle materie che affrontano, generano un’esigenza di tutela e di affidamento del cittadino.

Bisogna prendere atto del fatto che le Faq – per quanto non siano “la legge” – orientano comunque i comportamenti degli interessati e quindi non possono essere considerate inutili. Per questo motivo, il Consiglio di Stato ha di recente precisato che, una volta suggerito attraverso le Faq un certo comportamento operativo, l’amministrazione non può discostarsene, se non sulla base di elementi nuovi e decisivi.

L’esempio più tradizionale è quello relativo alle Faq presenti sul sito dell’Agenzia delle Entrate o dell’Inps a cui di solito si fa spesso ricorso per districarsi nella giungla normativa. Chi dunque dovesse usufruire di un bonus, una detrazione, un’agevolazione fiscale, una prestazione previdenziale o assistenziale pur non avendone diritto, solo perché – in piena buona fede – si è attenuto a quanto indicato nelle Faq ufficiali potrebbe sperare nell’annullamento delle sanzioni.

Del resto, per rimanere in ambito fiscale, l’articolo 10 dello Statuto del contribuente esclude sanzioni nel caso di un errore che derivi dall’essersi conformati a indicazioni contenute in atti dell’amministrazione. È questa dunque la base normativa che sembra scagionare il cittadino che si attiene fedelmente alle Faq ufficiali e, ciò nonostante, viene accusato di aver violato la legge: è sulla base di questa scappatoia – almeno in ambito tributario – che si possono evitare le sanzioni. Ma il principio sembra potersi applicare anche in tutti gli altri ambiti normativi proprio in virtù della rilevanza che si deve attribuire alla buona fede e all’assenza di colpa sia in ambito amministrativo che penale. 


note

[1] Cons. Stato sent. 20 luglio 2021 n.1275; cfr. anche Tar Lazio sent. n. 8420/2021


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