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Chi andrà in pensione a 63 anni

21 Settembre 2021 | Autore:
Chi andrà in pensione a 63 anni

Colf, badanti, commessi, magazzinieri, oss, tassisti, benzinai, maestri: si allarga la platea dell’anticipo pensionistico a carico dello Stato.

Si allarga la platea dei beneficiari dell’uscita dal lavoro a 63 anni: la Commissione per i lavori gravosi ha infatti individuato delle nuove mansioni che presentano un indice combinato di malattie professionali e infortuni sopra la media.

Le nuove categorie di lavoratori andranno presto ad aggiungersi alle 15 categorie di addetti ai lavori gravosi che, sin da oggi, possono beneficiare dell’Ape sociale, l’indennità di accompagnamento alla pensione che può essere percepita sin dal 63° anno di età. Ma chi andrà in pensione a 63 anni?

Tra le nuove categorie individuate vi sono maestri elementari, commessi e cassieri, tassisti, benzinai, magazzinieri, oss, forestali. Spetterà al Governo decidere quali di queste categorie includere, in funzione anche dei fondi da stanziare.

Ricordiamo, in ogni caso, che i beneficiari dell’Ape sociale non si limitano agli addetti ai lavori gravosi, ma si estendono agli invalidi dal 74%, ai caregiver ed ai disoccupati di lungo corso. Senza dimenticare che, di recente, è stata proposta l’estensione di questo strumento anche ai lavoratori fragili a rischio Covid ed ai disoccupati non beneficiari di indennità di disoccupazione. Ma procediamo con ordine.

Come funziona l’Ape sociale a 63 anni?

L’Ape sociale [1], o anticipo pensionistico a carico dello Stato, non è una pensione, ma un’indennità a carico dello Stato che ha la funzione di sostenere il lavoratore dai 63 anni sino alla maturazione del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia, attualmente (e almeno sino al 31 dicembre 2024) pari a 67 anni.

Una volta perfezionato il requisito anagrafico per il trattamento di vecchiaia, il contribuente non ha più diritto all’indennità di Ape sociale, ma inizia a percepire l’assegno di pensione.

In base alla proroga inserita all’interno della legge di Bilancio 2021 [2], questa prestazione di accompagnamento alla pensione può essere ottenuta anche da chi matura i requisiti prescritti entro la data del 31 dicembre 2021. La proroga dell’Ape sociale al 2022 dovrebbe essere inserita nella prossima legge di Bilancio: la misura potrebbe essere prevista in via strutturale e non dover più essere confermata, anno dopo anno.

L’importo dell’Ape sociale è pari all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’uscita dal lavoro, sino al tetto massimo di 1.500 euro mensili lordi, non rivalutabili. L’indennità è assimilata al reddito di lavoro dipendente dal punto di vista fiscale.

Durante il periodo di prepensionamento con Ape sociale, non si ha diritto all’accredito di contributi figurativi.

Per approfondire, leggi: “Guida all’Ape sociale“.

Chi ha diritto all’Ape sociale a 63 anni?

L’indennità è accessibile agli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria (Ago) dell’Inps, alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla gestione Separata Inps: l’interessato deve cessare l’attività lavorativa e non risultare già titolare di una pensione diretta. Il beneficiario dell’Ape sociale deve inoltre appartenere a una delle categorie destinatarie della misura:

  • disoccupati di lungo corso, che abbiano terminato di percepire l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi;
  • caregiver (persona che assiste da almeno 6 mesi un familiare di 1° grado – in determinate ipotesi anche di 2° grado – convivente, con handicap riconosciuto in situazione di gravità);
  • invalidi civili dal 74%;
  • addetti ai lavori gravosi.

Per ottenere l’Ape sociale in qualità di disoccupato di lungo corso, di caregiver o di invalido civile è necessario possedere un minimo di 30 anni di contributi, mentre gli anni di contribuzione richiesta sono 36 per gli addetti ai lavori gravosi.

Le donne hanno diritto alla riduzione del requisito contributivo pari a un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due. Le lavoratrici con un figlio ottengono dunque l’Ape sociale in qualità di addette ai lavori gravosi con 35 anni di contributi, con due o più figli con 34 anni di contributi.

Chi sono gli addetti ai lavori gravosi?

Gli addetti ai lavori gravosi sono coloro che svolgono un’attività lavorativa particolarmente difficoltosa o rischiosa, facente parte dell’elenco di professioni di seguito indicato

Rientrano tra gli addetti ai lavori gravosi coloro che, per almeno 6 anni degli ultimi 7 anni, o per almeno 7 anni dell’ultimo decennio precedenti il pensionamento, abbiano svolto le seguenti attività:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • insegnanti della scuola dell’infanzia o asilo nido;
  • facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; vi rientrano coloro che mantengono puliti ambienti come: imprese, organizzazioni, enti pubblici, esercizi commerciali, ambienti dei servizi di alloggio (come hotel) e delle navi;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti devono invece aver svolto queste mansioni: vi rientrano coloro che effettuano:
    • raccolta rifiuti nelle strade e in altri luoghi come edifici pubblici e industrie;
    • guida di mezzi di trasporto dei rifiuti verso i luoghi di smaltimento;
  • operai agricoli specializzati e operai specializzati nella zootecnia;
  • marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e acque interne;
  • operai non qualificati nell’agricoltura e nella manutenzione del verde;
  • operai non qualificati addetti nelle foreste, alla cura degli animali, alla caccia e alla pesca;
  • siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi nel perimetro dei lavori usuranti;
  • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare dipendenti o soci di cooperative.

Nuovi addetti ai lavori gravosi

Tra le nuove categorie di addetti ai lavori gravosi che potranno beneficiare dell’Ape sociale a 63 vi sono le seguenti:

  • bidelli;
  • badanti e colf;
  • saldatori;
  • tassisti;
  • falegnami;
  • valigiai;
  • conduttori di autobus e tranvieri;
  • benzinai;
  • conduttori di macchinari in miniera;
  • insegnanti delle scuole elementari;
  • commessi;
  • cassieri;
  • operatori sanitari qualificati;
  • magazzinieri;
  • portantini.

A breve si deciderà quali saranno, tra le categorie individuate, quelle beneficiarie dell’Ape sociale.

Pensione di vecchiaia anticipata per addetti ai lavori gravosi

La legge di Bilancio 2018 [3] ha disposto, a favore degli addetti ai lavori gravosi, l’esenzione dall’adeguamento alla speranza di vita previsto dal 1° gennaio 2019 per la pensione di vecchiaia, a condizione di:

  • aver aggiunto un minimo di 30 anni di contributi;
  • non risultare titolari, al momento del pensionamento, dell’Ape sociale.

Gli addetti ai lavori gravosi, dunque, qualora non beneficino dell’Ape sociale e possiedano almeno 30 anni di contributi, possono pensionarsi a 66 anni e 7 mesi anziché a 67 anni.


note

[1] Art.1, Co. 179, L. 232/2016.

[2] L. 178/2020.

[3] L. 205/2017.

Autore immagine: pixabay.com


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