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Dove inizia il divieto di sosta?

23 Settembre 2021 | Autore:
Dove inizia il divieto di sosta?

In che posizione va collocato il segnale che impedisce di parcheggiare, su quali tratti vale e a partire da che punto?

Trovare parcheggio non è facile. Quando non hai un posto riservato è problematico trovare uno spazio libero lungo le vie cittadine. Se a questo aggiungiamo il fatto che in molti luoghi sono presenti dei divieti di sosta, l’impresa diventa ancora più ardua. Chi azzarda e lascia la macchina in divieto rischia multe salate e anche la rimozione forzata del veicolo. I punti dove vige il divieto di sosta, però, devono essere segnalati dagli appositi cartelli stradali. Ma precisamente dove inizia il divieto di sosta? O, in altre parole: dove va posizionato il cartello affinché la multa per divieto di sosta sia valida? Si può, ad esempio, parcheggiare in prossimità del segnale? Da che punto comincia il divieto e fino a dove arriva?

Queste domande sono molto importanti per regolarsi bene. A volte, viene contestata l’infrazione anche quando la macchina è parcheggiata poco prima del cartello. In tali casi, l’interpretazione dei vigili su dove inizia il divieto di sosta è diversa da quella degli automobilisti; ma sono questi ultimi a passare i guai. Scopriamo, quindi, quali sono le regole fissate dal Codice della strada e vediamo anche cosa dice la giurisprudenza in proposito.

Divieto di sosta: dove vige?

Il Codice della strada dedica un apposito articolo [1] al divieto di sosta dei veicoli e lo distingue dal divieto di fermata, anche se nella maggior parte dei casi sono vietate entrambe le condotte.

La fermata e la sosta dei veicoli sono sempre vietate:

  • in corrispondenza o in prossimità dei passaggi a livello e sui binari ferroviari o tranviari;
  • nelle gallerie, nei sottovia, sotto i sovrapassaggi, sotto i fornici (cioè gli archi) ed i portici, salvo diversa segnalazione;
  • sui dossi e nelle curve (e anche in loro prossimità, se fuori dai centri abitati e sulle strade urbane di scorrimento);
  • sui passaggi pedonali, sui marciapiedi, ai semafori e nelle piste ciclabili;
  • sulla corrispondenza e in prossimità delle aree di intersezione (nei centri abitati la prossimità si intende per un tratto di 5 metri dal prolungamento del bordo più vicino della carreggiata);
  • in prossimità e in corrispondenza dei segnali stradali verticali (di cui tra poco ci occuperemo nel dettaglio).

La sosta è, inoltre, vietata:

  • negli spazi riservati ai disabili (tranne che per i soggetti autorizzati);
    allo sbocco dei passi carrabili;
  • in seconda fila (salvo che si tratti di veicoli a due ruote);
  • alle fermate degli autobus, tram e filobus, nelle corsie riservate ai mezzi pubblici e negli spazi riservati ai taxi o ai veicoli di emergenza (come le ambulanze e le auto della polizia);
  • nelle aree di mercato o dedicate allo scarico merci, nelle ore stabilite;
  • davanti ai cassonetti dei rifiuti o di fronte ai distributori di carburante (per uno spazio di 5 metri dalle colonnine di erogazione);
  • dovunque impedisca di accedere ad un altro veicolo già regolarmente in sosta o di consentirne lo spostamento.

Cartello di divieto di sosta

Il cartello di divieto di sosta è un segnale che vieta la sosta sul lato della strada dove è collocato. Sappiamo tutti com’è fatto: è quello nell’immagine di copertina di questo articolo (se ci fosse una barra obliqua in più, in modo da raffigurare una sorta di “X”, comprenderebbe anche il divieto di fermata). Nei centri abitati il divieto di sosta è valevole dalle ore 8 alle ore 20 (salvo diverse specificazioni di fascia oraria, da indicare sotto il cartello); fuori dai centri abitati il divieto vige 24 ore su 24. La segnaletica verticale, cioè il cartello, prevale su quella orizzontale: ad esempio, in presenza delle strisce bianche o blu, ma con il cartello di divieto di sosta, non è consentito parcheggiare.

Il cartello di divieto di sosta deve essere ripetuto dopo gli incroci, altrimenti perde di validità per i tratti successivi. Anche per questo esistono cartelli che indicano espressamente la fine del divieto di sosta, dal punto dove sono posizionati in poi. Alcuni segnali di divieto di sosta contengono, con un’immagine o una descrizione, eccezioni per alcuni tipi di veicoli, ad esempio gli autobus, in modo che solo per essi la sosta è consentita.

Divieto di sosta: da dove inizia?

Di regola, il divieto di sosta inizia a valere dal punto ove è posizionato il cartello in poi, lungo la direzione di marcia del lato di strada interessato, e sino alla fine del divieto che, come abbiamo visto, è contraddistinta da un cartello successivo, a meno che non sia lo stesso segnale iniziale a indicare la durata del tratto (ad esempio, 300 metri, sino a fine strada, ecc.).

Esistono, però, le eccezioni. Una nuova ordinanza della Cassazione [2] ha respinto il ricorso di un automobilista che aveva parcheggiato a meno di tre metri da un varco di accesso all’area portuale ed era stato multato dalla Capitaneria. Il trasgressore aveva lamentato l’assenza del segnale di divieto di sosta in quel punto, sottolineando che «il segnale valeva per le autovetture posteggiate dopo la sua collocazione, ma non per quelle posteggiate avanti». L’Amministrazione ha obiettato che il cartello era posizionato all’ingresso del porto, dunque «la segnaletica era presente, nonché perfettamente visibile e ben posizionata». Inoltre, in quel caso, il divieto di sosta era stabilito dal Regolamento di polizia marittima portuale, che «doveva essere conosciuto dalla ricorrente, essendo stato pubblicato».

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso (e dunque ha confermato la validità della multa), per un motivo formale, in quanto l’eccezione dell’automobilista non era stata tempestivamente dedotta in primo grado: a tal proposito, il Collegio ha ricordato che «in tema di opposizione a sanzioni amministrative, la legge n. 689 del 1981 configura un modello procedimentale di tipo impugnatorio nel quale tutte le ragioni poste alla base della richiesta di nullità, ovvero di annullamento dell’atto, devono essere prospettate nel ricorso introduttivo, con la conseguenza che non è consentito al ricorrente di integrare in corso di causa i motivi originariamente addotti».

In altre parole, come ti abbiamo spiegato nell’articolo “Divieto di sosta: quando la multa è nulla“, bisogna dire tutto e subito – ossia contestare la mancanza del segnale di divieto di sosta valevole nel punto ove si è parcheggiato –  nel ricorso introduttivo con il quale ci si oppone al verbale chiedendone al giudice l’annullamento. Se ci si “dimentica” di farlo in questa prima difesa, non sarà poi possibile integrare le proprie ragioni in un momento successivo, durante il giudizio di opposizione già in corso.

Divieto di sosta: approfondimenti

Se vuoi saperne di più sul divieto di sosta leggi questi articoli:


note

[1] Art. 158 Cod. strada.

[2] Cass. ord. n. 25702 del 22.09.2021.


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