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Morte del coniuge in casa: ecco cosa sapere e cosa fare

6 Dicembre 2021 | Autore:
Morte del coniuge in casa: ecco cosa sapere e cosa fare

Le pratiche burocratiche da svolgere, cosa può essere delegato all’agenzia di servizi funebri, cosa bisogna comunicare al Comune. Che succede con la pensione.

Al decesso del marito o della moglie seguono dei comprensibili momenti di smarrimento e di confusione. C’è, però, la necessità di farsi forza quanto prima per iniziare un triste ma immancabile percorso burocratico che porta non solo alla sistemazione della salma e alla celebrazione delle esequie ma anche alla sistemazione di tutte le pratiche del caso: la comunicazione al Comune, all’Asl e alla banca, l’apertura di un eventuale testamento, la disdetta della pensione (nel caso il defunto avesse un trattamento previdenziale) o la richiesta della reversibilità dell’assegno, il cambio di intestazione delle utenze, ecc. Alcuni passaggi sono più urgenti, altri possono attendere qualche giorno. Ma vanno fatti. Per quanto ci si augura che serva il più tardi possibile, alla morte del coniuge ecco cosa sapere e cosa fare.

Una grossa mano viene data dalle agenzie di servizi funebri che, come vedremo tra poco, non solo si occupano di vestire e di comporre la salma o del suo trasporto nel luogo del funerale ma anche di diversi documenti ufficiali. Per il resto, dovranno essere il coniuge superstite e gli eredi a sistemare tutte le altre pratiche. Ecco, alla morte del coniuge, cosa sapere e cosa fare.

Morte del coniuge: cosa possono fare le pompe funebri?

Subito dopo la morte del coniuge in casa, avvisati i parenti più stretti, di solito si fanno subito due telefonate: una al medico che deve certificare il decesso e una all’agenzia di pompe funebri. Chi professa la religione cattolica ne fa una terza, anche questa abbastanza immediata, cioè ad un sacerdote (normalmente al parroco) per la benedizione della salma.

Come accennato, è possibile chiedere all’agenzia di servizi funebri di occuparsi sia delle pratiche funerarie che di quelle che riguardano gli atti pubblici obbligatori che riguardano il decesso delle persone. Tale servizio viene proposto quasi sempre quando la morte del coniuge è avvenuta a casa ma anche in una struttura pubblica (un ospedale, una clinica, una casa di riposo) piuttosto che in un incidente stradale.

Le pompe funebri si occupano, innanzitutto, della preparazione e della vestizione della salma, della sua collocazione all’interno della bara e dell’allestimento della camera ardente nell’abitazione di famiglia oppure nelle sempre più frequenti sale del commiato: si tratta di strutture che le agenzie mettono a disposizione per poter ricevere chi vuole dare l’ultimo saluto al defunto senza dover organizzare il tutto a casa.

Naturalmente, penseranno anche all’affissione degli avvisi funebri negli spazi predisposti dal Comune e del trasporto della salma alla Chiesa o al luogo scelto per il funerale o per la cerimonia di ricordo del defunto e, successivamente, fino al cimitero.

Se questo è il desiderio espresso in vita dal defunto o se così preferisce la famiglia, l’agenzia si occuperà anche delle pratiche per la cremazione.

Per quanto riguarda gli atti pubblici, è possibile chiedere alle pompe funebri di pensare alle comunicazioni più urgenti da fare, in particolare a preparare la documentazione necessaria alla denuncia presso l’ufficio di stato civile del Comune in cui è avvenuto il decesso: il certificato di morte redatto dal medico curante, quello firmato dal medico necroscopo, i documenti per la sepoltura, l’eventuale pratica per la cremazione con la richiesta di appuntamento presso il crematorio più vicino e per la destinazione delle ceneri, ecc.

Morte del coniuge: la comunicazione al Comune

Nel caso in cui si preferisca farlo di persona, bisogna sapere che la legge [4] prevede l’obbligo di comunicare la morte di una qualunque persona, non oltre le 24 ore dal decesso, all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui l’evento è avvenuto o, nel caso in cui tale luogo si ignori, del luogo dove il cadavere è stato deposto.

La comunicazione deve essere fatta:

  • dai familiari più stretti o da un loro delegato (come, appunto, l’agenzia di servizi funebri o un’altra persona);
  • in alternativa, dalla persona convivente col defunto o un suo delegato;
  • in mancanza, dalla persona informata del decesso;
  • in caso di morte in ospedale, casa di cura o di riposo, collegio, istituto o qualsiasi altro stabilimento, dal direttore o da chi sia stato a ciò delegato.

Morte del coniuge: cosa fare in banca?

Una delle pratiche più urgenti da fare dopo la morte del coniuge è quella di comunicare il decesso alla banca, che richiederà ai parenti una copia del certificato di morte. Ricevuta la comunicazione, l’istituto di credito blocca il conto corrente intestato al defunto, negando qualsiasi tipo di operazione anche nel caso in cui il rapporto bancario fosse cointestato con il coniuge superstite o con altri eredi. Di norma, viene concesso di prelevare la somma che occorre per pagare le spese legate al funerale. Sono consentiti i versamenti e l’ordinaria amministrazione: bonifici, pagamenti di utenze, Rid, ecc. Ma nessun erede può prelevare se non, come detto, per ritirare la somma relativa alle esequie, sempre che tutti siano d’accordo.

Le spese funebri beneficiano di una detrazione del 19% su un importo massimo di 1.549,37 euro.

Morte del coniuge: se pensionato, bisogna avvisare l’Inps?

Fino a poco tempo fa, alla morte del coniuge titolare di una pensione occorreva comunicare il decesso anche all’Inps affinché non erogasse più l’assegno oppure procedesse al pagamento della pensione di reversibilità – se spettante – al coniuge superstite. Va ricordato, infatti, che intascare la pensione di un defunto che all’Istituto non risulti deceduto è reato.

La Cassazione, con una recente sentenza [1], ha cambiato le carte in tavola rivedendo alcune precedenti decisioni della stessa Corte. In sostanza, è stato deciso che non spetta più agli eredi informare l’Inps circa la morte del pensionato. Né spetta all’eventuale cointestatario del conto corrente sul quale è accreditata la pensione.

Come verrà a saperlo l’Istituto? La Suprema Corte ha stabilito che spetta al Comune dare l’avviso online tramite l’ufficio anagrafe, come peraltro era stato sancito dalla legge nel 2002 [2]. Inoltre, una legge successiva [3] impone ai medici necroscopi di inviare sempre per via telematica all’Inps il certificato di accertamento del decesso entro 48 ore dall’evento. Sulla base di queste informazioni, l’Istituto provvede automaticamente a individuare il soggetto nei propri archivi e ad effettuare le necessarie variazioni relative al trattamento pensionistico.

Morte del coniuge: la dichiarazione della successione

Alla morte del coniuge, la dichiarazione di successione deve essere presentata, in caso di possesso di beni immobili, all’Agenzia delle Entrate competente in riferimento all’ultima residenza del defunto entro 12 mesi dal decesso.

A seguito degli accertamenti fiscali sarà corrisposta l’imposta di successione con aliquote che variano a seconda del grado di parentela e delle quote ereditarie. La ricevuta del pagamento tramite F23 sarà presentata congiuntamente alla pratica presso l’Ufficio delle Entrate.

Morte del coniuge: le altre pratiche necessarie

Possono rendersi necessarie altre pratiche dopo la morte del coniuge. Le più importanti sono:

  • la variazione dell’intestazione delle utenze, da comunicare ai vari fornitori di luce, acqua, gas e telefono. Nel caso della bolletta elettrica, occorrerà anche dare la disdetta del canone Rai mediante raccomandata oppure modificare l’intestatario;
  • la disdetta della Tari in Comune e, eventualmente, dell’Imu per le seconde case;
  • cambio di intestazione o vendita dei veicoli di proprietà del defunto;
  • comunicazione del decesso alla compagnia assicurativa con cui il defunto avesse stipulato delle polizze;
  • in caso di porto d’armi, dare comunicazione del decesso entro otto giorni ai Carabinieri;
  • presentare la dichiarazione dei redditi del defunto relativa all’anno in cui è avvenuto il decesso.

note

[1] Cass. sent. n. 31210/2021.

[2] Legge del 27.12.2002.

[3] Legge n. 190/2014 del 23.12.2014.

[4] Art. 72 DPR 396/2000.


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