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Ricorso per l’indennità di maternità: entro quando?

30 Novembre 2021 | Autore:
Ricorso per l’indennità di maternità: entro quando?

Termini per il ricorso contro l’Inps per ottenere il ricalcolo dell’indennità riconosciuta durante il periodo della maternità obbligatoria.

Durante i periodi di congedo di maternità, la lavoratrice ha il diritto di percepire un’indennità per il periodo in cui si astiene dal lavoro (normalmente, la durata dell’astensione è pari ad un totale di 5 mesi). Per determinare l’indennità di maternità si seguono regole di calcolo differenti, in base alla categoria di appartenenza della lavoratrice: ma, nel caso in cui l’ammontare spettante sia calcolato in modo errato, il ricorso per l’indennità di maternità entro quando va inviato?

A chiarire la questione è stata la Cassazione [1], con una recente sentenza. La Suprema Corte, in particolare, chiarisce che la richiesta di riliquidazione del trattamento è soggetta alle stesse regole da seguire per chiedere l’adempimento; quindi, è assoggettata alla stessa disciplina delle ipotesi in cui l’indennità di maternità non sia stata liquidata.

Ricordiamo, a questo proposito, che l’indennità di maternità erogata dall’Inps alle lavoratrici dipendenti è pari, nella generalità dei casi, all’80% della retribuzione media giornaliera, riferita al periodo di paga mensile precedente a quello d’inizio del congedo. Per le iscritte alla gestione Separata, l’indennità di maternità è pari all’80% di 1/365° del reddito derivante da attività di collaborazione coordinata e continuativa (per le collaboratrici) o libero professionale (per le professioniste).

Il diritto di percepire crediti relativi all’indennità di maternità si prescrive nel termine di 1 anno [2]. Ma procediamo con ordine.

Calcolo indennità di maternità lavoratrici dipendenti

L’indennità di maternità erogata dall’Inps è pari, nella maggioranza delle ipotesi, all’80% della retribuzione media giornaliera, riferita al periodo di paga mensile precedente a quello d’inizio del congedo. L’indennità comprende anche il rateo giornaliero di tredicesima, o gratifica natalizia, il rateo relativo alla quattordicesima (se prevista), nonché i ratei relativi ad ulteriori elementi della retribuzione come premi, maggiorazioni o trattamenti accessori, se corrisposti periodicamente.

La contrattazione collettiva può, poi, prevedere un’integrazione a carico del datore di lavoro, fino a raggiungere il 100% della retribuzione percepita in busta paga. A carico del datore di lavoro resta anche il pagamento di tutte le festività che ricadono durante il periodo di maternità obbligatoria, per le operaie, e di quelle cadenti di domenica, per le impiegate.

Per sapere, nel dettaglio, come si calcola l’indennità e quando viene corrisposta leggi la guida all’indennità di maternità per le lavoratrici dipendenti.

Calcolo indennità di maternità gestione Separata

Per le iscritte alla gestione Separata, l’indennità di maternità è pari all’80% di 1/365° del reddito derivante da attività di collaborazione coordinata e continuativa (se le lavoratrici parasubordinate) o libero professionale (per le libere professioniste).

Per le collaboratrici, nel dettaglio, si fa riferimento al reddito effettivamente percepito nel periodo di riferimento, mentre per le libere professioniste si fa riferimento al reddito annuale risultante dalla dichiarazione dei redditi.

In pratica, per calcolare l’indennità di maternità per le iscritte alla gestione separata, si deve prendere il reddito del periodo precedente l’inizio dell’erogazione dell’indennità, per la precisione dei 12 mesi precedenti, e dividerlo per 365, poi moltiplicarlo per 80%: si ottiene così l’ammontare dell’indennità di maternità giornaliera.

Per approfondire leggi la guida all’indennità di maternità per le iscritte alla gestione Separata.

Richiesta dell’indennità di maternità

La lavoratrice dipendente, per avere diritto al congedo di maternità e beneficiare del relativo trattamento economico, deve presentare telematicamente all’Inps e al datore di lavoro la domanda di maternità entro i 2 mesi precedenti la data presunta del parto e comunque mai oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile, pena la prescrizione del diritto all’indennità.

Prima dell’inizio del periodo di congedo di maternità, la lavoratrice deve poi inviare all’Inps il certificato medico di gravidanza: il certificato è inviato telematicamente dal medico convenzionato col servizio sanitario nazionale.

Inoltre, entro 30 giorni dal parto, la lavoratrice deve presentare al datore di lavoro il certificato di nascita (o la dichiarazione sostitutiva) ed è tenuta a comunicare all’Inps (a cui il certificato è trasmesso dalla struttura sanitaria) la data di nascita del figlio e le relative generalità.

Pagamento diretto dell’indennità di maternità

L’Inps effettua il pagamento diretto dell’indennità di maternità alle seguenti lavoratrici:

  • lavoratrici stagionali;
  • operaie agricole (salva la facoltà di anticipazione dell’indennità, da parte del datore di lavoro, in favore delle operaie agricole a tempo indeterminato);
  • lavoratrici dello spettacolo saltuarie o a termine;
  • lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti);
  • lavoratrici disoccupate o sospese;
  • lavoratrici assicurate ex Ipsema, dipendenti da datori di lavoro che non hanno scelto il pagamento delle indennità con il metodo del conguaglio;
  • lavoratrici iscritte alla gestione Separata.

Prescrizione dell’indennità di maternità

Il diritto all’indennità di maternità si prescrive nel termine di un anno dalla fine del periodo indennizzabile.

Non interrompono la prescrizione, in quanto finalizzate al mero accertamento dell’esistenza del diritto all’indennità, le richieste dell’Inps:

  • di documentazione alla lavoratrice che abbia presentato domanda per l’indennità di maternità;
  • di notizie, rivolte ugualmente alla lavoratrice che abbia presentato domanda per l’indennità di maternità;

Non interrompe la prescrizione il pagamento dell’indennità mediante assegno, se la lavoratrice trascura di riscuoterlo.

Interrompe la prescrizione l’esplicito riconoscimento dell’esistenza del diritto all’indennità da parte dell’Istituto. Per far valere il diritto all’indennità, è necessario presentare un atto scritto dal quale risulti tale volontà, come ad esempio un sollecito, un’istanza, oppure presentare la documentazione che attesti l’esistenza del diritto all’indennità di maternità.

La prescrizione è sospesa:

  • durante il tempo di formazione del silenzio rifiuto sulla richiesta della prestazione all’Inps, pari a 120 giorni;
  • durante il tempo di formazione del silenzio rigetto sul ricorso amministrativo, che condiziona la procedibilità della domanda giudiziale, pari a 180 giorni.

Prescrizione dei crediti per l’indennità di maternità

Nell’ipotesi in cui l’indennità di maternità sia calcolata in modo errato e sussistano dei crediti a favore della lavoratrice, la domanda diretta ad ottenere la riliquidazione della prestazione economica segue le stesse regole che valgono per l’azione di adempimento dell’indennità. Questo è quanto chiarito dalla Cassazione, in una recente sentenza [1], nella quale la Suprema Corte ha anche affermato che nulla cambia, nell’ipotesi in cui la domanda volta a ottenere la riliquidazione sia stata qualificata come azione contro la disparità di genere.

Anche in questo caso, dunque, scatta il termine annuale di prescrizione dell’indennità di maternità dal giorno in cui sono dovuti i ratei. Una volta presentata la domanda, l’obbligo di pagamento da parte dell’Inps decorre dal giorno in cui i ratei sono maturati.


note

[1] Cass. sent. 25400/2021.

[2] Inps Circ. 147/1996; Cass. sent. 14439/2004.

Autore immagine: pixabay.com


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