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Aumento polizze RC auto: ora le Assicurazioni rimborsano i clienti

12 Giugno 2014
Aumento polizze RC auto: ora le Assicurazioni rimborsano i clienti

È l’assicurazione che deve dimostrare che l’aumento del prezzo della polizza del proprio cliente non è dipeso dal “grande cartello” sanzionato dall’Antitrust.

La Corte di Cassazione ritorna sul tema delle assicurazioni sanzionate nel 2000 dall’Antitrust per via del cosiddetto “Grande Cartello”, l’accordo anticoncorrenziale che aveva determinato un ingiustificato aumento dei prezzi delle polizze Rc auto.

Se neanche un mese fa, i giudici avevano stabilito il diritto all’automatico risarcimento per tutti i clienti di tali compagnie (leggi “Risarcimenti automatici per i premi troppo alti”), una sentenza di qualche ora [1], sempre uscita dalle aule della Suprema Corte, tira un’ulteriore spallata alle Compagnie colpevoli.

I giudici ribadiscono che al cliente il quale pretenda il risarcimento per le polizze elevate compete solo richiedere l’indennizzo, diffidando la compagnia; è poi quest’ultima a dover dimostrare che l’aumento della polizza Rc auto, lamentato dal consumatore, non è dipeso dal “cartello”, ma da altri fattori.

Insomma, si ha quello che gli avvocati chiamano “inversione dell’onere della prova”: in buona sostanza, significa che, in questi casi, la prova non spetta – come di norma richiesto dalla legge – a chi “attacca” ma a chi si difende. L’assicurazione, chiamata in causa dal cliente, deve riuscire a dare dimostrazione della propria non colpevolezza.

Così, potrebbe avvenire che la Compagnia sostenga che l’incremento del prezzo della polizza sia stato dovuto non già al cartello, ma allo stato di crisi o all’abnorme sinistrosità: tuttavia non basta dirlo, bisogna anche provarlo. Altrimenti fa fede, fino a prova contraria, il provvedimento sanzionatorio dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) [2].

La vicenda

Un cliente citava in giudizio la compagnia perché fosse condannata a pagare una somma di denaro in quanto quest’ultima era tra le società sanzionate dall’AGCM nel 2000. L’Authority, col provvedimento predetto, aveva infatti multato l’intesa scellerata tra numerose compagnie del settore Rca. Da tale provvedimento, la Cassazione fa discendere in automatico la sussistenza dell’illecito anticoncorrenziale della compagnia e, quindi, la sua responsabilità nei confronti del cliente, con il conseguente obbligo di risarcimento.

La motivazione della Corte

Per giustificare l’aumento dei premi “inflitti” ai clienti, l’assicurazione – si legge in sentenza – non può aggrapparsi a scuse generiche come ai dati che influiscono sulla formazione dei premi nel mercato generale delle polizze assicurative, ma deve fa riferimento al singolo contratto con l’assicurato o alla singola polizza: essi devono essere tali da dimostrare che, nel caso oggetto di esame, il livello del premio non è stato determinato dalla partecipazione all’intesa illecita, ma da altri fattori.

Se tali dimostrazioni non vengono fornite dalla Compagnia, il premio applicato in polizza all’assicurato, nel periodo in cui la compagnia è stata ritenuta partecipe del comportamento collusivo, si ritiene ingiustificatamente elevato e, pertanto, scatta il risarcimento.

Attenzione: non avventuratevi in inutili cause se, sino ad oggi, non avete già inviato una diffida che abbia interrotto i termini di prescrizione.


note

[1] Cass. sent. n. 13360/14.

[2] Agcm provv. n. 8546/2000.

Autore immagine: 123rf com


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