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Efficacia della scrittura privata nel Codice civile

6 Dicembre 2021 | Autore:
Efficacia della scrittura privata nel Codice civile

Disconoscimento di firma e querela di falso: come si contrasta l’efficacia probatoria di un documento sottoscritto?

Le parole volano mentre gli scritti rimangono, dice un noto adagio latino. È per questo motivo che, quando bisogna mettersi d’accordo, è preferibile sottoscrivere un documento piuttosto che limitarsi a una stretta di mano. Per legge, la scrittura privata regolarmente firmata dalle parti fa piena prova: può dunque essere prodotta in giudizio per sostenere le proprie ragioni. Con questo articolo vedremo qual è l’efficacia della scrittura privata nel Codice civile.

Possiamo subito anticipare che il documento sottoscritto dalle parti può essere disconosciuto se il soggetto contro cui è fatto valere afferma di non averlo mai firmato, cioè che la firma apposta in calce sia apocrifa. In pratica, come meglio diremo nel prosieguo, la scrittura privata fa piena prova, fino a disconoscimento oppure a querela di falso. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme qual è l’efficacia della scrittura privata nel Codice civile.

Scrittura privata: cos’è?

La scrittura privata è il documento redatto per iscritto e sottoscritto con firma autografa, cioè di proprio pugno.

Rappresenta dunque una scrittura privata non solo il contratto firmato dalle parti (come la locazione), ma anche una semplice comunicazione scritta (come una lettera o una raccomandata), purché ci sia la sottoscrizione del proprio autore.

Documento informatico: cos’è?

Equiparata alla classica scrittura privata cartacea (o analogica) è il documento informatico sottoscritto con firma digitale. In questo caso, il valore del documento è identico a quello della scrittura privata (Per approfondimenti su questo specifico tema si rinvia alla lettura dell’articolo “Come firmare un contratto o una scrittura privata“).

Scrittura privata: efficacia

Chiarita la natura della scrittura privata, vediamo ora qual è la sua efficacia secondo il Codice civile.

Come anticipato in premessa, «la scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne riconosce la sottoscrizione, ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta» [1]. Spieghiamo il significato di quanto appena detto.

Ogni scrittura privata può essere utilizzata contro il suo autore, cioè contro chi l’ha sottoscritta. Ad esempio, se il debitore firma un documento dove riconosce di dovere dei soldi al creditore, questi potrà utilizzare tale scrittura per ottenere un decreto ingiuntivo a sé favorevole.

Questa efficacia, però, può essere contrastata in due modi diversi:

  • disconoscendo tempestivamente la firma apposta sulla scrittura privata;
  • proponendo querela di falso.

Disconoscimento scrittura privata: cos’è?

Con il disconoscimento della scrittura privata la persona contro cui si fa valere il documento nega che la firma in calce allo stesso sia propria. Non poche volte, infatti, si assiste a falsificazioni effettuate da malintenzionati per truffare ignare vittime.

Il disconoscimento della scrittura privata va fatto alla prima udienza utile o nell’atto difensivo immediatamente successivo alla produzione in giudizio del documento che si ritiene falso.

Con il disconoscimento si paralizza l’efficacia probatoria della scrittura privata. Occorrerà quindi che il giudice nomini un perito grafologo affinché verifichi l’autenticità della sottoscrizione.

Querela di falso: cos’è e quando si usa?

La querela di falso è l’altro strumento utile a contrastare l’efficacia probatoria di una scrittura privata. A differenza del disconoscimento, la querela di falso si usa quando la sottoscrizione su un documento si ritenga legalmente riconosciuta.

In pratica, come spiegato nell’articolo “Querela di falso e disconoscimento firma: qual è la differenza?“, mentre il disconoscimento della scrittura privata serve ad impedire che un documento possa acquistare valore probatorio in tribunale, la querela di falso agisce contro una scrittura privata già riconosciuta.

Quando una sottoscrizione è riconosciuta?

Secondo la legge, una firma si considera legalmente riconosciuta quando:

  • è autenticata da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato. L’autenticazione consiste nell’attestazione da parte del pubblico ufficiale che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza, previo accertamento dell’identità della persona che sottoscrive [2];
  • la scrittura privata è prodotta in giudizio e la parte nei cui confronti è fatta valere è contumace oppure, nella prima udienza o nello scritto difensivo utile, non l’ha espressamente disconosciuta [3];
  • viene accolta la domanda di verificazione, cioè l’azione promossa da colui il quale intende valersi del documento la cui sottoscrizione è stata disconosciuta [4]. In questi casi, il giudice nomina un consulente tecnico d’ufficio (normalmente un perito grafologo) il quale si avvarrà delle scritture di comparazione indicate dal giudice o dalle parti in accordo, in modo da capire se la firma è autentica o meno;
  • il giudice ordina alla parte che ha disconosciuto la firma di scrivere sotto dettatura, anche alla presenza di un perito calligrafico, e la parte invitata non si presenta oppure rifiuta di scrivere per effettuare la comparazione [5].

Querela di falso: come funziona?

Nonostante la denominazione fuorviante, la querela di falso non è una denuncia fatta alle autorità (carabinieri, polizia, ecc.), bensì un procedimento che serve a far accertare e dichiarare, mediante regolare processo, la falsità di un atto.

In teoria, dunque, la querela di falso può intrecciarsi con una vicenda di stampo penale (il Codice, infatti, punisce determinate ipotesi di falsità di atti), ma essa si estrinseca esclusivamente in un’azione giudiziaria di tipo civilistico.

La querela di falso si può proporre in due modi diversi:

  • la querela di falso in via principale si ha quando nessun altro giudizio è in corso e si intende solo far accertare la falsità del documento non ancora utilizzato in nessun altro giudizio;
  • la querela di falso in via incidentale avviene nel corso di un altro procedimento già in svolgimento durante il quale è stato depositato il documento in contestazione [6].

Il termine ultimo da dover rispettare per poter proporre querela di falso è rappresentato dall’emissione della sentenza che accerta definitivamente l’autenticità del documento.

Secondo la legge, la querela civile di falso, sia principale sia incidentale, può proporsi in qualunque stato e grado del giudizio, finché la verità del documento non sia stata accertata con sentenza passata in giudicato.

Dunque, la querela di falso non è più proponibile contro quel documento la cui verità sia stata dichiarata per sentenza irrevocabile in giudizio di falso civile e penale.

Detto ancora in altri termini, l’azione civile di falso è preclusa dalla pronuncia  irrevocabile della sentenza di merito (intercorsa tra le stesse parti) che ha come presupposto la genuinità del documento. Facciamo un esempio.

Francesco cita in giudizio Carlo affinché gli paghi il danno che gli ha causato all’autovettura. Carlo si costituisce in giudizio e produce un documento firmato da Francesco in cui si afferma che nessun risarcimento è dovuto in quanto il danno è già stato pagato. Francesco non disconosce la firma e il giudizio si conclude con la vittoria di Carlo. Passata in giudicato la sentenza, Francesco non potrà più invocare l’azione di falso.


note

[1] Art. 2702 cod. civ.

[2] Art. 2703 cod. civ.

[3] Art. 215 cod. proc. civ.

[4] Art. 216 cod. proc. civ.

[5] Art. 219 cod. proc. civ.

[6] Art. 221 cod. proc. civ.

Autore immagine: pixabay.com


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