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Abuso edilizio: va demolito se dentro vive un disabile?

21 Settembre 2021
Abuso edilizio: va demolito se dentro vive un disabile?

L’esecuzione dell’ordine di demolizione va preceduta da un giudizio sulla proporzionalità della misura. 

In caso di abuso edilizio, prima di ordinare la demolizione di una casa, il giudice deve valutare se l’interesse al mantenimento dell’immobile, da parte del proprietario, è superiore all’interesse della collettività a far rispettare le regole paesaggistiche. Ne deriva che i piccoli abusi edilizi, quelli cioè che non hanno un significativo impatto sul territorio, non vanno demoliti. A tale principio è giunta più volte la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) e, di conseguenza, anche la nostra giurisprudenza. 

Di recente, si è posta la necessità di applicare tale regola ad un uomo dalle precarie condizioni di salute. Alla Cassazione è stato chiesto se l’abuso edilizio va demolito se dentro vive un disabile. Ecco qual è stata la risposta dei giudici supremi [1].

Innanzitutto, la Corte ha richiamato il principio Cedu di cui si è appena detto e che annovera tra i diritti umani quello al rispetto della vita privata e familiare, del domicilio e della corrispondenza. 

Da un lato, si legge nella sentenza, non esiste un diritto tout court “alla casa” in capo al proprietario; se così fosse, si priverebbe di fatto l’ordinamento dei mezzi per far rispettare le regole che governano il territorio e la sua tutela in termini paesaggistici e si aprirebbe la strada a qualsiasi reato contro l’ambiente solo vantando la propria necessità abitativa. 

Dall’altro lato, però, non è neanche possibile affermare che ogni abuso edilizio sia passibile di demolizione. Tale sanzione – che, è bene ricordare, non va mai in prescrizione e che grava sul proprietario del bene anche se non è l’autore effettivo dell’illecito (si pensi a chi compra una casa con un abuso o a chi l’eredita) – deve essere sempre soggetta a ciò che la giurisprudenza chiama «un giudizio di proporzionalità»: ossia una valutazione, fatta caso per caso, sulla prevalenza degli interessi in gioco. E da un lato, come detto, c’è l’interesse generale al rispetto dell’ambiente e, dell’altro, quello del proprietario al mantenimento della propria abitazione (cosiddetto «diritto alla casa»).

Ciò posto, e fermo restando che ogni situazione vada presa in esame singolarmente senza poter prestabilire regole generali e astratte, secondo la Cassazione la cattiva salute del responsabile del reato di abuso edilizio è una circostanza che va valutata a sé nella composizione dei diversi interessi in gioco. 

Risultato: l’ordine di demolizione di un immobile abusivo può essere eseguito solo se c’è stato prima il giudizio di proporzionalità, il quale deve tenere conto – tra le altre cose – dello stato di salute di chi vi risieda abitualmente. La condizione di disabilità può quindi risultare prevalente rispetto all’interesse dell’ordinamento alla demolizione dell’abuso.  

Alla luce di ciò, è ben possibile – dice sempre la Corte – presentare due istanze al giudice: la prima rivolta a far giudicare sanabile l’abuso per il generale diritto abitativo rispetto all’ordine di demolizione; la seconda invece mirata a far rilevare il sopravvenuto aggravamento delle condizioni di salute di uno dei proprietari dell’immobile. La Cassazione afferma che si tratta di un motivo specifico che merita una trattazione a sé rispetto a quanto già deciso sulla precedente istanza.

Lo stato di salute incide ovviamente sulla capacità del responsabile dell’abuso edilizio di procurarsi una diversa soluzione abitativa. Per cui se viene sollevato davanti al giudice come motivo contro l’ordine di demolizione merita specifica trattazione nel giudizio di proporzionalità, al pari della possibilità che il manufatto contestato possa avere prospettive concrete di essere sanato.


note

[1] Cass. sent. n. 34607/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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