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Onere della prova: disciplina giuridica

7 Dicembre 2021 | Autore:
Onere della prova: disciplina giuridica

Chi è tenuto a provare in giudizio i fatti che sono alla base del proprio diritto? Quando c’è inversione dell’onere probatorio?

Chi vuole far valere i propri diritti in giudizio deve fornirne adeguata prova. Ad esempio, colui che intende riscuotere un credito deve dimostrarne l’esistenza, magari esibendo al giudice una scrittura privata in cui il debitore si riconosce tale. Non possono costituire prova le proprie dichiarazioni, mentre possono esserlo quelle degli altri: è il caso delle testimonianze, tipico strumento di prova in giudizio. Con questo articolo vedremo qual è la disciplina giuridica dell’onere della prova.

Sin d’ora, possiamo dire che l’onere della prova incombe su colui che è interessato a dimostrare un fatto o un evento rilevante per la vicenda giuridica di cui si discute. Se il creditore vuole ottenere il pagamento, deve provare che il credito esiste, ad esempio producendo in giudizio il contratto da cui è sorto; al contrario, il debitore che vuole dimostrare l’inesistenza dell’obbligazione dovrà dimostrare che il pagamento è avvenuto oppure che il credito non è mai esistito o si è estinto, magari per prescrizione. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme qual è la disciplina giuridica dell’onere della prova.

Onere della prova: cosa significa?

L’onere della prova è il principio generale che vige nel processo civile e, più in generale, in ogni tipo di procedimento.

Come diremo nel prosieguo, onere della prova significa che la parte processuale che intende far valere un diritto deve fornire al giudice i mezzi che consentono di potergli credere.

Onere della prova: cos’è?

Per legge [1], chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. Ad esempio, chi chiede il risarcimento dei danni causati da un sinistro stradale deve dimostrare che l’incidente c’è stato e che la responsabilità è dell’altro conducente.

In modo speculare, chi eccepisce l’inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda.

Ad esempio, il debitore che ritiene di non dover nulla al creditore, dovrà dimostrare il fatto estintivo del diritto di credito, come l’avvenuto pagamento oppure la prescrizione.

Per farla breve, l’onere della prova consiste nel dimostrare in giudizio i fatti a sé favorevoli.

Onere della prova: in cosa consiste?

In un giudizio civile ordinario, l’attore (cioè colui che agisce per primo in tribunale) deve provare i fatti costitutivi del suo diritto, mentre il convenuto deve provare i fatti modificativi o estintivi del diritto dell’attore.

Ad esempio, il testamento è il fatto costitutivo del diritto del legatario sul bene ricevuto in legato, così come il contratto di vendita è il fatto costitutivo del diritto di proprietà sul bene venduto per il compratore.

Al contrario, rappresenta un tipico esempio di fatto estintivo il credito del debitore nei confronti del creditore che ha agito in giudizio per ottenere il pagamento, per il quale possa operare la compensazione.

L’onere della prova ha per oggetto solo fatti controversi e incerti: ciò significa che non deve essere provato il fatto pacifico.

È pacifico il fatto di cui le parti abbiano concordemente affermato l’esistenza, ovvero il fatto affermato da una parte e implicitamente ammesso anche dall’altra.

Così, ad esempio, se il convenuto, di fronte alla pretesa dell’attore del pagamento di un credito, eccepisce l’estinzione per compensazione, implicitamente ammette l’esistenza del credito dell’attore.

Eccezioni all’onere della prova

Un limite alla regola dell’onere della prova si ha nel caso delle nozioni che rientrano nella comune esperienza, ossia dei fatti notori e delle massime di esperienza.

I fatti notori sono i fatti conosciuti da un uomo di media cultura in un determinato tempo e luogo, i quali possono essere posti a fondamento della decisione senza bisogno di prova. In altre parole, deve trattarsi di fatti che il giudice conosce perché sono noti alla generalità delle persone.

Fatti notori sono ad esempio le calamità naturali (terremoti, alluvioni, ecc.), gli eventi bellici, gli scioperi nei pubblici servizi, le manifestazioni politiche o sportive particolarmente celebri (Olimpiadi, ecc.).

Un ulteriore limite all’onere della prova è rappresentato dalle cosiddette massime di esperienza, ossia dalle regole ricavate dall’esperienza e formulate in termini generali.

A differenza dei fatti notori, che valgono soltanto per fatti o situazioni determinate, le massime di esperienza discendono da accadimenti che si ripetono in maniera costante ed esprimono, quindi, leggi valide per una molteplicità di casi.

Ad esempio, costituisce massima di esperienza quella per cui un individuo cinquantenne trova più difficoltà nel collocarsi nel mondo del lavoro rispetto ad un trentenne. È una regola non scritta, ricavata dall’esperienza che peraltro non esclude eccezioni. Si tratta infatti di ciò che in genere, solitamente, più di frequente accade.

Inversione dell’onere della prova: quando?

Esistono casi in cui si assiste al fenomeno della cosiddetta inversione dell’onere della prova. In ipotesi del genere, è il convenuto a dover dimostrare i fatti su cui si basa la propria pretesa.

Un esempio tipico è quello dell’impugnazione del licenziamento. Se un dipendente viene licenziato e impugna il licenziamento di fronte al giudice affermando che è illegittimo, sarà il datore di lavoro convenuto a dover dimostrare la legittimità del licenziamento e non il contrario, realizzandosi così un’inversione dell’onere della prova prevista direttamente dalla legge.

In campo tributario, le presunzioni, gli accertamenti induttivi, gli studi di settore comportano un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente in relazione alla sussistenza di una manifestazione di capacità contributiva.

L’inversione dell’onere della prova può anche essere stabilito dalle parti; in questo caso, però, per legge [2] sono nulli i patti con i quali è invertito ovvero è modificato l’onere della prova, quando si tratta di diritti di cui le parti non possono disporre o quando l’inversione o la modificazione ha per effetto di rendere a una delle parti eccessivamente difficile l’esercizio del diritto.

Ad esempio, le parti non possono rovesciare la regola secondo cui, nell’ipotesi di inadempimento dell’obbligazione, è il debitore a dover esibire la prova liberatoria della propria responsabilità, mentre per il creditore è sufficiente dar prova dell’insoddisfazione delle pretese.


note

[1] Art. 2697 cod. civ.

[2] Art. 2698 cod. civ.

Autore immagine: pixabay.com


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