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Esecuzione forzata: il precetto non ha bisogno di essere rinnovato

12 Giugno 2014
Esecuzione forzata: il precetto non ha bisogno di essere rinnovato

Possibile utilizzare lo stesso precetto per diversi pignoramenti fino al soddisfo del credito: se non sono scaduti i 90 giorni il “precetto in rinnovazione” è un atto che non ha alcuna utilità.

Stop  alle svariate notifiche di più atti di precetto. Il creditore che voglia intraprendere l’esecuzione forzata resta “coperto” dalla notifica del primo precetto per poter azionare più pignoramenti. E ciò sino a quando il suo credito non è stato integralmente realizzato.

È questo l’orientamento del Tribunale di Reggio Emilia espresso in una recente sentenza.

Il codice di procedura civile stabilisce [1] che il precetto diventa inefficace se, entro 90 giorni dalla data in cui lo stesso è stato notificato, non viene avviata l’esecuzione forzata.

Secondo la sentenza in commento, però, il rispetto di tale termine vale solo per il primo atto di precetto. Per cui, basta la prima esecuzione, senza un successivo precetto, purché avviata entro 90 giorni dall’originaria intimazione. Infatti detto termine è di decadenza e non di prescrizione.

Con la conseguenza che non c’è bisogno di rinnovare la notifica del precetto ad ogni scadenza ed intimare un successivo precetto nel caso in cui occorra procedere a un’ulteriore esecuzione.

In definitiva, l’avvio della procedura di esecuzione forzata consente di utilizzare lo stesso titolo per tutte le successive esecuzioni fino al soddisfo del credito.

Il precetto in rinnovazione, osserva il giudice emiliano, è un atto che non ha alcuna utilità procedimentale. L’inizio di un’esecuzione implica che il precetto originario possa essere utilizzato per tutte le successive esecuzioni sino al soddisfo del credito.

Si può rinnovare il precetto – e non vi è alcun abuso da parte del creditore – quando sia necessario intimare il pagamento anche delle spese di esecuzione nel frattempo sostenute.

Nessun dubbio, in tali casi, sulla validità dell’ultimo precetto: non integra un frazionamento di un credito unitario ed un abuso del diritto di agire esecutivamente. E ciò proprio perché al creditore spetta il diritto di proseguire il processo esecutivo fino a che il debitore esecutato non abbia pagato per intero l’importo dovuto, in forza del titolo esecutivo posto a base dell’esecuzione. La rinnovazione del precetto, pertanto, “configura senza dubbio un’attività legittima purché non comporti un ingiustificato incremento delle spese precettate, con la richiesta di quelle dei precedenti”.


note

[1] Art. 481 cod. proc. civ. (giudice estensore Gianluigi Morlini).


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2 Commenti

  1. ho perso una causa di lavoro .devo pagare le spese processuali di 4500euro ,che non ho ,essendo stato licenziato adesso sono disoccupato con mutuo da pagare,non nulla ne conti in banca niente di niente.l’automobile l’ho venduta per non sequestrarla nei dieci giorni di precetto,e’valida la vendita?cosa mi succedera’.grazie

  2. La sentenza in effetti mi pare corretta e conforme all’orientamento della Corte di Cassazione; il problema è che gli Ufficiali Giudiziari (almeno a Firenze e a Bologna, per quanto ne so) rifiutano di eseguire il pignoramento sulla base del precetto notificato cui abbia già fatto seguito un’ esecuzione forzata ormai conclusa. In sostanza il termine di novanta giorni rimarrebbe “sospeso” in pendenza del procedimento esecutivo, ma riprenderebbe a decorrere (per i giorni rimanenti) una volta che questo si sia concluso. Questo però contrasta, mi pare, con la natura decadenziale del termine.
    A qualcuno risultano prassi diverse?

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