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Cambio di sesso: il matrimonio si scioglie, ma nasce una nuova convivenza

12 Giugno 2014
Cambio di sesso: il matrimonio si scioglie, ma nasce una nuova convivenza

Il Parlamento deve trovare una forma alternativa e diversa al matrimonio per registrare le coppie conviventi dello stesso sesso: la Corte Costituzionale apre alla piena equiparazione delle coppie che hanno cambiato sesso.

La Corte Costituzionale interviene sulle coppie sposate che cambiano sesso e che, proprio in forza di ciò, subiscono lo scioglimento “coattivo” del matrimonio. Una sentenza, questa della Consulta, che bacchetta seriamente il Parlamento e le discriminazioni tacitamente accettate dal nostro ordinamento, ma soprattutto apre una nuova strada per l’equiparazione delle coppie gay.

È vero, dice la Corte nella recentissima sentenza [1], che, in questi casi, la legge [2] impone il divorzio come unica e sola strada, non potendo – allo stato attuale – esistere un matrimonio tra persone dello stesso sesso; tuttavia tale previsione [3] è incostituzionale e viola il principio di uguaglianza sancito dalla nostra costituzione [4] perché non prevede la possibilità per le coppie sposate che hanno cambiato sesso di continuare a vivere sotto un’altra forma di convivenza registrata. Sono infatti incostituzionali le norme secondo le quali non è previsto che, quando entrambi i coniugi lo richiedono, si possa mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con un’altra forma di convivenza registrata, che ne tuteli adeguatamente diritti e obblighi.

Insomma, tra il matrimonio e il divorzio deve esserci una “terza via intermedia” dice la Corte. E, perciò, i giudici della Consulta tirano le orecchie al Parlamento, stimolandolo a trovare, con la massima sollecitudine, una forma alternativa e diversa al matrimonio.

Una nuova disciplina, che il legislatore può adottare nella sua discrezionalità, si impone per evitare che i coniugi passino da uno stato di massima protezione giuridica (quella, appunto del matrimonio) a una condizione di assoluta indeterminatezza come quella a seguito del divorzio coattivo per il fatto di aver cambiato sesso.

Solo percorrendo la via indicata dai giudici della leggi sarà possibile superare la condizione di illegittimità, sotto il profilo del deficit di tutela dei diritti, della norma censurata.

Dunque, secondo la Corte, dovrà provvedere il Parlamento a disciplinare i casi in cui, dopo il cambio di sesso di uno dei coniugi, i partner continuano a vivere insieme reclamando i diritti di coppia, nonostante l’attuale legge prevede lo scioglimento del matrimonio o la cessazione dei diritti civili.

Il giudice delle leggi apre esplicitamente ai “pacs”, nel senso di convivenze omosessuali registrate, sia pure in una fattispecie peculiare, e lancia la palla nel campo del legislatore.


note

[1] C. Cost. sent. n. 170/2014.

[2] L. 164/1982.

[3] Art. 2 e 4 L. 164/82.

[4] Art. 2 Cost.

 


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