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Rimborso dei buoni postali in caso di morte di un cointestatario

21 Settembre 2021
Rimborso dei buoni postali in caso di morte di un cointestatario

Buoni fruttiferi cointestati: come farsi rimborsare l’importo da Poste Italiane senza il permesso degli eredi. 

Come ottenere il rimborso dei buoni postali in caso di morte di un cointestatario? La Cassazione, più volte chiamata ad esprimersi sui problemi collegati a questo delicato argomento, per la prima volta, ha chiarito cosa succede invece in caso di buoni fruttiferi postali cointestati con la clausola «pari facoltà di rimborso». La pronuncia [1] merita di essere illustrata.

Secondo i giudici, ed è questo il principio che d’ora innanzi si applicherà nel caso di morte di uno dei cointestatari, ogni superstite può ottenere il rimborso dell’intera somma. E ciò ovviamente a prescindere dal fatto che si tratti di un erede o meno.  

La Corte ha escluso la possibilità – così come argomentato erroneamente da Poste Italiane – di subordinare il pagamento al consenso di tutti gli eredi come invece succede per i libretti postali [2].

La Cassazione ha chiarito l’enorme differenza che sussiste tra libretti postali e buoni fruttiferi, differenza che impedisce di poter applicare a questi ultimi la disciplina prevista per i primi. Tant’è che i buoni fruttiferi – in deroga alle norme generali in materia di crediti – non sono cedibili a terzi. 

I buoni fruttiferi postali si caratterizzano «per un marcato rafforzamento del diritto di credito dell’intestatario sulla somma portata dal documento ad ottenere il rimborso “a vista”». Se tanto è vero, allora, non si può subordinare il rimborso del titolo al consenso di tutti gli altri eredi. Sicché Poste Italiane, nonostante il decesso di uno dei cointestatari deve garantire la somma al superstite. 

Del resto, anche il Collegio di coordinamento dell’Arbitro bancario e finanziario (Abf) è di questa opinione. Con una pronuncia del 2019 l’Abf [3] ha infatti detto che «la normativa esaminata non tutela gli interessi dei coeredi, i quali potranno venire eventualmente a conoscenza aliunde dell’esistenza dei buoni intestati anche ai propri danti causa e agire nei confronti del coerede davanti al giudice ordinario». 

A ciò si aggiunga peraltro che, secondo il ministero dell’Economia e Finanze, i buoni, equiparati a titoli di debito pubblico, sono fuori dall’attivo ereditario, anche se l’erede deve presentare la dichiarazione di esonero. 

Ed allora come ottenere il rimborso dei buoni postali in caso di morte di un cointestatario? Molto semplice: basta presentare una domanda allo sportello mostrando documento di identità e certificato di morte del cointestatario. Poste Italiane non potrà dunque rifiutare il rimborso del buono. Eventuali conti con gli eredi si regoleranno eventualmente in tribunale.


note

[1] Cass. sent. n. 24639/2021.

[2] Art. 187 del Dpr 259/89.

[3] Abf Collegio sent. n.22747/2019

Corte di Cassazione Sezione 1 Civile

Sentenza 13 settembre 2021 n. 24639

Data udienza 8 giugno 2021 Integrale

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25661/2017 proposto da:

(OMISSIS) SPA, (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);

– ricorrente – contro

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS);

         

– controricorrente –

avverso la sentenza della TRIBUNALE di COSENZA, depositata il 03/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 08/06/2021 dal Cons. Dott. DI MARZIO MAURO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. NARDECCHIA Giovanni Battista, che ha concluso per il rigetto.

FATTI DI CAUSA

1. – (OMISSIS) ha convenuto dinanzi al Giudice di pace di Cosenza (OMISSIS) S.p.a. e ne ha chiesto in via principale condanna al rimborso dell’intero montante di un buono postale fruttifero, emesso in data (OMISSIS) e dotato della clausola “pari facolta’ di rimborso”, di cui era cointestataria superstite, per sopravvenuto decesso dell’altro cointestatario, ed in subordine la condanna al rimborso della propria quota, pari al 50% del totale.

2. – Nel contraddittorio con la societa’ convenuta, che ha resistito, il Giudice di pace ha accolto la domanda la subordinata.

3. – La (OMISSIS) ha impugnato la pronuncia avanti al Tribunale di Cosenza, che, con sentenza del 3 luglio 2017, ha accolto l’appello, condannando la societa’ a “rimborsare il 100% del buono postale fruttifero (OMISSIS) calcolato a norma dei tassi di interessi indicati sul retro del titolo e fino all’effettivo rimborso, oltre interessi legali dalla domanda al saldo”.

4. – Ha rilevato la pronuncia:

-) che sul buono in questione risultava apposta la clausola “pari facolta’ di rimborso”, che “permette a ciascuno dei contitolari di riscuotere autonomamente il buono postale”, in conformita’ a quanto pure discende in via generale dall’articolo 2021 c.c.;

-) che la cointestazione di uno strumento di risparmio “costituisce una forma di comunione ordinaria, in virtu’ della quale ciascuno dei comproprietari e’ legittimato a disporne in quanto concreditore solidale”;

-) che “la “pari facolta’”, che legittimava l’attrice, quando era in vita il cointestatario, alla liquidazione del buono separatamente da costui, deve ritenersi sussistere anche dopo la morte di quest’ultimo; se si dovesse accedere alla prospettazione difensiva di Poste, ovvero anche in questo caso subordinare il pagamento del buono alla quietanza congiunta degli eredi del cointestatario deceduto, cosi’ come prescritto dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 256 del 1989, articolo 187, si dovrebbe ritenere ingiustificatamente estinta la “pari facolta’” al momento della sostituzione al concreditore defunto dei suoi eredi”;

-) che, viceversa, “non e’ rinvenibile alcuna disposizione di legge che preveda la cessazione della pari facolta’ di rimborso in conseguenza del suo presunto carattere personale”;

-) che “a fronte delle chiare prescrizioni contenute nel titolo… risulta illegittimo il diniego, da parte di (OMISSIS), di rimborso del titolo”: la clausola, che “attribuisce a ciascuno dei contitolari del buono il diritto di riscuoterlo autonomamente anche per intero e su semplice presentazione, senza

alcun onere aggiuntivo, rappresenta un’obbligazione contrattuale assunta da Poste, che non puo’ essere disattesa”;

-) che “l’eventuale lesione dei diritti successori degli eredi del cointestatario defunto non legittima il rifiuto da parte del debitore, essendo questione interna al rapporto tra coeredi”.

5. – Per la cassazione della sentenza (OMISSIS) S.p.a. ha proposto ricorso affidato a tre mezzi. 6. – (OMISSIS) ha resistito, con controricorso.

7. – Chiamato all’adunanza camerale del 14 gennaio 2020, il ricorso e’ stato rimesso alla pubblica udienza per la novita’ della questione.

8. – Il ricorso e’ stato esaminato in Camera di consiglio senza l’intervento del Procuratore generale e dei difensori delle parti, secondo la disciplina dettata del Decreto Legge 28 ottobre 2020, n. 137, articolo 23, comma 8 bis, inserito dalla Legge di Conversione 18 dicembre 2020, n. 176. Il P.G. ha depositato requisitoria scritta concludendo per il rigetto del ricorso. Sono state depositate memorie.

RAGIONI DELLA DECISIONE 9. – Il ricorso contiene tre motivi.

9.1. – Il primo mezzo denuncia “violazione e/o falsa applicazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 256 del 1989, articoli 156 e 187 (approvazione di regolamento di esecuzione del libro terzo del codice postale e delle telecomunicazioni – servizi di banco posta), Decreto del Presidente della Repubblica n. 156 del 1973, articolo 182 (testo unico delle disposizioni legislative in materia postale di bancoposta e telecomunicazioni) e del Decreto Legislativo n. 284 del 1999, articolo 7, comma 3”.

Si afferma che “non puo’ essere ignorato il chiaro disposto del Decreto del Presidente della Repubblica n. 256 del 1989, articolo 187, applicabile anche ai buoni postali fruttiferi”, secondo il quale “il rimborso a saldo del credito a persona defunta oppure cointestato anche con la clausola della pari facolta’ di rimborso a due o piu’ persone una delle quali sia deceduta, viene eseguito con quietanza di tutti gli aventi diritto”. “La ratio di questa disposizione” – si sostiene – “e’ evidente: il legislatore, in caso di decesso di uno dei cointestatari ha imposto la quietanza congiunta di tutti gli aventi diritto sia per tutelare il debitore (OMISSIS) da eventuali pretese degli eredi del cointestatario deceduto, sia per evitare che, in conseguenza dell’estinzione del titolo su richiesta di uno solo degli aventi diritto, cessi la sua fruttuosita’… anche in danno di coloro che non sono intervenuti alla quietanza”.

9.2. – Il secondo mezzo denuncia: “violazione e falsa applicazione degli articoli 1100, 1102, 1111 c.c.”.

Si sostiene che le norme della comunione ordinaria – che si applicano “quando la proprieta’ di un bene, e dunque anche di un diritto di credito, spetta a piu’ persone” – smentiscono da se’ sole la soluzione adottata dal Tribunale. Ad avviso della ricorrente, dunque, nel caso di morte di un cointestatario entra in applicazione la norma dell’articolo 1102 c.c.: “pertanto, qualora la cosa comune sia alterata o addirittura sottratta definitivamente alla possibilita’ di godimento collettivo, si rientra nell’ambito dell’appropriazione del bene comune, per legittimare il quale e’ necessario il consenso di tutti i partecipanti”. Posta la sussistenza di una comunione, comunque, “si puo’

addivenire al rimborso della propria quota” – si aggiunge -“solo attivando la procedura di scioglimento della comunione prevista dall’articolo 1111 c.c.”.

9.3. – Il terzo mezzo denuncia: “violazione del Decreto Legislativo n. 346 del 1999, articolo 48, commi 3 e 4 (testo unico in materia di imposta sulle successioni e donazioni”).

La decisione del Tribunale violerebbe altresi’ la norma dell’articolo 48 del Testo Unico in materia di imposta sulle successioni e donazioni, che si mostra “estremamente chiara” nel disporre che, “alla morte dell’intestatario di somme depositate presso un istituto di credito, debba procedersi al blocco di qualsiasi operazione di pagamento sino a quando non sia esibita la dichiarazione di successione o sia dichiarato per iscritto dall’interessato che tale obbligo non sussiste”. “Ove non si attenga a tale disposizione la banca e’ soggetta a sanzioni amministrative”, “si tratta di un vincolo di indisponibilita’ della prestazione, automaticamente imposto da una norma imperativa”.

10. – Il ricorso va respinto.

10.1. – Nell’ordinanza interlocutoria si e’ tra l’altro affermato che la questione sottesa alla clausola “pari facolta’ di rimborso” non risultava ancora affrontata dalla giurisprudenza di questa Corte: in realta’ non era cosi’, perche’ nell’arco temporale intercorrente tra l’adunanza che ha condotto alla pronuncia interlocutoria e la sua pubblicazione era intervenuta Cass. 10 giugno 2020, n. 11137, che aveva accolto senza riserve, in situazione sovrapponibile, la tesi di (OMISSIS) S.p.a..

Si tratta di un caso di contrasto sincrono, non facile da neutralizzarsi: cio’ detto, sta di fatto che la pronuncia citata non offre approfondimenti tali da orientare in questa sede la decisione, sicche’ il responso di essa non richiede di essere specificamente scrutinato, ne’ puo’ dirsi abbia in qualche misura nuociuto all’ordinanza interlocutoria.

Difatti, la pronuncia menzionata si limita ad affermare che: “in assenza di specifica disciplina per il rimborso si applica quindi l’articolo 187, comma 1 del regolamento di esecuzione approvato con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 256 del 1989, anch’esso relativo ai libretti di risparmio postale, ma applicabile anche ai buoni postali fruttiferi per effetto del rinvio di cui all’articolo 203, comma 1, del regolamento medesimo “, senza render conto degli argomenti spendibili a sostegno della soluzione.

10.2. – Si e’ inoltre gia’ osservato, ancora nell’ordinanza interlocutoria, e ora si ribadisce, che, secondo quanto accertato dal Tribunale, la clausola contrattuale apposta sul buono postale in questione prevede la distinta facolta’ di ciascun cointestatario di ottenere il rimborso dell’intero dovuto senza limitazioni o riserve di sorta.

La societa’ ricorrente non contesta la lettura del Tribunale, ma vi contrappone, a fronte del decesso di uno dei cointestatari, la presenza di norme imperative di diverso segno: il che assume rilievo giacche’ indirizza l’indagine da svolgere per sciogliere il problema proposto dalla clausola di “pari facolta’ di rimborso” apposta sul buono postale.

Considerata l’univocita’ del testo della clausola e tenuto anche conto del fermo orientamento della giurisprudenza di questa Corte, che da’ peso predominante ai dati risultanti sul testo dei buoni postali (Cass. 31 luglio 2017, n. 19002; Cass. 28 febbraio 2018, n. 4761), si tratta dunque di verificare se la portata onnicomprensiva di detto testo si scontri effettivamente, oppure no, con l’applicazione di norme imperative.

10.3. – Totalmente infondato e’ il richiamo, in ricorso, alla disciplina della comunione di diritti reali e alle norme degli articoli 1102 e 1111 c.c., che la societa’ ricorrente svolge nel secondo motivo.

E’ in proposito sufficiente ribadire quanto osservato nell’ordinanza interlocutoria: “La conformazione dei buoni postali cointestati rinvia, in se’ stessa, alla figura della contitolarita’ nei diritti di credito, che nulla ha a che vedere con la comunione di diritti reali. Nella specie, soprattutto, si discute unicamente di un profilo attinente alla legittimazione attiva alla prestazione, secondo una problematica per sua natura diversa da quella attinente alla (con)titolarita’ del relativo diritto (esemplare, al riguardo, e’ la norma dell’articolo 1992 c.c.)”.

10.4. – L’applicabilita’ del Decreto del Presidente della Repubblica n. 256 del 1989, articolo 187, concernente i libretti di risparmio, ai buoni postali fruttiferi, per il tramite dell’articolo 203 dello stesso decreto, sostenuta da (OMISSIS) S.p.a., e’ da escludere.

10.4.1. – L’articolo 187, sotto la rubrica “Rimborso a saldo”, stabilisce per quanto interessa: “1 – Il rimborso a saldo del credito del libretto intestato a persona defunta oppure cointestato anche con la clausola della pari facolta’ a due o piu’ persone, una delle quali sia deceduta, viene eseguito con quietanza di tutti gli aventi diritto. 2 Le quote spettanti agli aventi diritto che non possono intervenire alla quietanza sono fatte normalmente depositare dall’Amministrazione sopra nuovi libretti…”.

Il successivo articolo 203, inserito nel Titolo VI del decreto, “Buoni postali fruttiferi”, rubricato “Applicabilita’ al servizio dei buoni delle norme relative alle casse postali di risparmio”, stabilisce: “Le norme relative al servizio dei libretti di risparmio postali, di cui al titolo V del presente regolamento, sono estese al servizio dei buoni postali fruttiferi, in quanto applicabili e sempreche’ non sia diversamente disposto dalle norme del presente titolo VI”.

10.4.2. – La tesi dell’applicabilita’ dell’articolo 187, ai buoni postali fruttiferi, attraverso l’articolo 203, muove essenzialmente dall’assunto dell’omogeneita’ morfologica tra l’uno e l’altro prodotto, libretti di risparmio e buoni fruttiferi, nonche’ dalla constatazione dell’assenza di una disposizione dedicata alla riscossione dei buoni nel caso di morte di un cointestatario.

A conferma della ritenuta compatibilita’ della previsione dettata dall’articolo 187, con la disciplina dei buoni fruttiferi, si assume che tale norma risponderebbe ad una ratio di tutela dell’erede o degli eredi dell’intestatario defunto, i quali, subentrati per effetto dell’apertura della successione nel diritto di credito, rimarrebbero altrimenti pregiudicati dalla riscossione effettuata per l’intero dal cointestatario superstite.

10.4.3. – Ora, merita anzitutto osservare che l’assunto secondo cui la disciplina dei buoni postali fruttiferi non regolerebbe il caso della morte di uno degli intestatari non puo’ essere collocato a premessa scontata del ragionamento, dal momento che l’articolo 208 del gia’ citato Decreto contiene una disciplina specifica riservata alla riscossione dei buoni postali, i quali “sono rimborsabili a vista”: di guisa che cio’ che e’ assunto a premessa del ragionamento poc’anzi riassunto e’ quanto invece occorrerebbe dimostrare.

Cio’ detto, e’ ben vero che non solo i libretti di risparmio, ma anche i buoni fruttiferi postali appartengono alla specie dei documenti di legittimazione, ex articolo 2002 c.c. e non hanno invece natura di titoli di credito (per i buoni Cass., Sez. Un., 15 giugno 2007, n. 13979; Cass. 28 febbraio 2018, n. 4761; Cass., Sez. Un., 11 febbraio 2019, n. 3963; per i libretti Cass. 9 febbraio 1981, n. 798; Cass. 15 luglio 1987, n. 6242; Cass. 13 maggio 2020, n. 8877), ma tra i due ricorre una rilevante differenza, tale da incidere, per l’aspetto che qui rileva, ossia il funzionamento della

clausola “pari facolta’ di rimborso” in caso di morte di uno dei cointestatari, sulla (dis-)omogeneita’ dei due diversi prodotti, differenza consistente in cio’, che, in deroga al principio generale di libera cedibilita’ dei crediti, fissata dall’articolo 1260 c.c., dell’articolo 204, comma 3 del citato D.P.R., sancisce l’intrasferibilita’ del credito portato dai buoni postali: “I buoni non sono sequestrabili ne’ pignorabili, tranne che per ordine del magistrato penale; non sono cedibili, salvo il trasferimento per successione a termine di legge, e non possono essere dati in pegno”.

E cioe’, i buoni postali fruttiferi si caratterizzano per un marcato rafforzamento del diritto di credito dell’intestatario sulla somma portata dal documento ad ottenerne il rimborso “a vista”, il che si traduce nell’incanalamento della fase di pagamento della somma portata dal titolo su un unico prefissato binario, quale il pagamento, appunto “a vista”, all’intestatario: e cio’ e’ sufficiente a dire che la previsione concernente la riscossione, in caso di clausola “pari facolta’ di rimborso”, dei libretti di deposito non e’ esportabile al campo dei buoni fruttiferi; viceversa, la lettura del dato normativo patrocinata da (OMISSIS) S.p.A., secondo cui, in caso di clausola “pari facolta’ di rimborso” di buoni postali fruttiferi cointestati a due o piu’ persone, il decesso di uno di essi precluderebbe il rimborso dell’intero agli altri, finirebbe per paralizzare proprio l’aspetto per il quale detti buoni, dotati della apposizione della menzionata clausola, si caratterizzano. In definitiva, sotto l’aspetto considerato, il vaglio di applicabilita’ previsto dal citato articolo 203, si infrange contro la evidenziata peculiarita’ dei buoni postali fruttiferi rispetto ai libri postali.

10.4.4. – Ne’ rileva la funzione di protezione dell’erede o dei coeredi del cointestatario defunto al quale l’articolo 187, sarebbe strumentale. Gia’ il Collegio di coordinamento ABF n. 22747/2019 ha osservato che ” la normativa esaminata non tutela gli interessi dei coeredi, i quali potranno venire eventualmente a conoscenza aliunde dell’esistenza dei buoni intestati anche a propri danti causa e agire nei confronti del coerede davanti al giudice ordinario”.

La qual cosa ben si comprende una volta che si tenga a mente l’evidente distinzione concettuale tra titolarita’ del credito e legittimazione alla riscossione di quanto portato dal buono fruttifero: posto che, in caso di cointestazione con clausola “pari facolta’ di rimborso”, e dunque di solidarieta’ attiva, l’obbligazione solidale, alla morte di uno dei concreditori, “si divide fra gli eredi in proporzione delle quote” (articolo 1295 c.c.), senza toccare la posizione del cointestatario superstite (i termini della questione non mutano affatto se il cointestatario superstite e’ anche erede), e’ fin ovvio che la riscossione riservata all’intestatario superstite in nulla interferisca con la spettanza del credito, sicche’ colui che abbia riscosso rimarra’ tenuto nei rapporti interni nei confronti dell’erede o degli eredi del cointestatario defunto.

10.5. – Gia’ l’ordinanza interlocutoria ha compiutamente osservato che e’ in astratto rilevante il richiamo fatto da (OMISSIS) S.p.a. alla norma imperativa dell’articolo 48 del testo unico sull’imposta sulle successioni e donazioni (sul cui funzionamento puo’ in generale richiamarsi la recente Cass. 13 aprile 2021, n. 9670).

Tuttavia – ha aggiunto l’ordinanza interlocutoria – “anche l’effettiva riferibilita’ dell’articolo 48 alla fattispecie dei buoni postali non appare per nulla scontata. Si e’ da piu’ parti rilevato, infatti, che, ai fini dell’imposta di successione, i buoni risultano equiparati ai titoli di stato, che come tali non rientrano nell’attivo ereditario (cfr. Decreto Legislativo n. 346 del 1990, articolo 12 lettera i). Con la conseguenza – pure si sottolinea – che non v’e’ nessun obbligo da parte del contribuente di denunziare i buoni nella dichiarazione di successione”.

Non e’ superfluo osservare che in tal senso si e’ pronunciata la stessa amministrazione delle finanze (v. la Risoluzione del 13 luglio 1999 n. 115 – Min. Finanze – Dip. Entrate Aff. Giuridici Serv. IV), sintetizzando cosi’ il proprio convincimento: “I suddetti buoni sono equiparati a tutti gli effetti ai

titoli del debito pubblico e pertanto esclusi dall’attivo ereditario. L’erede e’ comunque obbligato alla presentazione della dichiarazione di esonero cosi’ come previsto dal Testo Unico n. 346 del 1990, articolo 28, comma 7”.

Ne discende che (OMISSIS) S.p.a. non puo’ rifiutare il rimborso del buono, sotto l’aspetto considerato, non essendo tenuto ad alcun divieto di esecuzione della prestazione, che viceversa non puo’ legittimamente rifiutare.

11. – Il ricorso e’ respinto in applicazione del principio di diritto che segue: “In materia di buoni postali fruttiferi cointestati e recanti la clausola “pari facolta’ di rimborso”, in caso di morte di uno dei cointestatari, ciascun cointestatario superstite e’ legittimato ad ottenere il rimborso dell’intera somma portata dal documento”.

12. – Le spese del giudizio di legittimita’ si compensano in ragione della novita’ della questione. Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato se dovuto.

P .Q.M.

rigetta il ricorso e compensa le spese, dando atto, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.


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