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Quali sono le migliori aziende per le donne

7 Dicembre 2021 | Autore:
Quali sono le migliori aziende per le donne

Le imprese in cui le donne sono felici di lavorare: carriera, conciliazione dell’impiego con la vita privata, parità con i colleghi.

Che cosa rende un’azienda a misura di donna? In periodi di crisi economica e lavorativa come quella attuale, le aspettative nei confronti dell’attività di lavoro, anche per le donne, riguardano soprattutto la sua stabilità e il mantenimento, relegando in secondo piano tutto il resto. Nonostante ciò, è molto importante, sia per la buona riuscita della propria attività che per la stessa qualità della vita, il grado di soddisfacimento nei confronti del proprio posto di lavoro, in particolare se si è dipendenti e non libere professioniste. Ma quali sono le migliori aziende per le donne?

Gli aspetti principali, che devono contraddistinguere un’azienda rispondente alle esigenze delle lavoratrici, emergono da diverse indagini e sondaggi condotti recentemente in Italia, come ad esempio l’indagine Great Place to Work Italia, effettuata su più di 13mila lavoratrici dipendenti aziendali.

Great Place to Work Italia, nel dettaglio, ha stilato, per il 5° anno consecutivo nel nostro Paese, la classifica delle 20 aziende in cui le donne sono più felici di lavorare.

I principali punti di forza delle aziende classificate sono senza dubbio la serenità sul posto di lavoro, nonché la possibilità di raggiungere un buon equilibrio tra vita privata e carriera (work-life balance), ma non passano in secondo piano benefit e riconoscimenti.

Quali indicatori mostrano che l’azienda è ideale per la lavoratrice?

I parametri sui quali si basano indagini e sondaggi per assegnare i punteggi sono diversi, ma risultano fondamentali una relazione di fiducia reciproca della lavoratrice con il management aziendale, l’orgoglio per il proprio lavoro e per l’organizzazione di cui si fa parte e la qualità dei rapporti con i colleghi.

I criteri di valutazione dell’indagine Great Place to Work Italia risultano i seguenti, oltre a quelli appena esposti (che costituiscono le tre relazioni fondamentali da cui è composto il Trust Index, tradotto letteralmente “l’indicatore della fiducia”):

  • soddisfazione media delle donne che deve essere di livello superiore all’80%  perché l’azienda abbia una buona valutazione, nonché simile a quella espressa dai colleghi: in pratica, non deve essere presente un divario rilevante tra le due categorie in questo ambito;
  • presenza femminile in azienda e presenza femminile all’interno del top management; la presenza femminile nelle prime 20 aziende classificate è di oltre il 50 % in generale e del 42% nei vertici manageriali; questo elemento è di grande importanza perché una lavoratrice deve poter avere le stesse opportunità degli uomini di progressione nella carriera aziendale;
  • molto importante tra questi criteri è anche il Parity index femminile, tradotto letteralmente “indicatore di parità”: si tratta di un indice relativo a diversi aspetti dell’attività lavorativa, non soltanto alla conciliazione vita- lavoro: dalla flessibilità negli orari alla possibilità di richiedere permessi, dalla condivisione dei profitti all’eguaglianza nel trattamento retributivo e nelle promozioni, dall’assenza di favoritismi all’imparzialità legata al genere;
  • un criterio strettamente connesso al precedente, dal punto di vista dell’equilibrio tra carriera e vita privata, è quello della presenza di servizi, come ad esempio gli asili nido, che permettono alle lavoratrici di conciliare lavoro e famiglia.

In merito all’indicatore di fiducia, è anche considerata, nell’indagine, la differenza tra la media Trust Index delle donne e degli uomini in azienda.

Quali sono le aziende migliori per le donne?

Secondo la classifica Best Workplaces for Women 2021:

  • al primo posto è presente l’azienda Sebach, che opera nel settore manifatturiero e della produzione, con 37 dipendenti;
  • al secondo posto, Biogen Italia Srl, del settore biotecnologie e prodotti farmaceutici, con 149 dipendenti;
  • al terzo posto, American Express Italia, che opera nei servizi finanziari e assicurativi, con 1.100 dipendenti;
  • quarta Stryker Italia Srl, che opera nella sanità, settore vendite/distribuzione materiale medico, con 224 dipendenti;
  • quinta Zeta Service, che opera nel settore servizi professionali, assistenza telefonica/centri di vendita, con 293 dipendenti;
  • sesta Hilton Italia, operativa nel settore alberghiero, con 800 dipendenti;
  • settima Sorgenia, azienda del settore energetico con 370 dipendenti;
  • all’ottavo posto, Amgen S.r.l., che opera nella sanità, settore vendite/distribuzione materiale medico, con 328 dipendenti;
  • nona SC Johnson Italy, con 195 dipendenti;
  • decima Selectra Italia, azienda dell’e-commerce con 110 dipendenti;
  • undicesimo posto per Portolano Cavallo, che opera nel settore legale- servizi professionali, con 55 dipendenti;
  • dodicesima R-Everse SpA, che si occupa di ricerca e selezione, con 49 dipendenti;
  • al tredicesimo posto Unox SpA, che produce Macchinari e attrezzature, con 218 dipendenti;
  • quattordicesimo posto a Cisco Systems Italy srl, con 420 dipendenti;
  • sedicesima Ipsen Italia, settore biotecnologie e prodotti farmaceutici, con 130 dipendenti;
  • diciassettesimo posto per Webranking Italia, con 144 dipendenti;
  • alla Bristol-Myers Squibb (prodotti farmaceutici) va il diciottesimo posto, con 494 dipendenti;
  • al diciannovesimo posto, la Salesforce, con 319 dipendenti;
  • chiude la classifica Lundbeck Italia, settore biotecnologie e prodotti farmaceutici, con 127 dipendenti.

Com’è la situazione in Italia?

In base a quanto osservato, possiamo affermare che le aziende ideali per il lavoro femminile sono quelle dove prevalgono flessibilità, equità di trattamento e opportunità di progressione di carriera, oltre naturalmente, ad aiuti e sostegni per la vita familiare.

Ci chiediamo se in Italia le aziende si stiano attivando per realizzare questi obiettivi: in base al Parity Index, che è cresciuto di 9 punti negli ultimi 5 anni, parrebbe di sì, anche se è ancora tanto il lavoro da fare. Il sostegno e la parità devono diventare parte integrante delle politiche aziendali e non devono soltanto essere degli slogan più o meno di moda.



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