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Stalking a collega: è giusta causa di licenziamento?

21 Settembre 2021 | Autore:
Stalking a collega: è giusta causa di licenziamento?

Atti persecutori sul posto di lavoro: usare le telecamere della videosorveglianza per molestare una collega comporta il licenziamento in tronco?

Secondo il Codice penale, perseguitare una persona facendole temere per la propria incolumità o anche soltanto provocandole un forte stato d’ansia costituisce reato. Poco importa che l’autore del fatto sia un amico, l’ex partner, un collega di lavoro oppure un completo estraneo: questa condotta costituisce in ogni caso reato. Perseguitare una persona può avere ripercussioni anche sul piano lavorativo? Fare stalking a un collega è giusta causa di licenziamento?

Su questo tema si è espressa una recente sentenza della Corte d’appello di Milano. Il caso riguardava un uomo che approfittava della videosorveglianza installata nei luoghi di lavoro per perseguitare una sua collega. Posto che la condotta può costituire reato, essa è anche in grado di giustificare il licenziamento dell’uomo? Come si intersecano i due aspetti? Lo stalking al collega è giusta causa di licenziamento? Vediamo cosa dice la giurisprudenza.

Quando c’è stalking?

Per legge, c’è stalking quando una persona subisce continuamente minacce o molestie da parte di un’altra persona che, così facendo, provoca nella vittima un perdurante stato d’ansia, un timore per la propria o l’altrui incolumità, ovvero l’alterazione delle proprie abitudini di vita [1].

Lo stalking può essere integrato in mille modi diversi: pedinando la vittima, molestandola con chiamate e appostamenti, effettuando danneggiamenti alla sua proprietà, ecc.

Stalking sul posto di lavoro: è reato?

Come anticipato in premessa, lo stalking è sempre reato, ovunque sia commesso. Di conseguenza, gli atti persecutori compiuti sul posto di lavoro possono essere denunciati alle forze dell’ordine come qualsiasi altro crimine.

Secondo la giurisprudenza, però, lo stalking sul posto di lavoro comporta anche un’altra importante conseguenza: il licenziamento dell’autore del crimine. Vediamo quando e a quali condizioni.

Stalking a lavoro: è giusta causa di licenziamento?

Secondo una recente pronuncia della Corte d’Appello di Milano [2], va licenziato in tronco il dipendente che usa la videosorveglianza del lavoro per fare stalking ai danni della collega. La massima sanzione è giustificata anche in assenza di precedenti sanzioni disciplinari, poiché la gravità dell’illecito intacca la credibilità professionale.

Il caso riguardava un commissario di polizia locale che era stato licenziato per giusta causa dal Comune per aver usato il sistema di videosorveglianza per scopi privati e illeciti. In particolare, il dipendente controllava una collega della quale si era invaghito. La donna, al contrario, non solo non provava nessun interesse per l’uomo, ma aveva sporto querela per stalking.

Secondo la Corte d’Appello di Milano, le condotte attribuite all’uomo hanno rilevanza penale e, come tali, vanno sanzionate: nella specie, risultano particolarmente gravi perché compiute da un pubblico ufficiale la cui credibilità professionale viene minata dalla commissione di reati.

Inoltre, il danno patito dal Comune è stato aggravato dal rilievo mediatico assunto dalla vicenda. Per questo, nonostante la mancanza di preesistenti sanzioni disciplinari, la gravità dei fatti addebitati giustifica l’irrogazione della massima sanzione espulsiva.

La decisione si pone nel solco tracciato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, la quale in passato ha addirittura ritenuto giusto il licenziamento anche se lo stalking è avvenuto al di fuori del luogo di lavoro. Approfondiamo questo aspetto.

Stalking al di fuori del posto di lavoro: c’è licenziamento?

Secondo la Corte di Cassazione [3], l’autore di condotte persecutorie va licenziato anche se commette il reato al di fuori dell’ambito lavorativo, quando la vittima è un collega e la condotta è così grave da ledere il vincolo di fiducia tra le parti.

Il caso riguardava un dipendente di Trenitalia che, dopo la fine della relazione con una collega, aveva cominciato a perseguitare quest’ultima con condotte moleste e minacce, mettendo in atto anche azioni diffamatorie come l’affissione, nei bagni di luoghi pubblici e nelle stazioni, del numero di telefono della vittima con invito a contattarla per prestazioni sessuali.

A seguito della condanna penale, il datore riteneva giusto procedere al licenziamento in tronco: il comportamento ingiustificabile del dipendente, pur se commesso (in parte) al di fuori dell’orario di lavoro, aveva oramai compromesso il rapporto fiduciario tra azienda e dipendente.

La Corte di Cassazione ha confermato la scelta dell’azienda: può essere giusta causa di licenziamento anche lo stalking commesso al di fuori dell’ambito lavorativo, quando la vittima è un collega (quindi, un altro dipendente dello stesso datore) e la condotta è così grave da ledere il vincolo di fiducia tra le parti.


note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] App. Milano, sent. n. 840/2021.

[3] Cass., sent. n. 1890/2020.

Autore immagine: pixabay.com


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